Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00146 presentata da BOATO MARCO (MISTO) in data 19960730
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che: in data 9 luglio 1996 il giornalista Gianni Corbi ha pubblicato sul quotidiano La Repubblica un commento intitolato "Questione morale alla Farnesina"; in relazione a questo articolo, e ad un altro precedente sullo stesso argomento, il professor Germano Grassivaro, docente dell'universita' di Padova, ha inviato il 20 luglio 1996 a La Repubblica la lettera che qui di seguito viene integralmente riportata: "Mi sia permesso riprendere l'argomento della "Questione morale alla Farnesina" e contribuire al dibattito suscitato dagli editoriali di Gianni Corbi su La Repubblica del 28 giugno e 9 luglio 1996. Cio' allo scopo di sottolineare come il ministero degli esteri sia il piu' chiuso dei sistemi burocratici del Paese; un luogo dove, nella massima riservatezza, gli affari di famiglia vengono anteposti agli interessi generali; una realta' mediante la quale la nostra presenza nel mondo continuera' ad essere osservata, e giudicata, con sospettosa ironia. E' al riguardo illuminante una recentissima esperienza personale. Sapevo che il 19 giugno teste' trascorso si sarebbe svolta nei locali di quel ministero la prova di selezione per l'assegnazione dell'incarico di addetto scientifico presso la rappresentanza d'Italia in Argentina. Mi ero sottoposto alla medesima prova, per la medesima sede, nel 1992. La Commissione aveva apprezzato la mia "eccellente" preparazione, ma i requisiti richiesti avevano indotto la Commissione a designare un altro candidato. Quell'esito mi suggeri' di prendere, questa volta, contatto col ministero per conoscere nel dettaglio i requisiti. Al telefono mi fu risposto (cito testualmente): "caro professore, voi universitari, siete bravissimi, conoscete tutto del sistema scientifico e tecnologico dell'Italia e del Paese di accreditamento, conoscete le lingue, ma non avete ancora capito che le nostre ambasciate sono monarchie assolute e che il monarca mai e poi mai accettera' come collaboratore una persona che possa metterlo in ombra. La prova di selezione ha il compito di individuare il candidato piu' idoneo a ricoprire un ruolo cosi' concepito". "Bisognava rendere di pubblico dominio l'esistenza di siffatte concezioni e prassi. Mi sono, quindi, presentato alla prova ed ho chiesto al Presidente e ai componenti la Commissione di esplicitare i requisiti necessari per l'assegnazione dell'incarico. La domanda, dissi, si giustificava anche dal fatto che in un recente passato l'incarico era stato assegnato ad un candidato privo di un essenziale requisito: non conosceva la lingua del Paese di accreditamento. Quella carenza - rispose il rappresentante dell'ufficio e membro della Commissione - non mi doveva stupire. "E' nei poteri della Commissione - disse - attribuire anche punteggio ZERO all'aspetto linguistico. Cio' che conta e' la valutazione complessiva". Preso formalmente atto che gli affari di famiglia potevano rendere opzionali anche i requisiti essenziali decisi di interrompere il colloquio e lasciai l'aula delle prove. "Gianni Corbi suggerisce ed insiste affinche' la "questione morale" del ministero degli esteri debba essere messa al primissimo posto con riferimento all'aspetto della cooperazione allo sviluppo. Ma la cooperazione allo sviluppo e' finita com'e' finita e si trascina come si trascina anche perche' figlia dell'accennata concezione monarchica di quella pubblica Amministrazione. Il permanere di quella concezione in quel Ministero si spiega soprattutto con la mancata crescita della cultura del Paese nei confronti dei temi generali, scientifici, culturali ed economico-commerciali connessi con la politica estera. Cio' si e' tradotto e si traduce in una mancata richiesta, da parte della societa', di un'adeguata rappresentanza politica su quegli essenziali aspetti per la vita della Nazione. E quell'assenza di rappresentanza ha per un verso bloccato la crescita di quella burocrazia e per altro verso ne ha aumentato il potere. Risolvere la questione morale agli Esteri e', per quanto detto, oggettivamente piu' difficile che per gli altri