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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00130 presentata da SAIA ANTONIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19960722

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, per sapere - premesso che: la Telecom ha iniziato a mettere in atto, dal 17 giugno 1996 una serie di provvedimenti di trasferta forzata che hanno interessato 222 lavoratori di dieci regioni italiane (Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Umbria, Liguria, Puglia, Calabria, Sardegna, Abruzzo e Molise); tali provvedimenti trovano il presupposto in un accordo di mobilita' interregionale stipulato tra l'azienda e le organizzazioni sindacali Filpt-Cgil, Silt-Cisl, Uilte-Uil e siglato il 1^ agosto 1995; tale accordo, strappato alle organizzazioni sindacali con metodi persuasivi e posizioni quanto meno discutibili, evidenzia che vi e' un piano tendente ad una riduzione delle unita' lavorative impiegate, da realizzare con mezzi piu' o meno legali, mediante l'istituto del part-time e il trasferimento incondizionato del personale, creando anche i presupposti per un licenziamento coatto; tale accordo inoltre va a sostituirsi, in modo da potersi ritenere di dubbia legittimita', al vigente contratto collettivo di lavoro, che e' piu' vantaggioso per i lavoratori nelle parti relative a i trasferimenti; va sottolineato come i trasferimenti coatti cui sono stati costretti i lavoratori arrecano ad essi parecchi disagi, trattandosi, per lo piu', di capifamiglia costretti all'improvviso a lasciare la propria famiglia e/o a trasferirsi con essa in altre citta' in modo del tutto imprevisto; tali trasferimenti inoltre vengono sempre effettuati da regioni piu' svantaggiate verso altre economicamente piu' progredite, per cui arrecano un obiettivo "impoverimento" delle regioni di provenienza; questa politica di smobilitazione lenta e graduale della Telecom dalle regioni meno avvantaggiate trova anche riscontro in altri settori, come quello della partecipazione di aziende ed imprese locali ai vari lavori commissionati dalla Telecom, il che avviene quasi sempre a vantaggio delle grandi imprese nazionali e determina ridimensionamento e/o smobilitazione delle imprese locali (Cit, Crt, Elte, Alcatel, Sielte, eccetera); tutto cio' avviene malgrado la Telecom Italia spa percepisca fondi europei a tassi agevolati proprio a vantaggio delle regioni italiane dove vi e' alta incidenza di disoccupazione (ad esempio, nel 1995, solo per l'Abruzzo e per il Molise la Telecom avrebbe ricevuto oltre trenta - miliardi dall'unione europea e dal Governo italiano, finalizzati all'incremento delle telecomunicazioni nelle aree economicamente disagiate e a contribuire a creare i presupposti per lo sviluppo economico delle comunita' locali); tutto cio' rende discutibile la scelta della Telecom, che ha un alto indice di produttivita', di movimentare, su un totale di centomila dipendenti, solo 250 unita' per inviarle in altre regioni a svolgere le stesse mansioni e, spesso, proprio per carichi di lavoro relativi alle regioni di provenienza, tutto cio' arrecando gravi disagi ai trasferiti ed alle loro famiglie; i trasferimenti effettuati, a fronte di una discutibilita' nel merito delle scelte, non ha indotto vantaggi ma, al contrario, ha creato problemi nelle regioni di provenienza ove in taluni casi il carico di lavoro e' stato ridistribuito ai dipendenti rimasti, tanto che spesso, non essendo stati questi in grado di evaderlo, si e' dovuto ricorrere a trasferte da regioni vicine; una politica imprenditoriale come questa lascia intravedere il sospetto che la Telecom voglia progressivamente disimpegnarsi dalle regioni meno sviluppate del Paese per concentrare il proprio impegno nelle aree piu' progredite, il che non dovrebbe essere consentito, visto che a questa societa' e' stata data l'esclusiva delle commissioni telefoniche nel nostro Paese, per cui essa dovrebbe essere prevalentemente impegnata a riequilibrare le varie aree del Paese, cercando, contrariamente a quanto fa, di avvantaggiare le regioni meno sviluppate per portarle al livello delle altre regioni italiane ed europee; va infine rilevato che in Puglia il provvedimento di trasferimento coatto e' stato impugnato dalla Uilte-Uil regionale e dalle Uilte-Uil di Bari, che hanno vinto la causa di lavoro che si e' conclusa il 9 luglio 1996 con la condanna della Telecom, da parte del giudice di Bari, per atteggiamento antisindacale; i presupposti della condanna della Telecom da parte del pretore di Bari vanno ravvisati nel mancato rispetto dei contenuti del predetto accordo del 1^ agosto 1995 e nel mancato rispetto dell'accordo