Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00191 presentata da DELFINO TERESIO (CCD-CDU) in data 19960918
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'industria, commercio e artigianato, del lavoro e previdenza sociale e del tesoro, per sapere - premesso che: la crisi del Gruppo Olivetti e' emersa nei giorni scorsi in tutta la sua drammaticita' con le dimissioni dell'ingegner De Benedetti dal vertice aziendale della public company a controllo estero, sollecitate dagli investitori internazionali alla luce dei risultati negativi aziendali per il 1996, ad appena un anno da un maxi-aumento di capitale di 2.250 miliardi subordinato ad un rigoroso piano di risanamento, rilevatosi velleitario ed inefficace; si e' registrato un vero e proprio crollo del titolo, dopo le rilevanti perdite accumulate negli ultimi cinque anni dal cambiamento del management, responsabile di una disastrata situazione finanziaria conseguenza di una fallimentare gestione industriale; la pesante condizione del gruppo di Ivrea puo' essere certamente attribuita alle regole del mercato globale che richiede responsabilita' negli obiettivi, trasparenza contabile e controlli gestionali, ma anche alla insufficiente strategia aziendale del gruppo, che ha privilegiato la finanza rispetto alla politica industriale, degenerando nonostante i forti sostegni pubblici sia diretti che indiretti; l'ingegner Carlo De Benedetti ha rappresentato la punta avanzata del capitalismo finanziario d'assalto, come dimostrano le esperienze dei casi Gilardini, Ambrosiano, Sme, Buitoni, e del capitalismo di mercato assistenziale, godendo infatti di rilevanti sostegni pubblici per la difesa dell'occupazione, come si e' registrato durante il governo Amato con l'accordo del 1993, protagonista di ristrutturazioni selvagge, allorquando, col pretesto dell'informatizzazione degli uffici pubblici, privilegiata ha trasferito nel pubblico impiego personale Olivetti in esubero, ottenendo ingenti risorse pubbliche, valutate in 4.500 miliardi; lo Stato ha ripetutamente destinato al gruppo Olivetti ingenti risorse finanziarie senza mai domandarsi se le stesse fossero state correttamente utilizzate per l'attivita' del gruppo; il gruppo Olivetti, in passato, ha cercato disinvoltamente di passare da un settore industriale all'altro, dal meccanico all'elettronica, dall'alimentare alle telecomunicazioni, abbandonando per ultimo il settore dell'informatica per i servizi delle telecomunicazioni, definendo la telefonia come core business del gruppo prima ancora dell'apertura al mercato del secondo gestore, realizzata dal Governo Ciampi senza una gara internazionale e dunque senza una processo di privatizzazione improntato alla trasparenza; nella audizione presso la Commissione industria del Senato del 12 settembre 1996, l'amministratore delegato Caio ha affermato che i nuovi obiettivi del gruppo saranno nel sistema servizi e nelle telecomunicazioni, abbandonando il settore dell'informatica; tale strategia si riflettera' pesantemente e negativamente sui livelli occupazionali del Piemonte, in una area, quella del Canavese, gia' colpita da un fortissimo processo di deindustrializzazione; la questione Olivetti supera la difficile crisi di un gruppo industriale importante del Paese, perche' tocca la credibilita' del sistema Paese rispetto agli investitori esteri e ai risparmiatori perche' si aggiunge al recente caso della Gemina -: quale sia la posizione finanziaria netta e a quanto ammonti l'esposizione debitoria del gruppo Olivetti verso il sistema bancario; se durante la fase piu' acuta della crisi aziendale si siano realizzate speculazioni borsistiche di particolare rilievo e a chi siano attribuibili; quale sia la valutazione del Governo sui bilanci del gruppo Olivetti e, in particolare, circa la veridicita', la coerenza e la compatibilita' della relazione semestrale del gruppo dopo la richiesta della Consob di avere integrazioni sui criteri di valutazione adottati dagli amministratori e sulla situazione finanziaria di fine agosto 1996, dopo l'evidente contrasto tra le diverse posizioni espresse dall'amministratore delegato Caio e dall'ex direttore generale Francesconi e dopo l'apertura di una inchiesta giudiziaria presso la procura di Ivrea che ha portato alla segretazione dei verbali; se il gruppo sia nelle condizioni finanziarie di uscire dalla crisi senza l'intervento pubblico; se ritengano credibile la strategia del gruppo relativamente alla sua organizzazione, alle prospettive di sviluppo nonche' al mantenimento dei livelli occupazionali; quale sia la posizione del Governo rispetto alle strategie complessive del gruppo di Ivrea, anche in relazione al comunicato chiarificatore di Palazzo Chigi dopo l'incontro tra il Presidente del Consiglio Prodi e l'ingegner Carlo De Benedetti; a che titolo sia avvenuto tale colloquio; quali linee di politica industriale intendano portare avanti per superare la crisi occupazionale dell'area interessata; se non ritengano di privilegiare la nascita di piccole imprese e la crescita delle attivita', piuttosto che politiche di assistenzialismo difensivo prive di qualsiasi prospettiva di sviluppo; se non ritengano di favorire l'emergere di competenze locali, guardando allo sviluppo delle attivita' produttive data la disponibilita' di capitale umano, arricchendo il contesto locale dei fattori di sviluppo attraverso la promozione di un distretto industriale; quali iniziative intendano assumere per evitare il ripetersi di cattive gestioni di risorse pubbliche e il trasferimento allo Stato di inefficienze private; se siano stati violati accordi di programma con lo Stato sottoscritti in precedenza; se non ritengano di escludere qualsiasi "irizzazione" di aziende del gruppo Olivetti e qualsiasi integrazione con la privatizzanda Finsiel, mantenendo la sua peculiare caratteristica di gruppo privato aperto ad alleanze internazionali; se non ritengano che qualsiasi intervento di sostegno pubblico debba essere condizionato alla preventiva e piena conoscenza del business plan globale, che comprenda tutte le attivita' del gruppo e della holding, prevedendo innanzitutto l'impegno degli azionisti nel recupero delle risorse impegnate in settori non strategici, come le partecipazioni finanziarie e l'editoria; se non ritengano infine di presentare al Parlamento un progetto di politica industriale che, muovendo dallo stato delle privatizzazioni, porti a ridefinire una capacita' di indirizzo di linee generali dell'offerta sia in termini di ricerca che di innovazione, creando le condizioni per una reale qualificazione produttiva e di recupero di competitivita' al fine di un adeguato consolidamento del nostro sistema nel quadro della competitivita' internazionale. (2-00191)