Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00286 presentata da MENIA ROBERTO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19961107
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che: il 5 novembre sono stati firmati a Zagabria due accordi bilaterali tra Italia e Croazia, l'uno sulla promozione e la protezione degli investimenti e l'altro sulle minoranze; in particolare, per quanto riguarda il secondo, la Farnesina ha affermato che "il trattato da' attuazione pratica ai principi sanciti dal Memorandum d'intesa del 1992, tra Italia, Slovenia e Croazia, che ha stabilito l'unicita' della minoranza italiana in Croazia e Slovenia, il suo carattere autoctono, la necessita' di un trattamento uniforme nei due Stati sulla base del riconoscimento dei diritti acquisiti, la liberta' di movimento e di lavoro dei suoi membri, il riconoscimento dell'"Unione italiana" quale unica istituzione rappresentativa" della stessa minoranza, cui viene concessa personalita' giuridica; a fronte di tale riconoscimento, viene affermata la "reciprocita'" di trattamento per la "minoranza croata" in Italia, accreditando dunque la tesi, funzionale a Zagabria, dell'esistenza di tale minoranza nel nostro Paese: in realta' esiste solo un insediamento di circa duemilacinquecento persone (stanziato in tre comuni del Molise, Montemitro, Acquaviva Collecroce e San Felice del Molise) discendenti di alcune famiglie croate rifugiatesi dall'altra parte dell'Adriatico, fuggendo cinque secoli fa dai turchi; nulla viene stabilito a proposito dei beni dei circa trecentomila istriani, fiumani e dalmati costretti all'esodo al termine del secondo conflitto mondiale, che furono rapinati e nazionalizzati dalla Jugoslavia comunista; anzi, subito dopo la firma degli accordi, il Ministro degli esteri croato Granic si e' preoccupato di annunciare pubblicamente il niet croato alla restituzione dei beni, cosiddetti "abbandonati", degli esuli italiani -: se il Governo ritenga o meno che il primo diritto di qualunque minoranza, oltre alle affermazioni di principio, sia quello di poter ritornare nelle proprie case e nella propria terra qualora vi sia stata cacciata con la violenza, la sopraffazione, la pulizia etnica; se dunque, prima di qualunque altra cosa, questo diritto - che passa attraverso la restituzione dei beni loro sottratti - doveva andare affermato per gli oltre trecentomila italiani cacciati fuori dai fatti di guerra dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, con il terrore e la violenza della Jugoslavia comunista di Tito, di cui la Croazia - se davvero e' un paese civile, democratico e tollerante - non puo' proclamarsi erede: in tal caso, cosa intenda fare il Governo italiano per affermare un principio di verita', giustizia e di dignita' nazionale; se corrispondano al vero le dichiarazioni attribuite dalla stampa al sottosegretario Fassino, secondo cui "si sta lavorando ad una soluzione mista, che prevede cioe' la restituzione di alcuni immobili ed il risarcimento in denaro di tutti gli altri": cio' evidentemente sconfesserebbe il principio di cui sopra, essendo decine di migliaia i beni "abbandonati", e non certo "alcuni"; se non si ritenga di riconsiderare la sostanziale parificazione, attraverso il principio di reciprocita', di due situazioni totalmente incomparabili, quale il piccolo insediamento (duemilacinquecento persone) di lontane origini croate del Molise rispetto alla minoranza italiana dell'Istria, Fiume e Dalmazia (trentamila persone), che e' cio' che resta della presenza maggioritaria della componente italiana "etnicamente ripulita" in quelle terre dalle foibe di Tito e dal forzato esodo di trecentomila persone; se non ritenga infine che il cedere sulla "restituzione" dei beni degli esuli equivalga non solo ad una rinuncia di ordine economico, ma soprattutto alla negazione di un diritto di giustizia e civilta', lasciando immoralmente ed antigiuridicamente a chi se ne e' impossessato i proventi di quanto rapinato dal regime comunista jugoslavo. (2-00286)