collettivo nazionale, in quanto, come precedentemente segnalato dalle stesse organizzazioni sindacali firmatarie dell'accordo, "non sono state compiutamente esperite, per la rigidita' dimostrata dalla controparte aziendale, le potenzialita' dei tavoli regionali in ordine alla individuazione e all'applicazione degli strumenti utili al contenimento degli impatti sociali della riorganizzazione aziendale come, in particolare, il part-time, il franchising, il telelavoro e gli scambi" (comunicato di Filpt-Gcil, Cisl-Silt, Uilte-Uil del 30 novembre 1995); l'insufficiente utilizzo da parte dell'azienda Telecom degli strumenti utili al contenimento degli impatti sociali dell'accordo e' stato ribadito dalle stesse organizzazioni sindacali nel comunicato del 18 dicembre 1995, in cui esse hanno invitato l'azienda a compiere ogni sforzo in tal senso precisando che un giudizio complessivo e conclusivo dell'insieme dell'applicazione dell'accordo sarebbe stato formulato dalle segreterie nazionali solo dopo un ulteriore confronto da svolgersi con il consiglio generale unitario; da tutto cio' emerge che la Telecom, oltre la discutibilita' nel merito delle scelte di "sguarnire" le sue sedi nelle regioni piu' svantaggiate, ha operato i trasferimenti coatti di 222 dipendenti (meno i ventidue trasferiti dalla Puglia che sono stati annullati dal Pretore di Bari), senza neanche avere rispettato le clausole dell'accordo stipulato con le organizzazioni sindacali il 1^ agosto 1995 e senza aver preventivamente consultato le organizzazioni aziendali dei lavoratori nelle vere sedi interessate -: se il Governo ritenga giusta e legittima la politica generale della Telecom, che tende a ridurre il proprio impegno nelle regioni meno sviluppate del paese, oltre e verso riduzione e trasferimento di personale e minor utilizzo delle risorse nelle sedi locali e delle imprese ivi operanti; se cio' sia compatibile con i notevoli contributi Comunitari e nazionali che vengono annualmente erogati alla Telecom, con le finalita' di tendere al riequilibrio tra le varie regioni e al miglioramento delle condizioni socio-economiche delle aree piu' povere; se possa ritenersi accettabile il trasferimento coatto di unita' lavorative da regioni piu' povere verso regioni piu' sviluppate, creando gravi difficolta' ai lavoratori ed alle loro famiglie, senza aver espletato preventivamente tutte le misure atte ad attutire l'impatto sociale di questi trasferimenti e senza aver preventivamente consultato i lavoratori interessati; se si ritenga legittimo che cio' sia stato fatto nel nome dell'accordo del 1^ agosto 1995 tra la Telecom e le organizzazioni sindacali (certamente non sufficiente a giustificare da solo le scelte, in contrasto con il contratto collettivo nazionale), e che, tra l'altro, non e' stato neanche rispettato nelle parti che riguardano proprio l'attuazione degli strumenti utili al contenimento degli impatti sociali della riorganizzazione aziendale; se non ritenga opportuno chiarire il senso di questa politica aziendale della Telecom, che potrebbe nascondere la volonta' di abbandonare progressivamente le regioni deboli del Paese, in modo da chiedere all'azienda concessionaria delle comunicazioni del nostro paese che inverta questa tendenza per mirare invece al riequilibrio tra aree deboli e forti della nazione; se non ritenga che i contenuti della sentenza del giudice di Bari siano validi anche per gli altri duecento lavoratori sradicati dai loro paesi d'origine e trasferiti di forza in altre regioni con grave danno per le loro famiglie; se, alla luce di quanto sopra, non ritenga opportuno chiedere alla Telecom di revocare tutti i trasferimenti interregionali e di subordinarli: a) all'acquisizione del consenso preventivo dei lavoratori trasferiti; b) ad una chiara politica di rilancio aziendale, che non veda penalizzate le regioni meno sviluppate; c) all'adozione preventiva degli strumenti utili al contenimento degli impatti sociali della riorganizzazione aziendale, (part-time, fanchising, telelavoro e scambi eccetera). (2-00130)





 
Cronologia
domenica 30 giugno
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Al G7 di Lione il Presidente del Consiglio Prodi si impegna a ridurre fortemente il deficit pubblico italiano.

mercoledì 31 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera, con 319 voti a favore e 284 contrari, approva l'articolo unico del disegno di legge di conversione A.C. 1857 del decreto-legge 20 giugno 1996, n. 323, recante disposizioni urgenti per il risanamento della finanza pubblica (provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica), su cui il Governo ha posto la questione di fiducia.