Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00332 presentata da TASSONE MARIO (CCD-CDU) in data 19961216
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro della sanita', per sapere - premesso che: il rapporto tra popolazione sana e comunita' degli ammalati e' stimato in Italia nella proporzione di tre ad uno ed e' tendenzialmente crescente; i costi di questa forbice, se considerati in termini di ore di lavoro perdute, di riduzione dei livelli di efficienza e di produttivita' del sistema, di negativa incidenza sul bilancio dello Stato, sono particolarmente condizionanti della dichiarata volonta' dell'Italia di entrare, presto e bene, in Europa e di voler competere sul mercato globale; la politica sanitaria nazionale, tra i principali strumenti per ottimizzare la concertazione programmata in vista dello sviluppo sostenibile, ha scelto di porsi nell'ottica della cura piuttosto che in quella della prevenzione, dando per scontati i tassi attuali di compromissione della qualita' della vita e dei livelli di salute/sicurezza, rinunciando finanche al tentativo di ridurre i fattori di rischio incombenti sulla popolazione; questa scelta strategica, essendo di lungo periodo, si riflette sia sulla evoluzione della cultura scientifica e medica, sia sulla entita' e sulla distribuzione delle dotazioni finanziarie del servizio sanitario nazionale, chiaramente, ma impropriamente, vincolate alle funzioni curative, con dispregio inammissibile delle dottrine e delle pratiche della prevenzione, nonostante ne sia comprovata la portata risolutiva; la suddetta opzione si riflette altresi' sull'equilibrio delle spese per prestazioni rese dalle Usl, tuttora caratterizzato da una ripartizione che assegna alla "prevenzione profilassi e vigilanza igienica" circa il quattro per cento del totale di centoventimila miliardi di lire, ed alla "cura" (assistenza farmaceutica, assistenza medica, assistenza in ospedali, eccetera) un consistente novantatre' per cento, devolvendo il resto ai servizi amministrativi (fonte Istat, compendio statistico italiano); analogamente, il suddetto approccio ricade anche sulla dimensione delle prestazioni globali di protezione sociale, superiori ai 450.000 miliardi nell'anno, dei quali circa il ventitre'/venticinque per cento alla sanita', il sette/otto per cento alla assistenza (pensioni sociali, di guerra, ciechi sordomuti, eccetera) e la restante parte (sessantanove/settanta per cento) alla previdenza (pensioni, liquidazioni, indennita' di malattia e di disoccupazione, integrazione salariale, eccetera); a giudizio dell'interpellante, qualsivoglia Governo (assistito dal Parlamento) dovrebbe puntare ad innalzare la soglia della salute e della sicurezza cominciando col dare il dovuto peso all'azione sistematica di riduzione dei fattori di rischio connessi con le piu' alte cause di morte o di invalidazione permanente, in applicazione dell'indiscusso principio secondo cui "prevenire e' meglio che curare" e della considerazione per cui una efficace cura presuppone la coscienza diffusa della prevenzione e dell'autodifesa; sempre a giudizio dell'interpellante, bisognerebbe prestare maggiore attenzione alla cultura degli italiani, poiche', come comprovano le statistiche Istat, in termini di opere (libri ed opuscoli) stampate, presenta le seguenti caratteristiche: pedagogia, didattica, libri di testo: quindici milioni di unita'; religione e teologia: quattordici milioni e cinquecentomila unita'; diritto, assistenza, assicurazioni: sette milioni e novecentomila unita'; filologia e linguistica: dieci milioni di unita'; filosofia e metapsichica: sette milioni e duecentomila unita'; medicina, farmacia, veterinaria, igiene: sei milioni di unita', delle quali solo centonovemila di tiratura scolastica; una osservazione attenta della evoluzione dello stato della salute degli italiani consente di accertare che tra la carenza di una politica di prevenzione e gli indici piu' alti delle cause di morte o di invalidita' (quali risultano dalle statistiche) persiste una significativa correlazione: malattie cardiovascolari, 240/250.000 decessi l'anno; tumori, 150/160.000 decessi l'anno; malattie delle articolazioni e della colonna vertebrale: 500.000 pazienti (invalidi temporanei o permanenti) l'anno; una analoga connessione puo' essere rintracciata tra le difficolta' crescenti che incontra l'applicazione del decreto legislativo n. 626 del 1994, inerente l'adeguamento degli standard nazionali ai parametri della sicurezza e della salute fissati in sede europea, ed il ritardo da parte delle autorita' di Governo e del Parlamento a prendere coscienza della necessita' di adottare urgenti misure di formazione, di incentivazione e di coordinamento, per creare le risorse umane indispensabili, per agevolare gli investimenti necessari da parte delle imprese e delle amministrazioni e per dare infine impulso alla pianificazione attuativa del citato decreto -: se il Governo intenda: 1) definire le norme quadro e le linee guida, da rendere operanti nella amministrazione della sanita', ed in generale nelle strutture dello Stato, delle regioni, degli enti locali, per strutturare la politica della prevenzione assegnando obiettivi precisi volti: alla riduzione sensibile dei fattori di rischio; ad elevare la coscienza del pubblico; ad attivare le utili autodifese nei confronti dell'indottrinamento della pubblicita' ingannevole, malsana, truffaldina; alla promozione nella scuola della cultura della salute e della sanita' consapevoli; alla responsabilizzazione degli operatori chiamati alla applicazione delle misure di prevenzione (sia nelle unita' produttive del sistema, sia nella rete commerciale e del tempo libero); 2) promuovere, avvalendosi della collaborazione volontaria delle stesse strutture dello Stato e dell'adesione delle associazioni dedicate, campagne finalizzate all'accertamento dei fattori di rischio tra le comunita' maggiormente esposte; 3) dettare disposizioni efficaci (anche in termini di formazione delle risorse umane, di informazione del pubblico e di incentivazione, mediante il riconoscimento di crediti di imposta) per la non piu' rinviabile applicazione del decreto legislativo n. 626 del 1994, nel duplice intento di accrescere la protezione dei lavoratori e di ottimizzare l'accesso dell'Italia sul mercato europeo, sostenendo efficacemente la competitivita' delle imprese; 4) concordare con le regioni e gli enti locali comportamenti omogenei e congrui per allargare la rete delle associazioni di volontariato non profit, destinate a concorrere alle campagne di prevenzione volte alla riduzione dei fattori di rischio incidenti sulle malattie maggiormente diffuse; 5) favorire, tra il pubblico, la informazione e la conoscenza delle dottrine e delle prassi, anche elaborate in sede non ufficiale, finalizzate alla generalizzazione della prevenzione e delle attivita' riabilitative, sollecitando altresi' opportune forme di colloquio tra la medicina istituzionale ed il mondo delle medicine "non ufficiali". (2-00332)