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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00096 presentata da SANZA ANGELO MARIA (MISTO) in data 19970213

La Camera, premesso che: la crisi occupazionale ha raggiunto livelli di altissima gravita' e deve indurre ad una attenta riconsiderazione delle politiche per il lavoro e dei relativi strumenti; lo stato dell'occupazione nel Paese e' sensibilmente peggiorato nella fase di avvicinamento all'unione monetaria, contrassegnato da modesta crescita economica, insufficiente a garantire un progressivo riassorbimento; in Italia nel quadriennio passato si e' perso un milione di posti di lavoro. Secondo i dati piu' recenti, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,1 per cento, quello giovanile il 34,8 per cento; emerge, poi, una distanza strutturale tra il tasso di disoccupazione italiano e quello europeo; la tendenza e le previsioni sia per l'intero sistema economico europeo sia per l'Italia non indicano possibilita' di recupero significativo della disoccupazione attuale se non attraverso misure straordinarie di politica industriale e del lavoro che rilancino gli investimenti privati e quelli pubblici nelle infrastrutture recuperando un piu' alto grado di flessibilita' nel mercato del lavoro; la politica economico-finanziaria del Governo Prodi ha privilegiato politiche fiscali piuttosto che una politica selettiva della spesa, determinando la crescita di un punto e mezzo della pressione fiscale, fino a raggiungere un livello record; in conseguenza di tali scelte, si e' verificata una forte contrazione della domanda interna e della produzione e la domanda estera non e' sufficiente a garantire la capacita' produttiva; i provvedimenti adottati dal Governo non sembrano in grado di attivare il mercato del lavoro e valorizzare maggiori opportunita' occupazionali, non incoraggiando le scelte di investimento, anche per il grande ritardo con cui si va attuando l'accordo del 24 settembre 1996 "patto per il lavoro"; considerato che: la differenza tra i tassi di disoccupazione dell'area meridionale e quelli del resto del Paese si e' allargata in relazione al diverso tasso di sviluppo del prodotto tra le due aree; la disoccupazione si conferma, per la natura prevalentemente strutturale, fenomeno che interessa anche il resto dei paesi dell'Unione europea; l'uso di tipologie contrattuali flessibili, come il part time e il tempo determinato, risulta ancora troppo limitato; la societa' si caratterizza sempre piu' come jobless growth, come economia che anche in una fase espansiva non riesce ad avere saldi occupazionali positivi rispetto alle precedenti fasi economiche; l'elevata e crescente disoccupazione strutturale in Europa sta producendo effetti che potrebbero rendere piu' critico il raggiungimento degli obiettivi di Maastricht; i costi sociali elevati legati alle politiche di risanamento tendono ad accrescere l'estraneita' al progetto dell'unione monetaria europea di vasti settori sociali; la modesta ripresa economica non ha prodotto effetti positivi soprattutto nel Mezzogiorno, dove la disoccupazione ha raggiunto il tasso del 24 per cento, con proporzioni piu' vaste per la componente giovanile e femminile, i cui tassi rappresentano il 56 e il 64 per cento, per diverse ragioni quali: scarsa presenza di imprese esportatrici; presenza di imprese di maggiori dimensioni interessate da processi di ristrutturazione; progressiva deindustrializzazione e blocco della infrastrutturazione e delle opere pubbliche; ristrutturazione nel settore dei servizi; mentre al Nord si riscontrano fenomeni di disagio occupazionale legati alla scarsa compatibilita' con le professioni disponibili, al Sud esiste una disoccupazione di massa e diffusa; un prolungato ritardo nell'entrata nel mondo del lavoro provoca un deficit nel patrimonio formativo e nella costituzione di una cultura del lavoro determinante ai fini dello sviluppo economico; nel vertice di Dublino del 13 e 14 dicembre 1996 il Consiglio europeo ha adottato la dichiarazione sull'occupazione con la quale e' stato riaffermato che la "lotta alla disoccupazione e' una responsabilita' degli Stati membri, ma anche un compito prioritario