Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09315 presentata da GIANNATTASIO PIETRO (FORZA ITALIA) in data 19970417
Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che: la cavalleria e' un'Arma e non una specialita' della fanteria come i bersaglieri, i lagunari, gli alpini, i carristi ed i paracadutisti; alpini, carristi e paracadutisti, nonostante siano specialita' della fanteria, hanno ciascuno una scuola con funzione non solo addestrativa per quadri ufficiali, sottufficiali e per alcuni incarichi dei militari di truppa, ma anche funzioni di formazione per quanto attiene allo spirito di corpo ed all'elaborazione della dottrina d'impiego delle minori unita'; la scuola di cavalleria - che attinge le sue tradizioni alla famosa scuola di Pinerolo chiusa per eventi bellici l'8 settembre 1943 - e' stata ricostituita a distanza di cinquanta anni e, precisamente, nel novembre 1993, solamente quattro anni or sono, a Montelibretti, vicino Roma, con un impegno di fondi che gia' ammonta a dieci miliardi di lire, e con infrastrutture di pregnante valore tecnico, quale l'officina per le autoblindo, tuttora in corso d'opera; detta scuola e' stata ricostituita, proprio perche' la cavalleria, durante questo cinquantennio, ha dovuto utilizzare in parte la scuola di carrismo ed in parte quella di fanteria, con grave nocumento della formazione unitaria dei quadri e degli specializzati di truppa; la scuola annualmente produce 136 allievi ufficiali di complemento, ventidue sergenti, venti marescialli comandanti di plotone, 450 specializzati capiblindo di leva, 120 specializzati capiblindo a ferma prolungata, 165 specializzati capiblindo in servizio permanente, 20 ufficiali in servizio permanente per un totale di 933 elementi; la scuola elabora la normativa tecnica relativa ai mezzi ed ai sistemi d'arma e quella di impiego tattico riguardante le minori unita'; la scuola, come tutte le altre scuole, svolge la sua funzione formativa per quanto attiene allo spirito di corpo, al culto delle tradizioni ed all'educazione civica, elementi tutti insostituibili nella preparazione morale e spirituale di ogni cittadino soldato -: se corrisponda a verita' l'intenzione dello stato maggiore dell'esercito di procedere alla chiusura di detta scuola, affidandone le funzioni addestrative alla scuola di fanteria che si ritiene sottoutilizzata; se sia veritiera la notizia ricorrente secondo la quale il capo di stato maggiore dell'esercito, generale Cervoni, intenderebbe "salvare la faccia", mantenendo a Montelibretti la scuola di cavalleria con il suo nome e la sua bandiera, ma con un'attivita' limitata alla pratica dell'equitazione - oggi ormai ridottissima e non tale da giustificare l'esistenza di una scuola - mentre tutta l'attivita' formativa dei quadri e degli specializzati verrebbe trasferita alla scuola di fanteria, al fine di riempire il vuoto percentuale di rendimento di quest'ultima; se non sia da condannare un comportamento cosi' discontinuo ed antieconomico di uno stato maggiore che, a distanza di quattro anni e dopo spese cosi' ingenti ed ancora in corso, modifichi le sue decisioni che penalizzano non solo l'economia, ma anche il morale di un'arma che si e' sempre distinta per spirito di abnegazione, senso del dovere ed altissimo rendimento in pace ed in guerra; se non ritenga opportuno rammentare al capo di stato maggiore dell'esercito che l'efficienza operativa delle forze armate non deriva da un puro calcolo aritmetico del rapporto costo-efficacia dei suoi enti, bensi' da tante altre componenti, specie di carattere spirituale, che sorreggono l'animo dei militari soprattutto di fronte alle difficolta', ai rischi ed ai pericoli che debbono affrontare nell'adempimento del loro dovere; se non ritenga infine necessario intervenire per bloccare l'iniziativa del capo di stato maggiore dell'esercito, invitandolo a darne conoscenza agli interessati al fine di rasserenare gli animi e restituire ai cavalieri l'entusiasmo e la soddisfazione di non aver perso la propria "casa madre". (4-09315)
In merito a quanto rappresentato dall'On.le interrogante occorre preliminarmente rilevare che il problema di tutte le Scuole e Istituti, e quindi anche quello della Scuola di Cavalleria, deve necessariamente essere inquadrato nel contesto piu' generale della componente scolastico-addestrativa della forza armata. In proposito, lo Stato Maggiore dell'Esercito ha avviato un ampio studio che affronta in modo organico la formazione del personale. L'obiettivo e' quello di uscire dalla logica di una approfondita preparazione iniziale con pochi episodi di "aggiornamenti", per passare ad una formazione permanente secondo un preciso percorso lungo il quale si collocano tappe di qualificazione, specializzazione e professionalizzazione tutte finalizzate a conferire al personale le capacita' reali ed aggiornate relative all'incarico