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Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06709 presentata da SCALIA MASSIMO (MISTO) in data 19970120

Ai Ministri dell'ambiente, dell'industria, commercio ed artigianato e per i beni culturali ed ambientali. - Per sapere - premesso che: in seguito ai permessi di ricerca e concessioni di coltivazione rilasciati, da alcuni anni, dal ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato ad alcune societa' concessionarie (Agip-Enterprice, Texaco, Fina, Mobil, Lasmo) sono iniziati, nel sottosuolo della val d'Agri, in Basilicata, indagini dirette ed indirette finalizzate alla ricerca di petrolio; gia' nel 1988 si annunciava, da parte delle societa' concessionarie, la scoperta di un giacimento di notevole interesse in prossimita' del centro abitato di Viggiano (Potenza); da dati forniti dall'Agip, alla fine del 1995 la Basilicata risultava la prima regione italiana, nonostante il suo limitato territorio, per il numero di permessi di ricerca (diciotto) e concessioni di coltivazione (ventotto), per un totale di 662.671 ettari di territorio, pari a due terzi dell'intera superficie regionale. Per il 1996 le richieste di concessione sono aumentate, tanto da raggiungere circa cento pozzi; l'Agip attualmente raggiunge in val d'Agri la produzione di oltre cinquemila barili al giorno ed e' stato costituito un centro di olii denominato "Monte Alpi", gia' in fase di triplicazione, in considerazione del fatto che, secondo i dati Agip, la produzione di greggio dovrebbe crescere dai 7.500 barili/giorno del biennio 1996-1997, ai 42.000 barili/giorno del biennio 1999-199, fino agli oltre 83.000 barili/giorno previsti per il 2000. La produzione di greggio della Basilicata, secondo le previsioni Agip, dovrebbe poter rappresentare il dieci per cento del fabbisogno nazionale. Per tale motivo, e' in fase di progettazione un oleodotto, lungo 148 chilometri, che dovrebbe collegare il centro olii con la raffineria di Taranto e con un dock di carico greggio pari a centomila barili/giorno; una prolungata attivita' estrattiva comporta danni irreparabili non solo per l'ambiente (inquinamento del suolo e del sottosuolo nonche' delle risorse idriche e dell'aria, per la presenza di idrocarburi incombusti, quale metano e altri gas prodotti dalla combustione come NO) ma anche per la salute delle popolazioni residenti e per la fauna; irrilevanti sono sia gli effetti occupazionali sia lo sviluppo economico complessivo promesso dalle attivita' estrattive, disastrose se rapportati al volume degli investimenti effettuati; infine, l'area oggetto delle trivellazioni e' ricca di sorgenti, corsi d'acqua, invasi, montagne: si tratta di un classico esempio di natura incontaminata e di rara bellezza tanto che sono gia' state avviate le (procedure per inserirla nel futuro parco nazionale della val d'Agri-Lagonegrese); se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le loro valutazioni; se non ritengano di dover promuovere e sostenere, in alternativa all'attivita' estrattiva di idrocarburi, lo sviluppo dell'agricoltura, del turismo e delle tecnologie "pulite" per la produzione di energia, anche in considerazione del fatto che trattasi di un territorio interessato dal parco nazionale del Pollino istituito con decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 1993; se non ritengano, alla luce di quanto in premessa, revocare i permessi di "ricerca" gia' concessi all'Agip ai sensi dell'articolo 6, comma 11, legge n. 9 del 1991, e lettera d, articolo 1, della legge n. 431 del 1985, in relazione ai pregiudizi che potrebbe avere su un'area di particolare valore ambientale; quali misure verranno adottate a salvaguardia e tutela della salute dei residenti, della fauna e del territorio, in modo particolare per la val d'Agri-Lagonegrese; se non ritengano infine piu' conveniente, per il Paese, considerare il petrolio lucano come riserva energetica strategica nazionale. (4-06709)

