Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06385 presentata da COSTA RAFFAELE (FORZA ITALIA) in data 19970109
Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: dai dati contenuti nell'annuario statistico italiano edito dall'ISTAT (dicembre 1996), risulta che nel 1995 i delitti denunciati all'autorita' giudiziaria dalle forze dell'ordine sono ammontati complessivamente a 2.267.488 rispetto ai 2.173.448 dell'anno precedente (+4,3 per cento); in particolare nel 1995 si sono verificati 1.338.446 furti (praticamente uno ogni venticinque secondi); di questi 212.477 sono stati compiuti in appartamenti (+7,1 per cento rispetto al 1994), corrispondenti a 582 al giorno e a 24 ogni ora; 305.438 hanno riguardato la sottrazione di autoveicoli (+1 per cento), pari a un veicolo rubato ogni due minuti, mentre altri 275.351 hanno riguardato furti su auto in sosta; 113.209 sono stati i borseggi (+4,6 per cento) e 65.096 (+3,1 per cento) sono stati compiuti ai danni di negozi; in aumento anche gli omicidi dolosi, passati dai 956 del 1994 ai 1.000 del 1995 (+4,6 per cento), i delitti legati al fenomeno del contrabbando (da 50.066 a 57.678, pari a un aumento del 15,2 per cento) e le rapine (complessivamente 28.634) in banche e uffici postali (da 2889 a 3239; +12,1 per cento); preoccupante pure l'aumento del numero delle violenze carnali registrate nei confronti di minori di quattordici anni, passate dai 156 casi del 1994 ai 205 del 1995 (+31,4 per cento); dei complessivi 2.267.488 delitti denunciati nel 1995, ben 1.691.989 sono rimasti di autore ignoto, pari ad una media nazionale del 74,6 per cento (il 77,4 per cento nel centro-nord e il 68,9 per cento nel Mezzogiorno); in particolare, appare praticamente assicurata l'impunita' per i casi di borseggio (ben il 96,9 per cento e' rimasto di autore ignoto), di scippo (95,3 per cento), di furti di autoveicoli (96 per cento) e in appartamento (93,4 per cento); a livello regionale, il maggior numero di delitti si sono registrati in Lombardia (411.103 di cui l'80 per cento di autore ignoto), seguita dal Lazio con 313.574 casi (l'82,8 per cento e' rimasto di autore ignoto), dei quali ben 228.629 nella sola Roma, e dalla Campania (229.158, di cui il 62,2 per cento impuniti); questi dati sono in stridente contrasto con il numero degli appartenenti alle forze dell'ordine, che in Italia sono oltre trecentomila, per un rapporto di un tutore dell'ordine ogni duecento abitanti, mentre tale rapporto e' pari a un agente ogni 252 abitanti in Francia, a uno ogni 284 in Germania, a uno ogni 308 in Olanda, a uno ogni 375 in Gran Betagna e addirittura ad uno ogni 520 in Svezia -: quali iniziative siano state attuate dal Governo per evitare che tali situazioni si ripetano nel 1997, anche in considerazione del fatto che i dati relativi al 1996, ancora non definitivi, sembrano confermare la tendenza del 1995; come giustifichi l'alto numero di delitti rimasti impuniti rispetto all'ingente numero di appartenenti alle forze dell'ordine operanti sul territorio nazionale; come giustifichi che, nel Lazio, l'82 per cento dei delitti rimanga impunito, a fronte di una presenza di ben diciannovemila appartenenti alla polizia di Stato, circa il doppio rispetto ai 10.157 della Lombardia e ai 9.820 della Campania, le regioni che rispettivamente precedono e seguono il Lazio nella triste classifica del maggior numero di delitti registrati. (4-06385)
