Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00498 presentata da RUZZANTE PIERO (SINISTRA DEMOCRATICA - L'ULIVO) in data 19960911
Ai Ministri del lavoro e previdenza sociale, dell'industria, commercio e artigianato e dell'ambiente. - Per sapere - premesso che: in Italia si sono consumate per uso industriale oltre cinque milioni di tonnellate di amianto; centomila chilometri di tubazioni per trasporto di acqua potabile sono di cemento amianto, milioni e milioni di coperture di edifici d'abitazione e capannoni industriali sono di "eternit" (cemento-amianto); fino a pochi anni fa, edifici privati e pubblici (scuole, ospedali, banche, poste, cinema, palestre, eccetera) erano coibentati ed insonorizzati con pannelli di amianto; i prodotti commerciali a base di amianto erano circa tremila ed erano presenti in quasi tutti i manufatti di uso civile ed industriale (bambole, filtri per vino, birra e bocchini per fumatori, ghiaino per cani e gatti, cucine economiche, stuoie per stirare, freni e frizioni per auto ed ascensori, equipaggiamenti per vigili del fuoco, coibente per rotabili ferroviari ed autobus, navi, centrali elettriche, caldaie per riscaldamento civile ed industriale, vetrerie, produzione chimica e siderurgica, proiettori da cinema, eccetera); da dati del ministero del lavoro e dell'associazione industriali di categoria, il numero dei lavoratori addetti all'estrazione ed alla produzione di semilavorati, prima dell'entrata in vigore della legge n. 257 del 1992, che proibiva l'uso dell'amianto, erano circa quattromila, ma sono almeno cinquanta volte tanto i lavoratori dell'indotto che hanno utilizzato o manipolato tale sostanza cancerogena, molte volte completamente ignari del pericolo di esposizione, nonostante le leggi vigenti imponessero ai datori di lavoro di salvaguardare la salute dei dipendenti e di informarli dei rischi ai quali venivano esposti (leggi n. 303 del 1956 e n. 300 del 1970); da dati della Camera di commercio, ufficialmente operavano in Italia quasi diecimila societa' che manipolavano amianto o prodotti a base di esso; quasi il 90 per cento di queste societa' non pagavano i contributi supplementari contro l'asbestosi all'Inail, o li pagavano parzialmente (una evasione per migliaia di miliardi di lire); l'amianto, e' notorio, e' un potente cancerogeno, la cui azione patogena e' legata al fatto fisico che la sua fibra molto piccola (3 x 5 micron), puo' essere inalata e puo' produrre danni irreversibili a diversi organi, soprattutto ai polmoni ed al mesotelio; il tumore specifico dell'amianto, difatti, si chiama mesotelioma (alla pleura, al peritoneo, al pericardio), ha un periodo molto lungo, puo' insorgere anche dopo trenta anni dalla prima esposizione e l'esito, purtroppo, e' sempre infausto (si muore in un anno o due da quando acclarato, con molta sofferenza); purtroppo il mesotelioma non e' l'unico tumore causato dall'asbesto, molte altre forme tumorali sono associate ad esso. Ricercatori ed epidemiologi di fama nazionale ed internazionale hanno dimostrato questa correlazione, come il professor Maltoni di Bologna, il professor Selikoff degli USA. Quest'ultimo ne ha persino misurato il rischio: fatto uno, il fattore di possibilita', per una persona non fumatrice e non esposta all'amianto, di contrarre un tumore polmonare, diventa sei se e' esposta all'amianto ed addirittura sessanta se fumatore esposto. Inoltre si e' rilevato che tra i lavoratori esposti all'amianto molte forme tumorali (polmoni, pancreas, vescica, vie respiratorie superiori eccetera), risulterebbero persino 4-5 volte superiori a quelle attese. Si accennava prima al mesotelioma; esso e' un tumore molto raro; negli Stati Uniti colpiva una persona ogni trecentomila residenti; in Italia, dove c'e' stato un uso smodato di amianto e non era garantita alcuna prevenzione, si e' scesi ad un caso ogni ottantamila residenti, ma se si circoscrivono le zone nelle quali vi sono state attivita' di manipolazione del minerale (miniera di Balangero, cantieri navali, quali quelli di Monfalcone, Genova, eccetera) si arriva ad un caso ogni 10-15.000 residenti; se si circoscrive solo ai lavoratori esposti si rileva un caso di mesotelioma ogni duecentocinuquanta-trecento dipendenti; inoltre, sommando a questi le forme tumorali di amianto correlate sopraccennate, che sono molto piu' numerose, e tenendo presente che, dagli anni cinquanta in poi, i lavoratori che si sono avvicendati