Si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con riferimento a quanto segnalato nell'atto di sindacato ispettivo indicato, si espone qui di seguito la situazione relativa all'attivita' di ricerca petrolifera in Val d'Agri. Nella Val d'Agri, dove sono in corso da anni attivita' di ricerca di idrocarburi condotte dall'ENI e da altri operatori, e' stato rinvenuto un complesso di giacimenti di petrolio di interesse strategico per l'approvvigionamento energetico del Paese il quale potrebbe garantire circa il raddoppio dell'attuale produzione nazionale del greggio. In particolare, nella Val d'Agri risultano attualmente conferite alla societa' ENI in contitolarita' con la Societa' ENTERPRISE tre concessioni di coltivazione finalizzate allo sviluppo di alcuni giacimenti da cui dovrebbe provenire una produzione di petrolio pari a circa 4,5 milioni di tonnellate/anno, di poco inferiore all'attuale produzione del resto d'Italia. Con tale aumento di produzione, pertanto, si potrebbe arrivare a coprire circa il 10 per cento degli attuali consumi nazionali di petrolio. Nelle concessioni ricadenti in Val d'Agri sono stati perforati sinora 22 pozzi di cui, attualmente, e' stato possibile metterne in produzione 4, mediante collegamento all'esistente Centro Olio di Viggiano, da cui il greggio viene inviato mediante autobotti alla raffineria di Taranto. Per consentire lo sviluppo e la messa in produzione degli altri pozzi, stante la limitata potenzialita' del Centro rispetto alla capacita' di produzione del campo, la Societa' ENI ha pertanto previsto l'ampliamento del Centro utilizzando l'area esistente e in parte dismessa, e quindi la realizzazione di un oleodotto (con potenzialita' di circa 4,85 milioni di tonnellate/anno), lungo 136 km, per portare il greggio fino alla raffineria di Taranto. In sintesi il progetto consiste in: a) ampliamento del Centro Olio fino alla capacita' di trattamento di 104.000 barili/giorno, con l'impiego di un processo ad alta efficienza di estrazione dello zolfo contenuto nell'olio greggio, con il massimo contenimento delle emissioni inquinanti, l'utilizzo di materiali di elevato standard e qualita' e l'impiego di sistemi multipli di prevenzione, controllo e intervento; b) posa di un oleodotto (136 km, di cui 96 in Basilicata) per il trasporto di petrolio alla raffineria di Taranto, che tra l'altro comportera' a regime un impatto notevolmente piu' ridotto di quello derivante dal transito delle autobotti; il progetto prevede, oltre allo studio sismogeologico e alla verifica strutturale delle condotte alle sollecitazioni prodotte da eventuali eventi sismici naturali, indagini sul tracciato durante i lavori di posa nei siti di interesse archeologico e la massima attenzione al ripristino paesaggistico, con eventuali interventi di compensazione; c) costituzione di un deposito a Taranto, utilizzando alcuni serbatoi esistenti in raffineria e costruendone di nuovi, per lo stoccaggio del prodotto e utilizzo del terminale marino per l'export; d) perforazione di ulteriori 26 pozzi di sviluppo, da allacciare al Centro Olio, che verranno perforati utilizzando tecnologie molto avanzate (quali perforazioni multiple a partire da un'unica piazzola) al fine di ridurre il numero di nuove postazioni da realizzare e quindi il relativo impatto ambientale. Le stesse metodologie previste per l'oleodotto saranno poste in essere per le linee di collegamento dei pozzi al Centro Olio con il ripristino e la riqualificazione dei tracciati. Analogamente le postazioni saranno oggetto di interventi di ripristino e riqualificazione; e) perforazione di n. 15 pozzi esplorativi, che in caso di esito positivo saranno allacciati al Centro Olio adottando le stesse cautele previste per i pozzi di sviluppo; f) installazione di un sistema di monitoraggio in continuo, per avere un controllo in tempo reale dei parametri caratteristici dell'ambiente circostante, ivi compreso il monitoraggio della microsismicita' ambientale naturale, con il collegamento