Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00648 presentata da VENETO ARMANDO (POPOLARI E DEMOCRATICI - L'ULIVO) in data 19970123
Al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: nel corso dell'udienza tenuta dalla corte di assise di Cosenza in data 16 gennaio 1997, nel processo cosiddetto "Garden", l'imputato Franco Perna ha chiesto di rendere dichiarazione spontanea e - ammessovi - ha reso noto di essere stato trasferito, per circa un mese, presso la casa circondariale di Cosenza con lo scopo - evidenziato dai successivi avvenimenti - di essere posto in contatto con i collaboratori di giustizia Pranno, Acri e Tedesco; stando al racconto del Perna, i collaboratori, con blandizie e minacce ripetute, avrebbero chiesto al Perna di farsi a sua volta collaboratore di giustizia, con il precipuo scopo di accusare avvocati, magistrati, politici; il Perna ha affermato che gli avvocati da accusare erano Luigi Cribari, Giuseppe Mazzotta, Franz Caruso, Tommaso Sorrentino, Giuseppe Perri, Marcello Manna; tra i magistrati, riservando gli altri nomi, ha fatto quello del presidente della Corte di assise, dottor Franco Morano; tra i politici ha indicato l'onorevole Mancini, gli onorevoli Principe, Pino Gentile ed altri; l'esplosiva dichiarazione ha avuto il suo epilogo clamoroso allorche' il pubblico ministero di udienza, dottor Tocci, ha chiesto al Perna se egli fosse l'organizzatore di un attentato alla vita dell'avvocato Marcello Manna, ricevendone risposta negativa; subito dopo anche l'imputato Antonio Sena ha chiesto di rendere spontanee dichiarazioni ed ha riferito che, trovandosi nel carcere di Cuneo, e' stato interrogato, in presenza del suo difensore, avvocato Antonio Ingrosso, da magistrato del tribunale di Messina, sul conto del Presidente della Corte di assise dottor Franco Morano; cio' conferma la conoscenza di fatti rilevanti a fini processuali, riservata solo alla parte pubblica e l'esistenza di una regia misteriosa e di un allarmante scenario, inteso a circondare di sospetto l'opera, quando non anche a distruggere la vita, di soggetti la cui onesta' e' fuori discussione; a confondere insieme delinquenza e correttezza; ed a creare l'illusione di una giustizia giacobina che - senza riguardo per alcuno - procede solenne per la sua strada; ed invero il grave episodio sopra riportato, si inquadra in un sistema - che, per fortuna, appare sempre piu' indifendibile - di collusioni, accordi, minacce, blandizie, offerte, transazioni che hanno per protagonisti i pentiti all'italiana, ed impone un intervento non solo energico, ma immediato, degli organi preposti al mantenimento della legalita' nel nostro paese; tra di essi, vi e' senz'altro il Ministro di grazia e giustizia, titolare del potere di indagine conoscitiva e di quello disciplinare, oltre che del diritto-dovere di proporre tempestive modifiche della norma allorche' sia evidente e non piu' revocabile in dubbio l'uso distorto che di essa se ne faccia -: se sia a conoscenza dei gravi avvenimenti verificatisi giovedi' 16 gennaio 1997 nell'aula della Corte di assise di Cosenza; se abbia gia' provveduto a disporre un'indagine presso gli uffici dai quali e' dipeso il trasferimento, che si assume strumentale, del detenuto Franco Perna al carcere di Cosenza e la contemporanea detenzione dei "pentiti" che avrebbero dovuto convertirlo alla collaborazione, indagine da svolgere anche presso le strutture che hanno gestito l'episodio narrato dal Perna; quali provvedimenti urgenti intenda adottare sul piano disciplinare e legislativo - anche d'intesa con altri ministeri interessati, quali potrebbero essere quello della difesa e/o dell'interno - perche' abbia a cessare - attraverso la individuazione di responsabilita' dei singoli e/o delle strutture - l'ormai quotidiana offensiva di pentiti e di tutte le istituzioni che ad essi si richiamino, contro i princi'pi stessi della convivenza civile, che non possono essere affidati a incalliti delinquenti riciclati da chi non mostra interesse al rispetto delle regole, e pare vada alla ricerca di risultati non sempre in linea con la esigenza di verita' e giustizia che e' invece propria della stragrande maggioranza degli italiani. (3-00648)