Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00933 presentata da FRAGALA' VINCENZO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19970401
Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri di grazia e giustizia e dell'interno. - Per sapere - premesso che: avendo appreso dell'arresto del "collaborante" Giacomo Ubaldo Lauro -: quali possano essere i motivi che hanno condotto a tale arresto; se corrisponda al vero il fatto che Giacomo Ubaldo Lauro, mentre era sotto "programma di protezione", avesse diretto insieme con il fratello Bruno una specie di "agenzia" che s'interessava di traffico internazionale di stupefacenti (come sembrerebbe apparire dalle telefonate intercettate tra gennaio e maggio 1993 dalla guardia di finanza); se corrisponda al vero che, a seguito di tale azione, il Lauro abbia dato inizio ad un nuovo ciclo di "collaborazione", che lo spinse a definirsi "elemento di collegamento tra la .ndrangheta ed Avanguardia Nazionale, ed in genere "l'ambiente di destra""; se corrisponda al vero che, in veste di "storico", abbia svelato i retroscena della rivolta di Reggio Calabria del 1970 (vedi dichiarazioni rese al procuratore antimafia di Reggio Calabria, dottor Vincenzo Macri', nell'interrogatorio del 16 giugno 1993; vedi dichiarazioni rese al giudice istruttore di Milano, Guido Salvini, nell'interrogatorio del 9 luglio 1993), giungendo a sostenere che il deragliamento della "Freccia del Sud", avvenuto il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro, fosse stato causato da un attentato organizzato, tra gli altri, da due attuali parlamentari di Alleanza Nazionale; se corrisponda al vero che le dichiarazioni del Lauro relative all'esistenza di una "entita'" che accomunava servizi deviati, massoneria, .ndrangheta ed "eversione nera" servirono come base teorematica per l'operazione "Olimpia", la quale, nell'estate del 1995, porto' al blitz in cui vennero arrestati piu' di trecento reggini (blitz preceduto di poche ore dall'arresto per concorso in associazione di stampo mafioso del presidente della Corte d'assise di Reggio Calabria, Giacomo Foti considerato dalla direzione distrettuale antimafia del capoluogo calabro troppo "garantista" ed assolto, poi, dal tribunale di Messina con la formula piu' ampia; come mai, nonostante la reiterazione dei reati (vedi le nove informative inviate dal dicembre 1992 al 1994 dalla guardia di finanza di Catanzaro alla procura distrettuale di Reggio), il Lauro abbia continuato a vivere in liberta' e sotto "programma di protezione"; se corrisponda al vero che il servizio centrale di protezione gli abbia liquidato un bonus di quasi due miliardi di lire, di cui il Lauro avrebbe gia' incassato, come prima rata, ottocento milioni; acclarato quanto succitato, quali provvedimenti intendano assumere ed iniziative adottare nei confronti di quanti, tra magistrati, funzionari di polizia ed ufficiali dei carabinieri, avesse ad accertarsi che avrebbero "protetto" le attivita' criminali del "collaborante". (3-00933)