Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00395 presentata da MATTEOLI ALTERO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19961029
Ai Ministri dell'interno e di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che all'interrogante risultano i seguenti fatti: secondo quanto riportato in un servizio trasmesso nell'edizione serale del Tg3 di sabato 26 ottobre 1996, nel mese di marzo l996, il comune di Reggio Calabria ha inoltrato alla prefettura di Roma, ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge n. 490 del 1994, la richiesta di informazioni relativa all'associazione temporanea di imprese tra Cogeco, Cesaf e Costruzioni Sud, al fine di assegnare un appalto relativo alla realizzazione di 276 alloggi nel comune di Reggio Calabria, per un importo di 22,6 miliardi, piu' Iva; a seguito di un sollecito proveniente dal Ministero dei Lavori Pubblici, la prefettura di Roma accelerava l'iter relativo al rilascio di diverse certificazioni antimafia, compresa quella del suddetto appalto; nel mese di maggio 1996, la prefettura di Roma investiva dei necessari accertamenti la divisione polizia anticrimine, sezione 555/bis, chiedendo informazioni relative alla sola Cogeco; la suddetta divisione, in data 4 settembre 1996, inoltrava alla prefettura di Roma una dettagliata risposta, nella quale si escludeva qualsiasi sospetto di infiltrazione mafiosa per quanto riguarda la societa' Cogeco, ma, richiamando i diversi provvedimenti legislativi che regolano le associazioni temporanee (trattasi, com'e' noto, di un accordo mediante il quale piu' imprese si riuniscono per realizzare un unico appalto), si faceva presente che amministratore unico della Costruzioni Sud risultava essere tale Pietro Araniti, fratello di Santo, noto capo dell'omonimo clan. A carico del suddetto Pietro Araniti giaceva presso gli uffici della divisione anticrimine un fascicolo in cui risultavano diverse denunce, anche per reati gravi, accumulate dal 1985 al 1994, a partire da un provvedimento di confisca dei beni come legale rappresentante della societa' "Edil Calabria", relativo alle misure di prevenzione della sorveglianza speciale decise verso i fratelli Araniti, fino a quella del 2 novembre 1994, da parte della Criminalpol di Reggio Calabria, per avere insieme a sua moglie violato vari articoli del codice penale al fine di favorire il fratello Santo. La nota, ovviamente, non poteva che concludersi in modo negativo "non potendosi escludere" i rischi di infiltrazione mafiosa; questa nota non consentiva, ovviamente, il rilascio di alcun nulla osta da parte della Prefettura di Roma; sempre presso la suddetta Prefettura, pero', giungevano notizie del tutto diverse circa la stessa Costruzioni Sud. Sia la Questura di Reggio Calabria, con nota del 6 giugno 1996, che la Guardia di Finanza locale, comunicavano infatti alla Prefettura di Reggio (e da questa a quella di Roma) l'insussistenza di qualsiasi sospetto di infiltrazioni mafiose nella Costruzioni Sud; nella nota della Guardia di Finanza non si faceva alcun riferimento alla effettiva collocazione dell'amministratore unico della societa' (fratello del boss Santo, pluridenunciato, amministratore unico di una societa' confiscata ma, cio' nonostante, degno di fiducia); in quella della Questura, invece, non c'era traccia della denuncia del 1994, a carico del suddetto Araniti, da parte della Criminalpol; le due note in questione venivano inviate alla divisione anticrimine di Roma che il 14 settembre 1996 rovesciava il suo giudizio, affermando che, allo stato degli atti, non sussistono sospetti circa tentativi di infiltrazione della criminalita' organizzata nella societa' di costruzioni amministrata da Pietro Araniti; in base a questa seconda nota veniva firmato il necessario nulla osta -: se i fatti suindicati corrispondono al vero, e quali iniziative intendano prendere al riguardo. (3-00395)