Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00664 presentata da MATACENA AMEDEO GENNARO RANIERO (FORZA ITALIA) in data 19970129
Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri di grazia e giustizia e dell'interno. - Per sapere - premesso che: da notizie apparse sulla stampa (per tutti si veda la Gazzetta del Sud del 10 gennaio 1997), si apprende che l'ex deputato Paolo Romeo, con una querela presentata al procuratore della Repubblica di Roma ed inviata in copia ai Ministri di Grazia e Giustizia e dell'interno ed ad altri organi istituzionali, denuncia rapporti tra pentiti finalizzati a rafforzare tesi processuali e chiede "che vengano accertate e perseguite le responsabilita' di un tale mostruoso e perverso meccanismo, che ha gia' prodotto aberrazioni sul piano giuridico nella fase del procedimento custodiale" nonche' "accertamenti ed indagine sulla vita in comune dei collaboratori..."; a supporto della sua documentata denuncia, l'onorevole Romeo espone una serie di fatti, quali, fra gli altri: a) il collaboratore Scriva Giuseppe, nel verbale d'interrogatorio del 2 agosto 1995 reso davanti al pubblico ministero dottor Gaetano A. Cau, testualmente affermava: "So che il Lauro in diverse occasioni ha fatto proprie informazioni avute dal collaboratore Barreca"; b) lo stesso Scriva, dinnanzi al Tribunale di Messina, nel corso del processo a carico dell'ex presidente della Corte d'Assise di Reggio Calabria, dell'udienza del 27 novembre 1996 dichiarava di avere piu' volte incontrato il collaboratore Raso e di avere parlato con lui di fatti processuali; di incontri tra i collaboratori Raso e Scopelliti, i quali "confabulavano per potere rafforzare l'uno la tesi dell'altro"; di incontri tra Lauro, Scopelliti e Raso i quali avevano "concordato cio' che dovevano dichiarare"; c) sempre nel corso del processo Foti, all'udienza del 27 novembre 1996 il collaboratore Raso Annunziato dichiarava di avere incontrato Scriva in quanto abitavano vicini; dichiarava inoltre che Scriva gli chiese di aiutare il giudice Foti e di averlo denunciato all'ufficio protezione perche' gli aveva fregato tre milioni; che Scriva gli chiedeva di accusare gente che non conosceva; che le mogli dei collaboratori si incontravano spesso; che l'ufficio protezione sembrava "un ufficio di collocamento dove i pentiti si incontravano spesso fra di loro"; di essersi incontrato, oltre che con Scriva, con Lauro, Barreca e Scopelliti nel periodo che va dal 1991 al 1993; d) in una lettera inviata al Presidente della Corte d'Assise di Taranto, il collaboratore Vincenzo Catapano dichiarava di avere ricevuto uno scritto dal collaboratore Pulito, il quale stava assieme al collaboratore Annacondia, che doveva imparare a memoria e bruciare subito, dove vi era scritto cio' che doveva dire per potere rientrare nel programma di protezione e che tutto quanto avevano scritto il Pulito e l'Annacondia erano accuse false. Recatosi da Annacondia lo stesso gli disse che lo avrebbe ospitato su tutto quello che doveva dire, in particolare su un traffico di cocaina dal Sud America; e) al collaboratore Schettini Antonio all'udienza dibattimentale del 30 aprile 1996 viene contestata dal pubblico ministero la incoerenza della sua condotta ed in particolare la circostanza che, mentre era sotto protezione ha litigato con altri cinque collaboranti; che aveva concordato con altri due collaboratori la fuga di alcuni detenuti una volta che avessero ottenuto i benefici previsti dalla legge e, quindi, la liberta'; f) nella relazione di servizio del 21 dicembre 1994 della Casa di reclusione di Paliano risulta che il collaboratore Costa ed altri due collaboratori, Leo Giovanni e Affe' Annunziato, erano detenuti nella stessa cella e, ricostruendo alcuni episodi del loro passato criminale, hanno litigato tra di loro ed uno finiva in infermeria; g) il collaboratore Spatola, nel corso di un interrogatorio nel processo alle cosche del Trapanese, denominato Petrov, il 27 novembre 1996 ha dichiarato di avere partecipato a "numerosi incontri conviviali con altri collaboratori"; h) l'utenza telefonica 06/88641825, intestata a Rampa Giuseppe, Via Conca d'Oro, 15, Roma, e' stata in uso, sin dai primi mesi del 1993, a Giacomo Ubaldo Lauro (l'onnisciente pentito, beneficiario di una liquidazione miliardaria); tale utenza telefonica, con provvedimento n. 106/93, e' stata sottoposta ad indagini tecniche. Dal contenuto delle predette intercettazioni telefoniche successive al 6 aprile 1993, si rivaca che Lauro aveva l'uso pieno ed autonomo della utenza telefonica; non aveva alcun filtro nelle telefonate da parte del personale della Dia e/o dell'ufficio protezione addetto alla vigilanza; l'utenza telefonica veniva utilizzata non soltanto dai familiari del Lauro ma anche dal fratello Bruno dedito al traffico internazionale di stupefacenti (vedasi in proposito l'interrogazione del 28 settembre 1995, n. 4-14132, rimasta senza risposta, riproposta identica nella XIII legislatura n. 4-01101 del 19 giugno 1996 anch'essa ancora in attesa di risposta); l'abitazione del Lauro non era soggetta ad alcun controllo atteso che lo stesso poteva, indisturbato, ospitare nella sua abitazione la signora Olga Luz Carrillo Mindiola, compagna del trafficante colombiano di droga, nei giorni in cui lo stesso era impegnato nello sbarco di un quantitativo di cocaina al porto di Ravenna; i fatti suesposti smentiscono clamorosamente quanto dichiarato dal Colonnello Rolando Santarelli, responsabile della prima divisione della Dia sin dall'aprile del 1992, nel processo a carico dell'onorevole Romeo, nell'udienza del 12 dicembre 1996, secondo cui i collaboratori non si incontravano fra di loro; che erano soggetti ad una continua vigilanza dal personale a cio' addetto; che non avevano la piena ed esclusiva disponibilita' di utenze telefoniche; che eventuali telefonate effettuate o ricevute dal collaboratore cadevano sotto il controllo del personale che svolgeva la vigilanza 24 ore su 24 ore; con precedenti interrogazioni l'interrogante aveva chiesto di avviare opportune verifiche per accertare se rispondesse a verita' la circostanza secondo cui la Magistratura regina stesse "pagando" la collaborazione di pentiti, non in funzione della loro attendibilita' bensi' in rapporto al numero dei verbali (forse, anche, in bianco) che permettono di riempire ed aveva denunciato il diffuso sospetto che, in alcuni casi, piu' che alle ricerca della verita', si tende al "killeraggio politico" -: se non si ritenga opportuno ed urgente avviare una scrupolosa indagine per accertare, su quanto teste' esposto, responsabilita' ed eventuali violazioni di legge; quali provvedimenti si intendano adottare nei confronti dei responsabili; quali concreti meccanismi di garanzia si intendano introdurre nella gestione dei pentiti per evitare confessioni pilotate e "ad orologeria" a supporto di teoremi spesso aberranti. (3-00664)