settori della pubblica Amministrazione. Questi ultimi sono, piu' o meno quotidianamente, sottoposti ad una sorta di controllo sociale; controllo che di norma non permette di emanare nella "massima segretezza" decreti come il n.238/96 "recante misure urgenti in materia di cooperazione allo sviluppo". Pochi ricordano o pochi sanno che quel decreto e' figlio del disegno di legge - recante lo stesso titolo - presentato al Senato lo scorso 15 settembre dall'allora ministro Agnelli. La preoccupazione maggiore dimostrata dai funzionari che hanno preparato il disegno non e' stata solo quella di mantenere pressocche' inalterata la vecchia struttura della cooperazione (come rilevato da Corbi per il decreto 238), ma di usare la Cooperazione per risolvere un grosso affare di famiglia. Affare che avrebbe permesso di amministrare il settore ancor piu' liberamente, in regime di monopolio, lontano da occhi indiscreti. Quel disegno di legge prevedeva, infatti, all'articolo 3, la creazione del ruolo speciale della cooperazione dove fare confluire i contrattisti in servizio. Cioe' a dire personale di nazionalita' italiana, di norma residente all'estero da sempre, assunto nei Consolati e nelle Ambasciate a tempo indeterminato, con trattamenti economici molto spesso superiori agli emolumenti percepiti dal Capo dello Stato o dal Capo di Stato Maggiore dell'esercito del luogo. "Stante la citata carenza culturale del Paese sui temi di politica estera, il controllo sociale su quella pubblica Amministrazione (che necessita a parere di tutti di profondo rinnovamento) deve, per il momento, essere esercitato dalla collegialita' del Governo e dal Parlamento. La collegialita' del Governo puo' da subito portare una "ventata di societa'" in quella pubblica Amministrazione. La societa' puo' entrare agli Esteri mediante nomine di Ambasciatori non provenienti dalla carriera diplomatica. La legge lo consente. Questi nuovi ambasciatori, di concerto col Governo, potrebbero nominare i loro collaboratori scientifici, culturali ed economico-commerciali. Cosi' facendo si implementerebbe anche da noi il criterio seguito dai Paesi a democrazia compiuta; Paesi che considerano la gestione della politica estera come un qualcosa che non puo' essere dato in perenne commissariamento alla pubblica Amministrazione. Il Parlamento dovrebbe, invece, attivare apposite Commissioni di indirizzo per formulare nel quadro della riforma federale dello Stato anche quella del Ministero degli Esteri. E questa non potra' non considerare l'aspetto delle quote regionali di quella burocrazia, da modulare anche in funzione dell'importanza economico-commerciale delle regioni verso l'estero e del contributo delle stesse al fenomeno dell'emigrazione italiana nel mondo. Con le quote si potrebbe attivare l'interesse e la responsabilita' del Paese circa il governo della Politica estera. E l'interesse e la responsabilita' potrebbero essere stimolati anche da informazioni e/o risultati di apposite ricerche sulle indennita' personali di servizio all'estero, sui costi di gestione delle varie unita' della rete diplomatica-consolare, sulla consistenza del fenomeno dell'assunzione di figli e/o parenti di personale in servizio o in quiescenza." -: 1) al di la' delle considerazioni di carattere personale contenute nella soprariportata lettera a La Repubblica del professor Grassivaro, quale sia il giudizio del Governo sui fatti in essa esposti; 2) in particolare, quale sia il giudizio del Ministro degli affari esteri su quanto esposto in relazione alla prova di selezione per l'assegnazione dell'incarico di addetto scientifico presso la rappresentanza d'Italia in Argentina; 3) se il Ministro degli affari esteri non intenda doveroso impartire precise disposizioni perche' analoghi episodi non possano piu' verificarsi e perche' simili prove di selezione siano improntate ai piu' rigorosi criteri di imparzialita' e sulla base di requisiti oggettivi di competenza e professionalita'; 4) quale sia il giudizio del Governo sui provvedimenti indicati come necessari per una maggiore credibilita' e funzionalita' degli strumenti amministrativi della politica e della rappresentanza italiana all'estero. (2-00146)