I dati piu' aggiornati sull'andamento della delittuosita' nel nostro Paese mostrano elementi meno sconfortanti di quelli fatti rilevare dalla S.V., sia per quanto concerne la flessione degli indici relativi ai reati piu' gravi (- 5,7 per cento degli omicidi volontari; -4,8 per cento dei tentati omicidi), soprattutto se a largo impatto sociale (-8,78 per cento degli scippi; -15,35 per cento degli attentati estorsivi), sia per quanto concerne la produttivita' investigativa delle forze dell'ordine. Per i reati piu' gravi l'efficacia dell'azione investigativa supera spesso gli standard piu' prestigiosi e nell'ultimo anno le percentuali dei casi in cui sono stati individuati gli autori sono decisamente elevati (44 per cento degli omicidi, 67 per cento dei tentati omicidi, 79,6 per cento delle lesioni dolose, 77 per cento delle estorsioni denunciate, 18,7 per cento delle rapine), ma anche per quelli minori si segnala un incremento delle persone identificate e denunciate all'autorita' giudiziaria. Purtroppo rimane elevato, continuando la tendenza all'incremento riscontrata gia' negli ultimi anni, il numero generale dei reati, soprattutto per quanto riguarda furti e reati minori. Senza voler affrontare in questa sede l'analisi delle matrici economico-sociali di siffatta tendenza, che pure non vanno sottovalutate, pare comunque doverosa una riflessione, che dovra' essere affrontata a breve con il Ministro di Grazia e Giustizia, non appena saranno definite le linee portanti della giustizia penale, circa il complesso delle misure penali, processuali, di prevenzione e di controllo amministrativo delle attivita' a rischio, capaci di costituire un efficace deterrente per la delinquenza minore. Per quanto riguarda piu' da vicino le responsabilita' dell'Amministrazione della pubblica sicurezza, si e' dovuto rilevare che la frammentazione e diffusione degli elementi di illegalita' non puo' essere efficacemente contrastata attraverso i tradizionali metodi investigativi; mentre appare senz'altro piu' produttivo - nel rapporto fra risorse, tempo e risultati - operare attraverso un aggiornamento dei sistemi di controllo del territorio. Se ne e' riferito in Parlamento nel corso dell'audizione del 4 luglio 1996 presso la Camera dei Deputati. I primi risultati hanno mostrato, come si puo' desumere da quanto gia' detto, incoraggianti segnali di miglioramento proprio per quanto concerne reati ad ampia diffusione (scippi, attentati estorsivi, furti d'auto). D'altro canto, la politica svolta fino al 1993, di incremento degli organici delle Forze di polizia e di un crescente impiego dei militari in supporto dell'azione di polizia, ha incontrato crescenti difficolta' e obiezioni anche in Parlamento. Giova ricordare, in proposito, che il Governo ha gia' ritirato complessivamente circa 3.000 soldati dai compiti di vigilanza e controllo del territorio, con conseguente impiego di ulteriori contingenti delle Forze di polizia nelle regioni "a rischio". Premesso che l'articolazione dei presidi di polizia, con il conseguente assorbimento del personale addetto anche per le inevitabili mansioni interne, e' oggi sottoposta a complessiva revisione, secondo criteri che privilegiano l'impiego su strada, deve pur rilevarsi che i dati comparativi con altri Paesi europei sono in parte falsati dall'inclusione, per l'Italia, della Guardia di Finanza, che, pur avendo acquisito lusinghieri risultati nell'azione anticrimine, e' pur sempre, nel suo complesso, una struttura prevalentemente finalizzata al contrasto dell'evasione fiscale. Anche gli indici numerici degli addetti alla sicurezza in rapporto alla popolazione residente meritano una diversa considerazione se si tiene conto soprattutto di Polizia e Carabinieri (1 su 138 abitanti a Milano; i su 121 a Catania; 1 su 100 a Firenze e Bologna; 1 su 102 a Palermo; 1 su 109 a Napoli). Cio' non esclude, evidentemente, che si possa ed anzi si debba perseguire un piu' razionale assetto territoriale ed operativo delle Forze di Polizia, con i necessari interventi anche sul piano logistico ed amministrativo e del coordinamento; i tratti essenziali del problema sono stati in parte anticipati nei giorni scorsi, in occasione dell'audizione presso la Commissione parlamentare antimafia. Occorrera' ritornare sull'argomento, nelle sedi istituzionali proprie, per garantire che le eventuali iniziative legislative in materia abbiano il necessario sostegno del Parlamento e del Paese. Il Ministro dell'interno: Napolitano.