Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06475 presentata da PAISSAN MAURO (MISTO) in data 19970113
Ai Ministri di grazia e giustizia e dell'interno. - Per sapere - premesso che: il 5 agosto del 1993, a Portovesme (Cagliari) si e' consumata una tragedia: una condotta sottomarina (collettore industriale) ha causato la morte di sei persone. Sono bastati pochi secondi per trasformare una tranquilla giornata di mare in una disgrazia; la famiglia Smenghi e un amico dei loro figli, inconsapevoli del pericolo (al momento non esistevano divieti o cartelli indicante pericolo), quel giorno si erano recati in spiaggia, nel porto industriale di Portovesme, davanti alla centrale Enel; sotto la banchina ci sono una decina di condotte che servono a favorire lo scambio dell'acqua in porto. Quando la marea e' bassa le bocche si intravedono, ma quando si alza scompaiono del tutto; intorno alle 15,30 del giorno della tragedia le bocche dei collettori erano invisibili a causa dell'alta marea; i figli del signor Smenghi stavano facendo il bagno tranquillamente quando un tratto la corrente ha risucchiato dentro un tunnel Margherita; in un crescendo di urla e di disperazione per aiutare la ragazza sono entrati in acqua altri componenti del gruppo. Tutti hanno fatto la stessa fine: risucchiati sott'acqua dentro la bocca di deflusso; ai sensi dell'articolo 589 c.p. e' stata aperta una inchiesta da parte della pretura circondariale di Cagliari; a distanza di tre anni, il 29 ottobre 1996 il GIP, su richiesta del P.M. ha disposto l'archiviazione del procedimento e la restituzione degli atti al P.M.; avverso il decreto di archiviazione la signora Spreranza Orru', madre di una delle vittime, ha presentato ricorso in Cassazione -: se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le loro valutazioni; quali indagini siano state effettuate sulle reali cause della disgrazia; chi avrebbe dovuto sorvegliare e vietare quel tratto di spiaggia e perche' non l'abbia fatto; quali provvedimenti si intendano prendere nei confronti di coloro che con il loro comportamento, anche omissivo, hanno reso possibile tale tragedia. (4-06475)
In riferimento all'interrogazione in oggetto, si comunica quanto segue. Il doloroso evento cui fa riferimento l'atto ispettivo si consumo' il 5 agosto 1993 nel tratto di mare antistante il molo sottoflusso ed il pontile di Portovesme di Portoscuro, opera di proprieta' demaniale in concessione. Con ordinanza n. 17 del 1983, il competente Ufficio circondariale marittimo disponeva per motivi di sicurezza il divieto generale di accesso al molo ed al pontile alle persone non autorizzate ed il limite di velocita' di 30 Km. orari. Il dispositivo dell'ordinanza veniva riprodotto su tre cartelli chiaramente visibili alcuni metri prima del molo sottoflusso. Circa 20 metri dopo l'inizio del molo si trovavano due paletti metallici. Da uno di essi partiva una catena di ferro disposta trasversalmente in modo da non ostacolare il traffico. Poco distante si trovava altro cartello di divieto di accesso in pessimo stato, con la scritta "vietato l'accesso ai veicoli non autorizzati". Non era invece presente alcun segnale di pericolo relativo alla presenza di bocche di deflusso sottomarine. All'esito delle indagini preliminari il pubblico ministero ha formulato richiesta di emissione di decreto di archiviazione, accolta dal giudice per le indagini preliminari. Dalla argomentata richiesta del pubblico ministero emergono, in sintesi, le seguenti valutazioni. La consulenza tecnica disposta ha evidenziato che l'evento e' stato determinato da intense correnti marine generate dalla presenza di fornici sottomarine. Nessuno era al corrente dell'esistenza di tali fornici e poteva quindi sospettare del pericolo incombente. Esse, infatti, erano state realizzate in vista di ulteriori opere mai in realta' compiute e svolgevano un ruolo del tutto marginale nel deflusso delle acque. I soggetti che hanno progettato, diretto e costruito il molo e le fornici omettendo di assumere le iniziative necessarie ad evitare situazioni di pericolo non sono perseguibili giacche' le opere sono state consegnate nel 1975 e conseguentemente qualunque illecito penale ipotizzabile sarebbe estinto per prescrizione. Quanto al personale della Capitaneria di porto cui le opere sono affidate, va esclusa l'esistenza di profili di colpa. Infatti, mai in precedenza era "emersa una comprovata o quantomeno segnalata situazione di pericolo del luogo dell'incidente" e le stesse caratteristiche del cartello che inibisce l'ingresso nell'area portuale conferma che il pericolo connesso alle correnti sottomarine era ignorato. Tale ignoranza non puo' ritenersi idonea a fondare un giudizio di responsabilita', giacche' i soggetti cui era demandata la custodia del bene difettavano della competenza tecnica propria del costruttore. Naturalmente, lo scrivente non ha la veste istituzionale per esprimere valutazioni di merito su determinazioni assunte nell'esercizio della giurisdizione. Il Ministro di grazia e giustizia: Flick.