Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00193 presentata da DI STASI GIOVANNI (SINISTRA DEMOCRATICA - L'ULIVO) in data 19970317
La XIII Commissione, premesso che: l'industria saccarifera meridionale e' ridotta a quattro stabilimenti, con le seguenti capacita' produttive: 1) Foggia (gruppo Sfir): 740.000 quintali di zucchero; 2) Termoli (Zuccherificio del Molise): 800.000 quintali di zucchero; 3) Celano (gruppo Sadam): 650.000 quintali di zucchero; 4) Villasor (gruppo Sadam): 400.000 quintali di zucchero; il comparto saccarifero e' importante perche': a) interessa l'attivita' di migliaia di aziende agricole; b) gli occupati fissi presso i vari stabilimenti sono diverse centinaia, tra impiegati, operai, tecnici ed agenti agricoli, e quelli occupati con rapporto stagionale sono piu' del doppio di quelli fissi; c) l'indotto interessa l'attivita', oltre che di numerosi operai agricoli, di un notevole numero di operatori autonomi (trasportatori, operatori conto terzi per le operazioni colurali e di raccolta, eccetera); d) puo' contribuire a realizzare adeguati avvicendamenti colturali e mantenere la fertilita' dei terreni (la barbabietola da zucchero, come e' noto, e' una coltura da rinnovo, cioe' migliorativa della fertilita' dei terreni agrari) e consente agli agricoltori di disporre di un adeguato ventaglio di scelte produttive ed a riequilibrare inoltre i comparti produttivi, contenendo la produzione eccedentaria del pomodoro da industria; l'area di produzione meridionale interessa le regioni Puglia, Molise, Abruzzo, Lazio, Sardegna, Calabria e, marginalmente, Campania e Basilicata; le semine 1996-1997 hanno avuto un incremento, al sud, di oltre il venti per cento rispetto all'annata precedente; in Puglia tale incremento di semine a barbabietola ha sfiorato il venticinque per cento, raggiungendo circa ventiquattromila ettari per la prossima campagna di raccolta 1997; l'incremento delle semine 1996-1997 al sud e' stato determinato dal discreto andamento della campagna scorsa, dai problemi del comparto del pomodoro, ma soprattutto perche': a) l'accordo interprofessionale nazionale e' correttamente gestito con un reale confronto tra parte industriale e parte agricola in tutte le fasi del rapporto contrattuale, ivi compreso quello dell'apprezzamento della produzione ceduta agli zuccherifici; b) i coltivatori sono rimasti soddisfatti del prezzo delle bietole per il 1996, di 12.400 lire al quintale a sedici gradi polarimetrici, per l'area del sud. Com'e' noto la produzione bieticola ha un prezzo differenziato per le tre diverse aree produttive del Paese (nord, centro e sud), che tiene conto dei diversi costi di produzione. I bieticoltori hanno apprezzato, soprattutto, il fatto che le organizzazioni bieticole nazionali sono riuscite a stipulare un accordo interprofessionale integrativo che ha consentito agli stessi di incassare entro l'anno di produzione tutte le spettanze (ivi compresi gli aiuti Aima, anticipati dalle industrie); c) i bieticoltori hanno potuto conoscere in anticipo il prezzo delle bietole, contrariamente alla prassi di concordare tale prezzo in corso di consegne o addirittura a consegne ultimate; ora pero' nuovi pericoli si presentano all'orizzonte, dovuti al fatto che il prezzo delle bietole per la prossima campagna 1997 diminuira' di almeno mille lire al quintale, e forse anche di piu', qualora nella prossima maratona dei prezzi in sede di Unione europea venisse abolito il premio di regionalizzazione (che e' di circa seicento lire al quintale a sedici gradi polarimetrici); ulteriori diminuzioni di prezzo possono inoltre verificarsi nelle annate seguenti, giacche' esiste il reale pericolo che il settore, a partire dalla prossima campagna di semine 1997-1998, subisca una sensibile contrazione, mettendo in difficolta' anche le industrie interessate; la prevista riduzione di prezzo per la prossima campagna non ha inciso sulle semine 1996-1997, ma certamente pone le basi per una riduzione delle semine dalla prossima campagna 1997-1998; la diminuzione di prezzo per la produzione 1997, prevedibile da mille a millecinquecento lire al quintale, e' dovuta: agli insufficienti aiuti autorizzati dall'Unione europea per la bieticoltura italiana, a totale carico dello Stato; ai tagli agli stanziamenti statali gia' autorizzati in misura ridotta dalla Unione europea, come di seguito specificato; alla rivalutazione della lira; alla controversa questione della regionalizzazione che, per regolamento europeo, e' a carico dell'industria, ma che fino ad ora e' stata di fatto pagata con risorse del Fondo bieticolo nazionale (cioe' dallo Stato) e che alla prossima maratona dei prezzi potrebbe essere abolita; la preoccupazione che si inneschi un processo irreversibile di riduzione delle semine a bietole nei prossimi anni e' sentita in tutte le aree del sud (molto meno in alcune aree del nord); cio' creerebbe una situazione insostenibile anche per le industrie; tra l'altro e' oggettiva anche la preoccupazione che gli aiuti destinati alla bieticoltura del sud dal vigente regolamento dell'organizzazione comune del mercato dello zucchero, in vigore fino al 2000, pur privilegiando la bieticoltura del sud rispetto a quella del centro e del nord d'Italia, soprattutto per gli alti costi irrigui non siano sufficienti a salvaguardare il comparto fino al 2000 (ora sono costituiti tre distinti fondi bieticoli, per la gestione di tali aiuti, in conseguenza dell'orientamento europeo, ma non mancano da parte di organizzazioni e societa' saccarifere del nord pressioni per vanificare, almeno in parte, tale preferenza riservata al sud dall'Unione europea); questo stato di cose e' determinato dalla vigente normativa europea sulla organizzazione comune del mercato dello zucchero, nonche' dai tagli operati dal Governo ai gia' ridotti stanziamenti autorizzati dalla Unione europea; impegna il Governo: a non operare ulteriori tagli nello stanziamento a favore del settore nell'ambito della manovra finanziaria per il 1998; a chiedere all'Unione europea misure compensative (oltre a quelle gia' decise dalla Commissione europea con una proposta di regolamento che prevede che per l'Italia scatti a marzo la possibilita' di richiedere compensazioni per le perdite di reddito derivate agli agricoltori dalla rivalutazione della lira), per consentire una sufficiente remunerazione alla produzione bieticola italiana ed in particolare a quella meridionale; a presentare all'Unione europea un progetto organico di salvaguardia del nostro comparto nazionale, sollecitando la abolizione della quota B ed aumentando di pari quantitativo la quota A, facendo risparmiare al comparto bieticolo saccarifero italiano centoquaranta-centocinquanta miliardi annui di oneri di quota B ed altri, a beneficio del Feoga (e quindi dei Paesi esportatori del nord Europa), nonche' di porre a carico dell'Unione europea, e non dello Stato italiano, gli stanziamenti necessari a sostenere la bieticoltura del sud d'Italia, nel quadro di una coerente politica di salvaguardia dell'agricoltura mediterranea. (7-00193)