Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06461 presentata da DELMASTRO DELLE VEDOVE SANDRO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19970109
Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: le elezioni amministrative effettuatesi in Serbia il 17 novembre 1996 hanno fatto registrare - ed ormai e' lo stesso governo di Belgrado ad ammetterlo, pur se parzialmente - una vittoria dell'opposizione; il "golpe antidemocratico" del presidente Milosevic ha trovato la fiera resistenza del popolo serbo che, dal 17 novembre, ogni giorno si da' convegno lungo le strade di Belgrado ininterrottamente denunciando, attraverso marce di centinaia di migliaia di cittadini, la illegittimita' del comportamento presidenziale; la situazione e' letteralmente esplosiva, atteso che sono gia' stati registrati violenti interventi dei reparti "anti-sommosse" della polizia; lo stesso esercito serbo e la Chiesa ortodossa hanno definitivamente preso le distanze dal presidente Milosevic; la posizione dell'Italia pare essere caratterizzata da incomprensibile passivita', sino a lasciare il sospetto che non si voglia scontentare una componente della maggioranza che sostiene il Governo -: quante e quali iniziative diplomatiche siano state assunte dal 17 novembre 1996 alla data della presente interrogazione per favorire la normalizzazione della situazione, intesa come rispetto della autentica e verificata volonta' popolare espressasi con il voto delle elezioni amministrative; quale sia il pensiero del Governo italiano circa la credibilita' democratica del governo del presidente Milosevic e quali siano le misure, anche di natura economica, che si sono assunte o che, comunque, si intendono assumere per costringere il governo della Serbia al rispetto dei principi della liberta' e della democrazia; quali altre forme di pressione si ritenga di dover esercitare per far comprendere al presidente Milosevic che si ha diritto di cittadinanza nell'agone internazionale soltanto laddove si dia prova di voler organizzare democraticamente e liberamente la societa' civile e politica. (4-06461)
Il Governo italiano ha seguito molto da vicino, sin dai primi giorni, lo sviluppo della crisi in Serbia, esplosa a seguito del mancato riconoscimento da parte del Governo di Belgrado della vittoria delle opposizioni in alcune localita' del Paese alle elezioni amministrative del 17 novembre 1996. Tale mancato riconoscimento, come e' noto, ha provocato le manifestazioni di piazza che si sono continuativamente susseguite. In particolare, l'azione diplomatica italiana e' stata diretta su piu' fronti, sia bilaterali che multilaterali. Dopo essersi consultato con il Segretario di Stato americano Christopher, il Ministro degli Affari Esteri On. Dini si e' prontamente recato a Belgrado - primo fra gli esponenti politici dell'Occidente - incontrando il 12 dicembre 1996 i principali esponenti del Governo, fra cui il Presidente Milosevic, e dell'opposizione. Il risultato principale di tale missione - riconosciuto a livello internazionale - e' stato quello di indurre le Autorita' di Belgrado ad invitare una missione dell'OSCE, con lo scopo di verificare il reale andamento del contestato processo elettorale. Il 14 dicembre 1996, a Dublino, in occasione del Vertice dell'Unione europea, l'On. Ministro Dini ha potuto riferire ai partners europei sui risultati conseguiti. La missione dell'OSCE, la cui guida e' stata affidata dalla Presidenza di turno svizzera all'ex Primo Ministro spagnolo Gonzales e comprendente, fra l'altro, un alto funzionario del nostro Ministero degli Esteri, si e' recata a Belgrado il 22-23 dicembre 96. Ne e' emerso un documento che indica con estrema chiarezza le numerose localita' ove la coalizione Zajedno ha vinto le elezioni e che elenca una serie di raccomandazioni rivolte al Governo di Belgrado, prima fra tutte il ripristino dei risultati elettorali del 17 novembre 96. Le raccomandazioni dell'OSCE sono divenute la principale piattaforma rivendicativa delle opposizioni e le Autorita' di Belgrado vengono costantemente richiamate al loro rispetto non solo da parte italiana ma da parte di tutta la Comunita' internazionale. Va aggiunto che a fine dicembre la trojka dell'Unione europea, di cui l'Italia faceva allora parte, ha effettuato un passo sulle Autorita' di Belgrado per sottolineare le aspettative europee di rispetto dei risultati elettorali e di