del Sistema alle strutture regionali di controllo. A fronte della realizzazione del progetto sopra descritto si otterrebbe, in circa 20 anni, una produzione di petrolio pari a circa 405 milioni di barili (circa 54,5 milioni di tonnellate) e 15 miliardi di metri cubi di gas, che consentirebbe una notevole riduzione dell'import petrolifero. Inoltre, a seguito della realizzazione del progetto, le compagnie interessate verseranno royalties per un ammontare totale stimato, nei 20 anni di produzione, di oltre 1200 miliardi di lire che, in base alle nuove norme emanate dal Ministero dell'industria (D. L.vo n. 625 del 25/11/1996 e legge n. 140 dell'11/5/1999), andrebbero per l'85 per cento alla Basilicata e per il restante 15 per cento ai Comuni nel cui ambito territoriale ricadono il Centro di trattamento olio e i pozzi di coltivazione. L'occupazione che ne deriverebbe e' valutata in 90 unita' fisse e in circa 1000 per la fase di esecuzione dei lavori, comprendente l'ampliamento del Centro Olio nel comune di Viggiano, la costruzione dell'oleodotto fino a Taranto e l'apprestamento delle ulteriori postazioni di perforazione. Pertanto, lo sviluppo delle risorse petrolifere dell'area puo' costituire una straordinaria occasione di sviluppo economico non solo della Val d'Agri, ma dell'intera Basilicata, fungendo da volano per la crescita soprattutto dell'indotto e dell'imprenditoria locale, utilizzando a tale scopo le entrate di Regione e Comuni derivanti dalle royalties e gli ulteriori investimenti che saranno nell'area realizzati dall'ENI in base ad uno specifico accordo intercorso con la Regione, che prevede opere di compensazione territoriale, monitoraggio ambientale, formazione professionale, sviluppo in loco dell'indotto e di altre attivita' industriali connesse alla coltivazione. La Regione ha anche sottoscritto un apposito accordo con il Governo per la realizzazione di ulteriori interventi a carico dello Stato in materia di infrastrutture e di investimenti sul territorio, dato il carattere strategico nazionale delle risorse rinvenute nel territorio lucano. Infine, per quanto attiene gli aspetti di salvaguardia ambientale, il progetto e' stato sottoposto, secondo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 26 del 18/4/94, al vaglio da parte del Ministero dell'ambiente, che ha gia' provveduto ad emanare n. 4 decreti con i quali e' stato espresso giudizio positivo per le opere previste nel progetto di sviluppo sopra esposto, fatta eccezione per la costruzione dell'oleodotto, per il quale il giudizio di compatibilita' ambientale spetta, per competenza, alla Regione territorialmente interessata. Con tali pronunce di compatibilita', intervenute dopo un lungo e dettagliato esame delle operazioni e delle caratteristiche ambientali delle aree interessate, e' stata dettata un'articolata e complessa serie di cautele operative, di misure di mitigazione degli impatti, sostanzialmente di natura temporanea, e di prescrizioni per la compensazione e per il ripristino territoriali, che consentiranno di svolgere le operazioni nel piu' assoluto rispetto e tutela dell'ambiente, anche nelle aree di piu' rilevante sensibilita'. Pertanto, per quanto sopra esposto, non sussiste, ad avviso del Ministero dell'Industria, alcun motivo di procedere alla revoca delle autorizzazioni, ne' di sospendere il recupero di tali importanti risorse petrolifere, di cui il Paese ha fondamentale bisogno. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del commercio con l'estero: Enrico Letta.



 
Cronologia
sabato 18 gennaio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Il Presidente del Consiglio Romano Prodi incontra a Venezia il premier spagnolo José Maria Aznar, dopo il rifiuto da parte di Aznar di un'alleanza mediterranea.

mercoledì 22 gennaio
  • Politica, cultura e società
    La Corte di cassazione conferma le condanne ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani ed Ovidio Bompressi per l'omicidio del commissario Calabresi.