dell'Unione"; considerato, altresi', che: politiche attive del lavoro non possono prescindere da una flessibilita' del mercato del lavoro; la degenerazione dello Stato sociale inteso come intervento pubblico che opera in campo sociale, ma anche economico, determina effetti distorsivi in termini di competitivita' del settore produttivo nel confronto internazionale; l'espansione della spesa sociale e la carenza strutturale del sistema relativamente alle forme di copertura di tale spesa, rende indispensabile approfondire e predisporre piu' corrette soluzioni di finanziamento della spesa sociale; il finanziamento della spesa sociale, assumendo essenzialmente il carattere di prelievo parafiscale commisurato al valore della retribuzione, ricade quasi esclusivamente sul lavoro dipendente, aumentando il costo non salariale. Cio' provoca per le imprese condizioni di costi strutturalmente diversi da quelli dei paesi concorrenti e quindi una posizione di svantaggio competitivo; le scelte di investimento vengono influenzate in modo tale da consentire alle imprese di risparmiare sui costi dei fattori implicando un allargamento della disoccupazione strutturale; le imprese e i settori di attivita', nel tentativo di migliorare l'efficienza, tendono a trasferire all'estero verso paesi a basso costo di manodopera alcune produzioni industriali; l'accordo del 3 luglio 1993, che ha definito una politica dei redditi, ha rappresentato una svolta importante nelle relazioni industriali eliminando gli effetti delle indicizzazioni, ma sono stati accumulati ritardi nel rendere pienamente operativi gli strumenti legislativi per nuove occupazioni quali il lavoro interinale, il lavoro a tempo parziale, i contratti a termine; impegna il Governo: ad effettuare in tempi brevi la conferenza sull'occupazione, gia' prevista per settembre 1996 a Napoli; a presentare al Parlamento un piano articolato per l'occupazione che preveda profonde innovazioni nelle politiche per il lavoro ispirate alla flessibilita', riducendo la rigidita' del mercato del lavoro al fine di rilanciare gli investimenti produttivi, far emergere il lavoro nero e riassorbire la disoccupazione soprattutto al Mezzogiorno; a prevedere un salario iniziale ridotto nelle aree deboli del Paese, al fine di creare piu' favorevoli condizioni e convenienze all'investimento per le imprese; ad attivare immediatamente i contratti d'area; a prevedere un trattamento fiscale differenziato per i redditi di impresa nelle produzioni localizzate nelle aree di crisi occupazionale; a prevedere incentivi al part time, offrendo un sostegno, non in chiave di gestione delle eccedenze, ma di nuove produzioni; a prevedere un trattamento fiscale piu' favorevole per i lavoratori assunti con salario differenziato; a prevedere incentivi alla riduzione e rimodulazione degli orari di lavoro; a rivedere, potenziare e decentrare le agenzie del lavoro anche superando il monopolio pubblico del collocamento; a detassare gli utili reinvestiti in un orizzonte pluriennale, riducendo il peso degli oneri fiscali e previdenziali sul costo del lavoro, al fine di offrire certezze agli investitori interni ed internazionali; ad eliminare ogni misura assistenziale sull'occupazione, rendendo equo e trasparente il sistema degli ammortizzatori sociali; a sviluppare coerenti politiche salariali che non privilegiano gli occupati ed i garantiti, ma mirino a liberare risorse per nuovi investimenti; a riordinare la formazione professionale, aprendo ai privati tale settore, con un adeguato controllo pubblico; a prevedere contratti di inserimento o lavoro temporaneo anche prolungando, al Sud, i contratti di formazione lavoro; a rivedere la disciplina sugli appalti, per rimuovere l'immobilismo nelle infrastrutturazioni e nel settore delle opere pubbliche in generale, attivando immediatamente le risorse europee. (1-00096)

 
Cronologia
mercoledì 5 febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Si riunisce per la prima volta la Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, Massimo D'Alema è eletto presidente.

mercoledì 19 febbraio
  • Politica, cultura e società
    Si apre a Roma il congresso del PDS. Il 23 febbraio D'Alema è eletto segretario del partito con l'88% dei voti.