apertura di un dialogo con l'opposizione, indicando che movimenti positivi in tal senso non potrebbero non essere tenuti in conto dall'Unione, per quanto riguarda i suoi rapporti con la RFJ e l'integrazione del Paese nella Comunita' internazionale. Alla luce dei successivi sviluppi della situazione e della presentazione delle raccomandazioni di Gonzales, una nuova presa di posizione formale e' stata quindi adottata, nell'ambito dell'Unione europea, dal Comitato politico che si e' riunito a l'Aja il 9 gennaio scorso: tale nuova presa di posizione riflette pienamente gli orientamenti italiani, segnatamente per quanto riguarda la necessita' del rispetto della volonta' popolare e dell'avvio, nella Repubblica federale di Jugoslavia, di un reale processo di democratizzazione e di liberalizzazione del sistema politico ed economico. Mi sono recato, a Belgrado il 13, 14 e 15 gennaio scorso, su incarico dell'On. Ministro Dini e con l'avallo dell'Unione europea e dei Paesi del gruppo di contatto che hanno pienamente condiviso l'intensa azione diplomatica condotta dal nostro Paese, incontrando in tale circostanza tutti i principali esponenti politici del Governo e dell'opposizione, come anche della stampa, degli studenti, del clero e delle Forze armate. Sono stato latore di tre lettere indirizzate dal Ministro Dini rispettivamente al Presidente Milosevic, al Ministro degli esteri Milutinovic, al cartello dei leaders di Zajedno. Alle Autorita' governative e' stata ribadita la necessita' di rispettare interamente e prontamente le raccomandazioni dell'OSCE senza ricorrere ad alcuna forma di violenza ed e' stato ribadito che lo sviluppo del rapporto con l'Unione europea e con la Comunita' internazionale dipendera' in larga misura dal loro atteggiamento su tale questione. Alle opposizioni e' stato invece espresso apprezzamento per lo svolgimento civile e pacifico delle manifestazioni ed e' stato rivolto l'invito ad accettare di sedersi ad un tavolo del negoziato con le forze di governo, una volta che quest'ultimo avra' ripristinato tutti i risultati elettorali del 17 novembre. L'On. Ministro Dini ha ricevuto a Roma, il 17 gennaio scorso, i tre leaders dell'opposizione - Draskovic, Djinjic e Pesic - con i quali ha avuto un franco scambio di vedute sugli ultimi sviluppi della situazione in Serbia, anche alla luce degli esiti della missione compiuta da me a Belgrado. In particolare, l'On. Ministro Dini ha riassunto nei seguenti termini la posizione del Governo Italiano: riconoscimento da parte del Governo di Belgrado dei risultati elettorali del 17 novembre e' passaggio essenziale per l'apertura delle fasi successive, intenzione di continuare ad esercitare pressioni in tal senso; avvio, una volta ottenuto il riconoscimento, di una fase di concertazione fra Governo e opposizione per definire le regole con cui gestire la transizione politica in vista delle elezioni del 1997 (legge elettorale, garanzie per accesso ai media, trasparenza del processo elettorale, ecc.); organizzazione di elezioni nel 1997 che dovranno essere regolari, trasparenti ed accettate non solo dai vincitori, ma anche dai perdenti, messa in moto quanto prima di un processo di democratizzazione e di liberalizzazione di tutta la Serbia; riluttanza ad imporre sanzioni al Paese poiche' penalizzerebbe impropriamente la popolazione. A seguito dell'azione diplomatica condotta dal Governo, le Autorita' di Belgrado hanno annunciato il 4 febbraio scorso di accettare, con il varo di una legge speciale in Parlamento, i risultati elettorali del 17 novembre 1996, secondo le raccomandazioni dell'OSCE. La legge e' stata adottata il 12 febbraio scorso. Tale decisione rappresenta un passo nella giusta direzione che chiude un periodo tormentato. Alla luce di quanto esposto, puo' agevolmente desumersi che l'azione diplomatica condotta dal Governo italiano e' stata particolarmente intensa ed efficace - come riconosciuto dalla Comunita' internazionale - e solo una cattiva informazione puo' indurre a sostenere che "l'azione italiana pare essere caratterizzata da incomprendibile passivita'". Il Governo italiano si attende ora che si apra una nuova, necessaria fase di dialogo tra Governo e opposizione per la democratizzazione del Paese ed auspica altresi' che questo dialogo veda ugualmente impegnate entrambe le Parti nel modo piu' costruttivo. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Fassino.