nella manipolazione di amianto sono stati centinaia di migliaia, il numero di morti diventa impressionante. La conta dei morti attuali riguarda le esposizioni degli anni 60-70; restano, purtroppo i decessi dovuti alle esposizioni subite negli ultimi anni; e poiche' l'amianto e' diventato ubiquitario, essi saranno molto piu' numerosi, il cui apice si raggiungera' verso il 2010; la vita media dei lavoratori esposti all'amianto e' piu' breve degli altri; la legge di cui sopra voleva riparare a questa ingiustizia, dando agli stessi la possibilita' di godere della pensione di un analogo periodo temporale dei non esposti; l'aumento del periodo contributivo, ai fini pensionistici, non e' una regalia o un beneficio clientelare, ma una riparazione tardiva di una ingiustizia subita per il lavoro svolto in esposizione alle fibre, le cui conseguenze, come una spada di Damocle, potranno sempre ricadere su questi lavoratori, i quali, per tutta la loro vita, resteranno soggetti a rischio. L'interrogante ritiene che la legge sull'amianto, la n. 275 del 1992, anche se in parte ancora inattesa, sia una delle piu' avanzate esistenti, ed il riconoscimento del diritto dei lavoratori esposti e' una questione di civilta'; i lavoratori dell'Oms Firema di Padova e delle Officine di Cittadella (Padova), esposti al rischio amianto, in possesso dei requisiti e delle condizioni previste dalla legge n. 257 del 1992, in base alla legge di riforma delle pensioni, hanno la possibilita' di usufruire del diritto alla pensione con i 35 anni di contribuzione da rapporto di lavoro dipendente, presentando la domanda di pensione entro il 31 dicembre 1996. I suddetti lavoratori possono vedere riconosciuto tale diritto se i curricula personali compilati dalle aziende interessate vengono esaminati entro il mese di ottobre 1996 dal Contarp regionale, che esprime parere sul possesso dei requisiti di legge da parte dei singoli lavoratori. Il Contarp e' organismo tecnico dell'Inail, che ha sede presso l'Inail regionale di Venezia. Risulta che il Contarp non abbia ancora attivato l'esame dei curricula, in particolare per i lavoratori ancora in servizio, che andrebbero esaminati per primi onde consentire loro il godimento dei benefici di legge, visto il fatto che chi e' gia' in pensione ha gia' ottenuto lo status di pensionato e deve attendere la rivalutazione della pensione stessa -: se il Ministro del lavoro e della previdenza sociale intenda intervenire presso l'Inail perche' attivi immediatamente le procedure per l'esame dei curricula ed esprima il giudizio sugli stessi entro il mese di ottobre 1996. Risulta peraltro che tale azione sia gia' avviata da tempo, se non conclusa, per i lavoratori di altre aziende esistenti nel territorio nazionale che operano nel settore; in ordine poi alle problematiche relative alla bonifica dell'ambiente interno ed esterno agli stabilimenti e dunque alla rimozione dell'amianto, se i Ministri dell'industria e dell'ambiente intendano valutare le possibilita' di sostegno all'opera di rimozione dell'elemento amianto. L'opera di bonifica risulta molto costosa e necessita in tempi lunghi, oltreche' di un adeguato finanziamento e di controlli efficaci da parte delle istituzioni sanitarie preposte. Occorre pertanto un'azione coordinata e sostenuta anche finanziariamente dallo Stato, tenuto conto che le responsabilita' delle lavorazioni dell'amianto non possono essere addebitate esclusivamente alle aziende; in merito infine alle attivita' di scoibentazione dell'amianto dalle carrozze ferroviarie, se risponda al vero, eventualmente disponendo accertamenti mediante apposite indagini, che tale attivita' appaltata dalle ferrovie dello Stato ad aziende regolarmente iscritte allo speciale albo risulti poi subappaltata a terzi, spesso cooperative fasulle, come alle ex officine San Giorgio di San Giorgio delle Pertiche in provincia di Padova, che utilizzano lavoratori extracomunitari, costretti, pur di lavorare, a figurare come soci di cooperativa, al solo scopo di nascondere un vero e proprio caporalato; se i Ministri del lavoro e della sanita' intendano attivare i propri uffici allo scopo di verificare tali attivita', e ove fossero riscontrate situazioni illegali, di perseguire i responsabili ripristinando una condizione di diritto pieno per i lavoratori, salvaguardando il posto di lavoro e le tutele della salute dei lavoratori e dell'ambiente per i cittadini tutti. (5-00498)