Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00887 presentata da ARMANI PIETRO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19970313
Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del tesoro e del bilancio e della programmazione economica. - Per sapere - premesso che: l'istituto nazionale di statistica (Istat) e' un organo del sistema statistico nazionale (Sistan) e, in quanto tale, e' sottoposto alla vigilanza del Presidente del Consiglio dei ministri (decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, articolo 14); il sistema statistico nazionale (Sistan) deve istituzionalmente garantire il principio dell'imparzialita' dell'informazione statistica nell'interesse generale della collettivita' nazionale, effettuando le rilevazioni dei dati in modo trasparente e con metodologie rigorose, cioe' non soggette a rilievi o a propensioni di parte; proprio a garanzia di tale trasparenza e rigore e' istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri la commissione per la garanzia dell'informazione statistica, nella quale figurano esperti qualificati in materie economiche e statistiche che dovrebbero rispecchiare tutte le aree culturali, senza distinzioni fra quelle espresse dalla maggioranza e quelle piu' vicine all'opposizione; malgrado tale impostazione, il Governo ha di recente rinnovato parzialmente la predetta commissione, nominando tre esperti espressi su indicazione della maggioranza e ignorando, invece, l'indicazione di una autorevole personalita' scientifica segnalata dall'opposizione; le recenti nomine del Governo nella commissione per la garanzia dell'informazione statistica sono, dunque l'espressione di una volonta' egemonica della maggioranza nei confronti dell'Istat e della sua opera di rilevazione ed informazione statistica, che viene vista come competenza esclusiva del potere esecutivo, anziche' come strumento obiettivo di conoscenza e di approfondimento per tutti; esempio di questa concezione e' il modo con il quale e' stato revisionato nel 1995 dall'Istat il "paniere" dei beni e dei servizi i cui prezzi sono periodicamente censiti per determinare il "numero indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati", comunemente identificato come "indice del costo della vita" e considerato come necessario presupposto per determinare il tasso dell'inflazione interna (a sua volta indispensabile come uno dei parametri che contano ai fini del trattato di Maastricht e dell'avvicinamento al traguardo dell'Euro, oltre che indirettamente capace di condizionare il livello dei tassi d'interesse, la dinamica dei salari contrattuali, l'aggiornamento annuale degli affitti, eccetera); l'Istat, passando dalla vecchia base 1992 a quella 1995, non ha ritenuto anzitutto opportuno pubblicare - almeno per i primi due mesi del 1996, rilevati con la nuova base - un confronto fra la rilevazione del predetto indice con la vecchia e quella con la nuova base, impedendo cosi' di percepire le differenze fra i due calcoli a fini di una maggiore trasparenza, stante il fatto che il saldo fra le nuove voci immesse e quelle cancellate e' quasi paritetico rispetto alla situazione precedente, mentre sono mutati talvolta sensibilmente i "pesi" di alcune voci, in certi casi accrescendoli di valore e in altri facendoli decrescere; risulta da uno specifico e analitico studio scientifico - promosso dal direttore del dipartimento di teoria economica e metodi quantitativi della Facolta' di scienze politiche dell'universita' di Roma "La Sapienza", professor Ornello Vitali, pubblicato su Il Giornale del 10 marzo 1997 - che, nell'ambito di questa ridefinizione della base dell'indice dal 1992 al 1995, l'Istat ha privilegiato (aumentandone la rilevanza), nella distribuzione interna dei "pesi", soprattutto quelle voci di beni e servizi le quali, tra il 1992 e il 1995, hanno registrato i relativamente minori incrementi di prezzo, ovvero quelle che si riferiscono a servizi il cui prezzo e' in qualche modo "amministrato" dalla pubblica autorita' centrale o locale, a fronte di un corrispondente calo relativo di importanza (sempre come "peso" nel paniere) per i beni e servizi i quali nel periodo considerato hanno, invece, totalizzato i maggiori aumenti di prezzo -: se tale sofisticato ricalcolo dei "pesi" nel paniere dell'indice del "costo vita" su base 1995, rispetto a quello inserito nell'analogo indice su base 1992, non prefiguri un tentativo di accrescere artificiosamente il calo dell'inflazione interna (al di la' di quanto gia' non emerga per la fase recessiva innestata dalle pesanti manovre di finanza pubblica), per avvicinarla con maggiore rapidita' a quella richiesta per la adesione all'Euro; se, a riprova di tale scopo "illusionistico", non debba essere portato l'episodio di fine febbraio del 1997, quando il Tar del Lazio, in un primo tempo, condanno' l'Enel a ridurre le tariffe elettriche, facendo cosi' registrare un calo dell'inflazione di quel mese al 2,2 per cento, mentre in un secondo tempo la sentenza opposta del Consiglio di Stato (sospensiva della delibera del Tar) ha consentito all'ente elettrico di riportare al livello precedente le sue tariffe, ricollocando cosi' il tasso d'inflazione al 2,4 per cento; se tutto cio' sia conciliabile con le esigenze di una economia di mercato e di una societa' democratica, secondo le quali la rilevazione ufficiale dei prezzi interni deve avvenire con criteri trasparenti e intellegibili e non con il ricorso a trucchi e artifici statistici individuabili solo dagli "addetti ai lavori"; quali provvedimenti si intendano prendere affinche' l'Istat torni ad essere fedele ai princi'pi del rigore scientifico e della neutralita' nella sua opera di rilevazione statistica, che va fatta nell'interesse di tutti e non solo della politica dell'esecutivo e della sua maggioranza. (3-00887)