Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00292 presentata da MELONI GIOVANNI (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19961110
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri del tesoro e dell'industria, commercio e artigianato, per sapere - premesso che: lunedi 4 novembre 1996 si sarebbe dovuto tenere a Roma un incontro, con la partecipazione anche delle Organizzazioni Sindacali, nel quale l'Eni avrebbe dovuto chiarire il proprio piano di politiche industriali, con particolare riferimento al comparto chimico, ma tale incontro e' stato rinviato a data da stabilirsi, senza che peraltro sia stato reso noto il motivo del rinvio; malgrado il mancato chiarimento sul piano di cui sopra, l'Enichem va assumendo decisioni e attuando misure che rispondono a un disegno finora non dichiarato - anche se informalmente fatto conoscere per alcuni suoi aspetti -, mettendo in atto cosi' un comportamento inaccettabile, innanzitutto per il Governo, proprio perche' dette misure danno esecutivita' a cio' che ancora dovrebbe essere deciso; le misure fin qui attuate, nonche' quelle annunciate, lasciano intendere come l'Eni abbia di fatto deciso su un punto cruciale della politica industriale per il nostro Paese, ossia quello di uscire dalla chimica di base, settore che e' e resta strategico per la comunita' nazionale, sia perche' l'Italia ha in tale settore un saldo negativo della bilancia commerciale (a differenza di altri Paesi europei, che esportano per circa 60.000 miliardi, mentre l'Italia importa per circa 15.000 miliardi nel solo settore delle fibre), sia perche' si tratta di uno dei pochi comparti nei quali l'Italia gia' possiede avanzate capacita' tecnologiche ed altre potrebbe acquisirne facilmente, come in piu' occasioni e' stato messo in evidenza anche da parte imprenditoriale; le misure anzidette sono preoccupanti e dannose non solo per le accennate considerazioni generali di politica industriale, ma perche' gravemente lesive degli interessi di territori, quali la Sardegna, che gia' fortemente soffrono per la debolezza del proprio sistema economico, con conseguenze drammatiche innanzitutto per l'occupazione; nello stabilimento Enichem di Porto Torres, fin dall'inizio dello scorso mese di ottobre, e' stato fermato l'impianto di produzione delle fibre, con conseguente collocamento in cassa integrazione di oltre 250 lavoratori che dovrebbero, sulla base di un recente accordo stipulato con le organizzazioni sindacali, essere riassorbiti entro i prossimi mesi, mediante una ridistribuzione di essi in altri impianti dello stesso stabilimento, a seguito della uscita dalla produzione (per varie ragioni, tra cui essenzialmente il collocamento in pensione, dal momento che - essendo stato da molti anni quasi totalmente bloccato il turn over - l'eta' media dei lavoratori addetti a quegli impianti e' assai alta) di un pari numero di lavoratori, realizzando cosi', comunque, la perdita secca di altri 250 posti di lavoro; la chiusura dell'impianto di produzione delle fibre determina nello stabilimento di Porto Torres un aumento dei gia' alti costi per i servizi generali, valutabile intorno al 6/7 per cento, aumento che si riversera' sulle produzioni che rimangono, rendendole) progressivamente meno competitive sul mercato e, percio', ponendo le premesse per un loro abbandono in tempi piu' o meno brevi; lo stabilimento Enichem di Ottana, a sua volta, va incontro ad una prospettiva non meno buia, dal momento che agli esuberi ivi gia' presenti per le passate decisioni prese dall'azienda, si aggiungeranno entro pochi mesi quelli derivanti dalla annunciata cessazione della produzione del fiocco poliestere; si apprende da fonti ministeriali e sindacali, anche autorevoli, che la disoccupazione derivante dalla decisione suddetta potrebbe essere assorbita mediante la utilizzazione dei fondi stanziati per l'accordo di programma per la Sardegna centrale, cio' che comprometterebbe qualsiasi prospettiva per quei territori, giacche' l'accordo di programma era stato concepito per mettere a disposizione fondi per iniziative aggiuntive rispetto alle risorse esistenti e non sostitutive di esse; gli sperati effetti dell'accordo per le zone interne, dunque, verrebbero del tutto vanificati; in definitiva, le misure ricordate aprono la prospettiva di una lenta agonia degli stabilimenti chimici di Porto Torres e Ottana e della loro chiusura definitiva; tale eventualita', purtroppo assai realistica allo stato