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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00790 presentata da FRAGALA' VINCENZO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19970226

Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia, dell'interno e della sanita'. - Per sapere - premesso che agli interroganti risultano i seguenti fatti: un sedicente Paolo G. Parovel, asseritamente domiciliato presso lo studio di un certo avvocato Mocnik, in via XXX Ottobre n. 13 a Trieste, in data 4 febbraio 1997 ha inviato un esposto ad un non nominativamente indicato giudice delle indagini preliminari del tribunale di Roma, al Consiglio superiore della magistratura, al Ministro di grazia e giustizia (per conoscenza), al Ministro degli affari esteri (per conoscenza), alla presidenza nazionale dell'Anpi, oltre che a diverse autorita' slovene e croate, indicate rispettivamente in lingua slovena e croata (presumibilmente individuabili nei rispettivi ministeri degli esteri o di grazia e giustizia e nei rispettivi comitati "antifascisti"); con detto esposto, il sedicente Parovel richiede una specifica "indagine" al Consiglio superiore della magistratura, con esplicito riferimento alla istruttoria in corso condotta dal pubblico ministero presso il tribunale di Roma, dottor Giuseppe Pititto, la quale - volta ad identificare gli autori del genocidio e dei massacri condotti contro le popolazioni italiane delle regioni italiane dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia, posti in essere da criminali sloveni, croati, serbi e di altre espressioni appartenenti alle popolazioni balcaniche, oltre che da criminali italiani che collaborarono con i criminali del nono Corpus di armata titino - ha, fino ad ora, condotto alla richiesta del detto pubblico ministero di rinvio a giudizio dinanzi alla Corte di assise di Roma delle prime tre persone per le quali sono state acquisite prove sicure di omicidi plurimi e di inimmaginabili nefandezze (Ivan Motika, Oskar Piskulic e Avjanka Margetic); il Parovel qualifica i suddetti come "combattenti partigiani" e con espressione non solamente riduttiva, bensi' oltraggiosa, qualifica i fatti - oggetto di indagine da parte del pubblico ministero dottor Pititto - come "fatti cosiddetti delle foibe"; il Parovel fa riferimento ad un suo precedente esposto (del quale gli interroganti non hanno conoscenza) del marzo 1996 e con il quale gia' allora l'esponente, come ora lo stesso testualmente si esprime, avanzava nei confronti del pubblico ministero dottor Pititto "richiesta di accertamenti disciplinari e giudiziari sulla sussistenza dei reati di diffusione e pubblicazione di notizie segrete dell'indagine preliminare, frode processuale, falsa testimonianza, violazione della legge n. 117 del 1982 sulle associazioni segrete, nonche' denuncia per i reati di diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico, simulazione di reato, vilipendio delle forze armate della liberazione, turbativa di relazione con Governi esteri, violazione della legge n. 205 del 1993 sulla discriminazione razziale, etnica e nazionale, delitto di genocidio, con contestuale richiesta di ricognizione legale di asserite fosse comuni (le cosiddette foibe di Basovizza e Monrupino, presso Trieste, sino ad ora sottratte alle indagini)"; appare evidente il contenuto calunniatorio dell'esposto; sembrerebbe di tutta evidenza lo scopo strumentale dell'esponente, il quale tenta di sottrarre all'accertamento giudiziario gli indagati e le nefandezze da questi commesse; appare intollerabile la spudoratezza dell'esponente, il quale pone in contestazione anche la esistenza delle fosse comuni delle foibe di Basovizza e Monrupino (dichiarate ambedue monumenti nazionali), dove e' noto che i corpi di italiani (fascisti, antifascisti, comunisti, cattolici, liberali, laici, religiosi, donne, bambini) raggiunsero il volume di piu' di 2500 metri cubi; l'esponente (del quale non e' nota la cittadinanza e, se straniero, non e' noto il titolo di legittimazione e le ragioni della sua presenza sul territorio nazionale italiano), rendendosi strumento di un ben preciso disegno politico straniero, palesemente