Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00899 presentata da MANTOVANO ALFREDO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19961029
Al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: in data 4 luglio 1996, il primo firmatario della presente interpellanza aveva presentato al Ministro di grazia e giustizia una interrogazione avente a oggetto l'amministrazione della giustizia nel circondario di Gela; in quell'atto, si rilevava come la situazione nella cittadina siciliana fosse emblematica della incapacita' dello Stato di rispondere all'aggressione criminale con una visibile presenza delle istituzioni nelle zone nelle quali il rapporto con queste ultime e' particolarmente critico. Si sottolineava altresi' che l'intero carico del lavoro del tribunale impegnava in quel momento appena cinque giudici, quasi tutti di prima nomina, gravati contemporaneamente dalla istruzione e dalle decisione delle controversie civili, dalle udienze penali preliminari, dai dibattimenti penali, dalle esecuzione immobiliari, dalle procedure fallimentari. Si faceva presente che la procura della Repubblica presso il tribunale era composta da tre magistrati, uno dei quali aveva ottenuto il trasferimento; che la pretura aveva cinque magistrati, uno dei quali aveva gia' ottenuto il trasferimento; che la procura della Repubblica presso la pretura era priva del dirigente e si reggeva sul lavoro di un solo magistrato. Ancora piu' ridotto era il personale di cancelleria. Si concludeva per un immediato adeguamento dell'organico e per una particolare vicinanza delle istituzioni, che si traducesse, fra l'altro, nella predisposizione di alloggi, e nella tutela personale e delle abitazioni, dal momento che la "fuga" da Gela di magistrati e ausiliari dipende, oltre che dalla particolare condizione ambientale, dalla impossibilita' di svolgere le funzioni in condizioni prossime alla normalita'; il 17 settembre 1996 il sottosegretario di Stato per la grazia e la giustizia, onorevole Franco Corleone, ha risposto all'interrogazione limitandosi a descrivere la pianta organica di ciascun ufficio giudiziario presente a Gela, i concorsi in via di svolgimento e l'epoca presumibile di ultimazione degli stessi. Nulla ha detto a proposito di interventi immediati del Governo, o di ampliamento della pianta organica, o di azioni a sostegno di chi opera in quel circondario. E' ovvio che l'interrogante nella circostanza ha manifestato la totale insoddisfazione per la risposta ottenuta e ha aggiunto ulteriori ragioni di preoccupazione relative all'amministrazione della giustizia a Gela; oggi la situazione, se possibile, e' ancora piu' grave rispetto al momento in cui e' stata proposta l'interrogazione. Nel tribunale operano complessivamente quattro magistrati, i quali, sulla base dei dati da tempo inviati al ministero di grazia e giustizia dal presidente dell'ufficio, dovrebbero gestire il seguente carico di lavoro: nella fase del dibattimento penale pendono ancora diciannove giudizi, che devono essere celebrati secondo il vecchio rito (e' superfluo ricordare che il nuovo rito e' in vigore da oltre sette anni). Di questi processi, uno e' a carico di cinquantotto imputati, cui sono stati contestati delitti mafiosi, e comunque la violazione dell'articolo 416-bis del codice penale; nella medesima fase del dibattimento penale si trovano 438 processi da celebrare con il nuovo rito, e di essi dodici riguardano imputati in stato di custodia cautelare: le imputazioni di questi ultimi vanno dalla violenza carnale al tentato omicidio, dall'associazione mafiosa alle estorsioni, dal traffico di armi al traffico di stupefacenti. Dei restanti 426 processi, almeno quindici sono di una certa rilevanza, sia quantitativa, con riferimento al numero degli imputati, sia qualitativa, con riferimento ai titoli dei reati. Innanzi al giudice per le indagini preliminari sono gia' stati rinviati al dibattimento ventitre' processi, alcuni dei quali con imputati detenuti, e la gran parte con contestazioni di complesso accertamento, dalle truffe comunitarie alle concussioni. Vi e' da aggiungere che i processi gia' incardinati e iniziati dovranno riprendere da capo, a causa del recente trasferimento di magistrati da Gela in altre sedi giudiziarie. Questo carico di lavoro, che riguarda il solo settore penale, potrebbe essere smaltito ragionevolmente in dieci anni, a personale invariato, ovviamente con la scarcerazione nelle more di tutti gli imputati detenuti, purche' si realizzino le seguenti condizioni: 1) che i giudici che oggi lavorano al tribunale di Gela restino nella stessa sede a comporre gli stessi collegi per dieci anni, senza domandare il trasferimento; 2) che nessun nuovo processo si inizi per i prossimi 10 anni; 3) che i giudici impegnati nei dibattimenti non scrivano le sentenze; 4) che ci si dimentichi delle pendenze civili, che pure non mancano; per descrivere la situazione del settore civile, giova ricordare che al termine del primo semestre di quest'anno i procedimenti di cognizione ordinaria pendenti erano 2.621, e che le sentenze depositate sono state 59; oggi al tribunale di Gela le controversie civili non sono neanche prese in considerazione, poiche' l'unico giudice addetto al settore tratta le urgenze, ma, essendo solo, non puo' formare un collegio. Altre due giudici, nelle pause dei dibattimenti penali, trattano la volontaria giurisdizione, le esecuzioni immobiliari e i fallimenti. Il collegio penale affronta quotidianamente le udienze con un ruolo di trenta processi, proseguendo fino a sera. Uno dei componenti del collegio e' anche giudice delle indagini preliminari. La procura della Repubblica e' composta dal titolare e da un solo sostituto; quindici giorni fa, come hanno ampiamente informato i mass media della zona, e' accaduto che due giudici sono stati assenti per malattia. Il collegio penale e' stato composto dal presidente, dall'altro giudice e da un pretore applicato; nel corso del dibattimento il pubblico ministero, la dottoressa Bruno, e' svenuta ed e' stata condotta al pronto soccorso: dopo di che e' rimasta assente per malattia per una settimana. Nei giorni compresi fra il 17 e il 20 ottobre 1996 nel tribunale non e' stato possibile svolgere le udienze dibattimentali, le udienze preliminari, l'udienza collegiale civile, le convalide e gli atti urgenti del G.i.p.; qualche giorno dopo, il 22 ottobre 1996, il Vicepresidente del Consiglio, onorevole Veltroni, parlando non a Gela, ma sul palcoscenico della trasmissione televisiva "Maurizio Costanzo Show", in onda sulla rete Canale 5, ha detto testualmente "sento che si sta abbassando troppo la guardia contro la mafia", e ha aggiunto, raccogliendo gli applausi della platea: "non lasciamo i giudici da soli" -: se il dichiarato impegno di rappresentanti del Governo contro la mafia e a sostegno dei giudici non richieda, con particolare riferimento agli uffici giudiziari di Gela, una traduzione in concreto che vada oltre le risposte burocratiche gia' fornite e gli inutili appelli televisivi, puntando al rapido rafforzamento degli organici e delle strutture di quel circondario. (5-00899)