dei fatti, costituirebbe un colpo mortale per l'economia dell'intera Sardegna, dal momento che, come tutti hanno sempre concordemente sostenuto, un ulteriore ridimensionamento di una qualsiasi parte dell'apparato industriale sardo renderebbe impossibile ogni sviluppo futuro -: se, in considerazione della gia' ricordata natura strategica del comparto chimico di base, per cui le piccole e medie industrie della chimica fine e secondaria, le quali compongono una larghissima parte della industria chimica italiana, si troverebbero ad essere maggiormente e pericolosamente dipendenti dalle importazioni, nella ipotesi che alcune produzioni di base venissero abbandonate, come nel caso delle fibre (ma in prospettiva anche di altre, quali le gomme e il politene), il Governo ritenga che, contrariamente a quanto sta verificandosi, debba essere salvaguardata l'industria chimica di base (cosa assai incerta, soprattutto se una parte importante di essa viene affidata a privati che non hanno alcuna specifica esperienza nel campo) e che, anzi, essa debba essere potenziata, investendo in quegli stabilimenti e quegli impianti che possono essere considerati competitivi, in atto o in potenza; se il Governo ritenga, come conseguentemente dovrebbe, che all'Eni non possa essere consentito di abbandonare settori strategicamente rilevanti per l'economia nazionale, settori in cui, per di piu', sarebbe opportuno mantenere non solo le capacita' produttive, ma anche un significativo controllo pubblico, dal momento che si puo' ragionevolmente paventare l'eventualita' che pochi grandi gruppi, anche stranieri, potrebbero in prospettiva essere in grado di determinare le condizioni economiche e di mercato in cui l'industria chimica italiana dovrebbe trovarsi ad operare; se e in che modo si intenda prioritariamente salvaguardare l'esistenza e la consistenza degli stabilimenti chimici di Ottana e Porto Torres, sia sotto il profilo del loro equilibrio economico, sia sotto quello dei livelli occupazionali, in considerazione del fatto che una scelta che si orientasse in una diversa direzione determinerebbe, per il sistema economico sardo, un ulteriore grave ritardo, questa volta assolutamente incolmabile, nonche' un conseguente aggravamento della disoccupazione isolana, la quale, assommando ormai ad oltre 300.000 unita', rappresenta gia' piu' del 10 per cento dell'intera disoccupazione italiana, a fronte di una popolazione che costituisce circa il 2,5 per cento della popolazione del paese; se il Governo sia al corrente del fatto che Enichem sosterrebbe (con cio' implicitamente ammettendo che le proprie decisioni compromettono l'equilibrio economico dello stabilimento), per quanto riguarda Porto Torres, che si potrebbero prospettare investimenti nel settore della chimica dei liquidi, in particolare fenolo e cumene, a cui potrebbero aggiungersi glicole etilenico, anilina e stirolo; se, nel caso confermi che l'Eni abbia seria intenzione di realizzare gli investimenti predetti, il Governo sia in grado di confermare quale delle ipotesi prima riferite abbia un qualche fondamento reale con riferimento allo stabilimento di Porto Torres e da quali atti tale fondamento risulti, chiarendo se essi sarebbero in grado di garantire un ragionevole equilibrio economico di quello stabilimento, con particolare riferimento ai costi per i servizi generali, nonche' precisando quali livelli occupativi si assesterebbero a investimenti effettuati; se il Governo sia in grado di chiarire quale dovrebbe essere la sorte dello stabilimento di Ottana, per il quale non viene formulata alcuna ipotesi che ne consenta la sopravvivenza, dopo la progettata cessazione della produzione del fiocco poliestere e se non ritenga che, in assenza di soluzioni, tale cessazione debba essere esclusa, cosi' per ragioni generali di politica industriale, come per la necessita' di difendere gli interessi occupazionali e di sviluppo del territorio su cui lo stabilimento insiste; se, in ogni caso, sia in grado di garantire che gli stanziamenti dell'accordo di programma per la Sardegna centrale saranno utilizzati per nuove iniziative di sviluppo e non per sostituire quanto venisse a mancare in conseguenza delle decisioni dell'Eni, giacche' volendo, come e' necessario, conservare all'accordo di programma il suo carattere aggiuntivo, ossia di strumento di crescita per la Sardegna interna, bisognerebbe sostituire cio' che l'Eni fa venir meno con altri e diversi finanziamenti. (2-00292)