rivolto a mantenere ancora nascoste dopo piu' di cinquanta anni le stragi ed a proteggere gli assassini, si rivolge, appunto strumentalmente, anche ad autorita' straniere, con cio' gravemente interferendo non soltanto sulla autonomia e l'indipendenza della magistratura, ma, altresi', nei confronti della sovranita' dello Stato italiano; il sedicente Parovel nella sua strumentalizzazione, tenta di coinvolgere, a beneficio dei suoi scopi illeciti, l'Associazione nazionale partigiani italiani, le forze armate della liberazione e tutti quegli onesti combattenti che presero parte attiva alla resistenza nazionale, tentando di confondere con questi - per poterli ancora proteggere - discutibili figure, che nulla possono avere avuto a che fare con la lotta partigiana, se non, diversamente, infangandone l'azione e la memoria storica; l'esponente contesta anche quella che e' in Italia la liberta' di stampa; lo stesso, il quale si qualifica "giornalista e studioso specializzato", ancora calunniosamente accusa il pubblico ministero dottor Pititto di aver rilasciato "pubbliche dichiarazioni violentemente colpevoliste", rendendo anche noti gli "sviluppi delle indagini" o gli "atti processuali"; il sedicente "giornalista e studioso specializzato" (di che cosa non e' dato conoscere), facendo mostra di conoscere (illecitamente) gli atti processuali, sindaca sorprendentemente anche il lavoro e le valutazioni del pubblico ministero, dottor Pititto, affermando che "l'impianto accusatorio del pubblico ministero e' costruito inserendo testimonianze per sentito dire o per supposizione, in una cornice probatoria di falsificazione grossolana e faziosa di eventi storici, ricavata senza verifiche da fonti di mera e notoria propaganda politica di parte che hanno contemporaneamente fornito testimoni e tesi accusatorie"; in un crescendo inarrestabile, l'esponente non soltanto accusa il pubblico ministero, dottor Pititto, di aver "eluso sistematicamente le pur accessibili, note autorevoli fonti di informazione e testimonianze contrarie" (pero' quali esse siano egli non dice!), ma calunnia esplicitamente anche il procuratore generale e il tribunale del riesame di Roma per quanto da questo motivatamente esposto nell'ordinanza del 4 luglio 1996; il detto calunniatore, gettando la maschera e palesando il reale scopo del suo esposto, osa attribuire le nefandezze sulle quali indaga il pubblico ministero, dottor Pititto, alle autorita' italiane in Istria, Fiume e Dalmazia dal 1943 al 1945, con cio' raggiungendo uno sconcertante miscuglio di tragedia e di fama; e' noto che il dottor Pititto indaga anche con riguardo a responsabilita' imputabili a cittadini italiani, che si resero concorrenti negli omicidi, anche di donne e bambini, mentre il sedicente Parovel vorrebbe che "gli uccisi furono nella quasi totalita' membri del nazionalismo italiano, del fascismo e/o del collaborazionismo": come se, a tutto ammettere, uccidere queste persone non costituisse reato di omicidio plurimo e pluriaggravato; l'esponente si dilunga poi (egli e' uno "studioso" ...) in sue personali valutazioni storiche, sociali e politiche circa le popolazioni e i territori italiani al confine orientale, per concludere infine con l'accusare il pubblico ministero dottor Pititto di "strumentalizzazione" e "speculazione politica" della indagine; al contrario, lo scrupolo del pubblico ministero nelle indagini si e' spinto fino al punto di ricercare prove non soltanto presso gli archivi dell'Onu, ma anche presso gli archivi statali di Belgrado e presso gli archivi dell'istituto "A. Gramsci" di Roma; l'esponente non ha mancato di coinvolgere nelle sue accuse anche imprecisati "forti poteri trasversali" (non mancando l'occasione di coinvolgere anche la solita Loggia P2, che avrebbe promosso organizzato e "pilotato" il processo con la ovvia e diretta corresponsabilita' del dottor Giuseppe Pititto); con la necessaria, ma falsa e penosa, dichiarazione di voler tutelare "l'indipendenza della magistratura" italiana, in realta' il detto Parovel cerca di intimidire, calunniandolo, il pubblico ministero, dottor Giuseppe Pititto; nei confronti degli indagati (che essi siano "anziani" non costituisce esimente dalle responsabilita' penali) sono state poste in essere da parte del pubblico ministero, dottor Pititto, tutte le garanzie processuali; contrariamente a quanto sostiene in modo davvero ridicolo l'esponente, nessuna disponibilita' a collaborare nelle indagini vi era e vi e' da parte delle "magistrature slovena e croata", e cio' per ben intuibili ragioni; la necessita' di effettuare sopralluoghi nelle localita' degli "asseriti crimini" e' questione che riguarda le esigenze ed il metodo della indagine, unicamente rimessi alla valutazione del pubblico ministero; le dette "localita'", peraltro, contrariamente a quanto falsamente afferma il sedicente Parovel, non sono in alcun modo "accessibili" ne' "direttamente", ne' (ed ancor meno) "con la mediazione della giustizia slovena e croata"; l'esponente contesta, addirittura, le valutazioni tecnico-giuridiche di genocidio formulate dal dottor Pititto, mostrandosi cosi' "studioso" anche di cose giuridiche; rivolgendosi direttamente al Gip presso il tribunale di Roma, il sedicente Parovel tenta di subornarlo e intimidirlo affinche' questi non accolga la richiesta del pubblico ministero, dottor Giuseppe Pititto, di rinvio a giudizio dinanzi la Corte di assise di Roma dei primi tre indagati sopraindicati; sempre a scopo intimidatorio e di insabbiamento della indagine, il sedicente Parovel sollecita una "inchiesta urgente" al Consiglio superiore della magistratura (su cosa non viene precisato) -: quali urgenti provvedimenti ritengano di adottare - previa identificazione e generalizzazione del sedicente Paolo G. Parovel e del non meglio conosciuto avvocato Mocnik - ai fini di ogni necessaria iniziativa a tutela della dignita' dello Stato italiano, della indipendenza della magistratura italiana e della serenita' del pubblico ministero dottor Giuseppe Pititto nello svolgimento del suo gravoso e delicato compito di indagine; quali provvedimenti ritengano di adottare per prevenire, nei modi consentiti dalla legge, ulteriori aggressioni e insulti nei confronti dello stato italiano e dei suoi organi e per garantire serenita' ed autonomia al giudice per le indagini preliminari che dovra' decidere sulle richieste del pubblico ministero; quali misure intendano porre in essere a tutela almeno della memoria e del ricordo delle migliaia di cittadini italiani trucidati da criminali sloveni, croati e di altre nazionalita' che ora, uscendo dalle nebbie della storia e dal ricatto politico, cominciano ad essere individuati; quali iniziative siano state adottate da parte del procuratore generale presso la Corte di appello di Roma, dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma e dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Perugia, che e' funzionalmente competente nei confronti del detto Paolo G. Parovel, autore di cosi' insoliti e gravi reati di calunnia e di diffamazione pluriaggravata in danno di un magistrato della procura della Repubblica di Roma; se le autorita' italiane (Ministro di grazia e giustizia, Ministro degli affari esteri, Consiglio superiore della magistratura, giudice per le indagini preliminari cui si e' rivolto il detto Parovel), abbiano, in presenza di un cosi' grave reato di calunnia, trasmesso - come la legge penale impone - l'esposto del Parovel alla competente autorita' giudiziaria, per il necessario procedimento penale per il reato di calunnia aggravata a carico del detto Parovel in danno del pubblico ministero, dottor Giuseppe Pititto. (3-00790)





 
Cronologia
martedì 25 febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 308 voti favorevoli, 257 contrari e 1 astenuto, l'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997 (AC 3181), sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia.

venerdì 28 febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Nella seduta continuata dal 26 al 28 febbraio 1997, la Camera approva, con 308 voti favorevoli e 170 contrari, l'emendamento 2.55 del Governo, interamente sostitutivo del testo del decreto-legge 2 gennaio 1997, n. 1, Interventi urgenti per il settore dell'autotrasporto (A.C. 2946), sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.