Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06717 presentata da ARACU SABATINO (FORZA ITALIA) in data 19970120
Al Ministro delle finanze. - Per sapere - premesso che: l'imposta regionale sulle attivita' produttive entrera' in vigore dal 1998, ma non e' escluso che il Governo, mediante una norma di raccordo, ne anticipi gli effetti sin dal 1997; la predetta nuova imposta sostituira' il contributo al servizio sanitario nazionale (la famosa "tassa sulla salute"), l'Ilor, l'Iciap, la tassa di concessione governativa sulla partita Iva, l'imposta sul patrimonio delle imprese; il gettito di tale imposta sara' a totale favore delle regioni, ma e' previsto che anche i comuni e le province possano istituire addizionali; tale scelta, la quale, a prima vista, sembra puramente facoltativa, e' in realta' obbligata, visto che fra le imposte abolite con l'entrata in vigore dell'Irep vi e', appunto, l'Iciap il cui gettito e' di esclusivo appannaggio dei comuni e delle province; le regioni potranno applicare un'aliquota massima del 5,5 per cento e se vi si aggiunge la possibile, ma praticamente certa, addizionale a favore di comuni e province si dovrebbe attestarsi intorno all'otto per cento; l'aggravio di imposta per le attivita' produttive e' facilmente intuibile e poiche' tale imposta non sara' deducibile dalle imposte pagate allo Stato ne conseguira', di fatto, un aumento dei costi di produzione, che si riversera' automaticamente sul costo dei beni finiti, provocando, di conseguenza, un'impennata dell'inflazione; oltre a cio' vi sara' un aggravio "occulto" che gravera' sulle attivita' che assumono dipendenti: infatti la base imponibile della nuova imposta sara' determinata con il criterio del bilancio civilistico comunitario, ma escludendo dai costi quello del personale; in altri termini, secondo la nuova normativa, le spese sostenute per il personale non potranno essere considerate costi fiscalmente deducibili, mentre saranno fiscalmente deducibili gli ammortamenti dei macchinari; questa situazione fara' si' che vengano favorite le imprese con forti investimenti (con macchinari tecnologicamente avanzati) e pochi dipendenti (altamente qualificati) rispetto alle imprese con bassi investimenti (macchinari vecchi o, comunque, non tecnologicamente avanzati) e molti dipendenti (scarsamente qualificati): le prime potranno detrarsi alti costi dei macchinari (ammortamenti) e non potranno detrarsi i bassi costi del personale; le seconde potranno detrarsi i bassi costi dei macchinari e non quelli elevati del personale; pertanto appare evidente un netto previlegio dei grandi capitali a svantaggio dell'assunzione degli operai. Per fare un esempio pratico, si prenda in esame un'impresa che lavora nel settore a "fa.$$.Accon", tipica dell'Abruzzo, dove vi lavorano ventimila persone e, di queste, oltre il 90 per cento donne, e tipica impresa con scarsi investimenti e molti dipendenti assunti. Con un fatturato di un miliardo questa azienda ha, in media, costi per 950 milioni e, quindi, utili, su cui pagare le imposte, di cinquanta milioni. Di questi costi, pero', ben ottocento milioni sono relativi ai dipendenti per cui, in base all'Irep, l'utile diventa di ottocentocinquanta milioni. Da cio' deriva che l'Irep sara' pari a 850 milioni per 8 per cento: ovvero 68 milioni, a fronte di un utile reale di cinquanta milioni; da tali constatazioni la logica conseguenza imprenditoriale sara' quella di chiudere l'azienda e, quindi, di licenziare gli operai -: quali iniziative intenda intraprendere con urgenza, considerata l'attuale fase recessiva e l'alta disoccupazione in atto, per evitare danni all'economia nazionale, alle aziende e soprattutto ai lavoratori. (4-06717)