da assolvere. In tale ottica saranno riprogettati in maniera coerente tutti gli Istituti e le Scuole, puntando ad ottimizzare, nel contempo, il rapporto tra il costo di gestione e l'efficacia dell'attivita' svolta. In questa direzione, peraltro, si sta muovendo anche la maggior parte dei Paesi occidentali. La formazione e' sempre piu' selettiva in quanto il numero degli allievi si riduce parallelamente alla contrazione degli strumenti militari. Contestualmente, la metodica addestrativa e' sempre piu' complessa e sofisticata, anche per effetto della digitalizzazione, della modellizzazione e della simulazione sempre piu' diffuse. In sostanza, quindi, la capacita' di fornire una formazione qualificata costituisce una risorsa preziosa e dal costo elevato. Unica opzione praticabile, per aumentare la qualita' con investimenti realisticamente sostenibili, e' l'accentramento delle funzioni comuni a piu' Scuole in poli addestrativi efficienti, razionali e modernamente attrezzati. In tale prospettiva, in campo internazionale emerge in modo crescente l'esigenza di una collaborazione sempre piu' spinta, fino a porre concretamente ipotesi di organismi multinazionali, a partire proprio dalle Scuole a piu' accentuata specializzazione. Cio' premesso, si assicura l'Onorevole interrogante che i fondi gia' investiti nella Scuola di Montelibretti non saranno vanificati. E' anche vero, pero', che essi non hanno potuto conferire al complesso una piena funzionalita'. Tra l'altro manca un poligono per l'addestramento e l'area piu' vicina e' quella di Monteromano. Volendo lasciare alla Scuola le attuali competenze, occorrono investimenti in tutti i settori, primo fra tutti quello alloggiativo. Per raggiungere un adeguato livello di funzionalita', le risorse necessarie sono stimate in non meno di 23 miliardi. Una esigenza da confrontare con tutte le altre in campo nazionale, le piu' impellenti delle quali sono quelle relative agli alloggiamenti per i Volontari, all'adeguamento delle infrastrutture per il personale femminile, al trasferimento di reparti nel sud dell'Italia per dare concretezza alla regionalizzazione della leva, cosi' come imposto dalla legge 662 del 23 dicembre 1996. Le motivazioni che hanno indotto in passato a costituire la Scuola rappresentano solo una parte degli indicatori su cui si basa lo studio in corso sulla formazione del personale, che deve tenere conto anche delle recenti trasformazioni che stanno interessando la Difesa e quindi considerare che la "produzione" di allievi e' destinata nel tempo ad evolvere. Tutte le Scuole perderanno progressivamente la funzione di "formazione" - indirizzata oggi essenzialmente agli Ufficiali di complemento, il cui numero diminuira' drasticamente, contestualmente alla immissione in ruolo dei futuri Marescialli - per assumere sempre di piu' quella della "qualificazione" destinata a personale formato dagli specifici Istituti a cio' preposti (Accademia e Scuola Sottufficiali). E' indubbio che le tradizioni delle Scuole debbono essere salvaguardate, ma il modo migliore per farlo appare quello di armonizzarle con il presente, attualizzando le funzioni in relazione ai nuovi compiti ed alle moderne modalita' di impiego. Lo Stato Maggiore dell'Esercito non ha mai ipotizzato la soppressione della Scuola, come peraltro si evince chiaramente dal progetto di riordinamento del settore scolastico-addestrativo che persegue, in particolare, l'obiettivo di rendere tutte le Scuole perfettamente coerenti con i nuovi iter formativi. Diverse sono le ipotesi che si stanno configurando. Di sicuro, comunque, non sara' attuata la soluzione paventata dall'Interrogante, in quanto il prodotto che essa fornirebbe sarebbe di scarsissimo interesse operativo e risulterebbe assolutamente antieconomico e, quindi, incompatibile con le risorse finanziarie disponibili. Il ruolo possibile e qualificante che la Scuola potra' assumere scaturira' dall'esame dei programmi futuri della Forza armata correlati con la problematica in argomento, dalla situazione oggettiva della Scuola, dagli orientamenti dottrinali che vanno consolidandosi in campo nazionale e internazionale e, infine, elemento da non trascurare, dagli investimenti sostenibili. Alla luce di tali considerazioni, l'ipotesi piu' realistica che potrebbe coniugare in maniera ottimale le esigenze addestrative con quelle infrastrutturali e finanziarie, appare quella di dedicare la Scuola di Montelibretti alla qualificazione/specializzazione del personale di tutte le categorie sulla esplorazione "by stealth", allargando progressivamente le competenze anche su altre attivita' della funzione "RISTA". La componente "pesante" verrebbe invece trasferita presso l'attuale Scuola di Lecce, che diverrebbe cosi' il "polo blindato/corazzato", coli tutti gli ausili di simulazione necessari. In conclusione, l'ipotesi di riordinamento del settore scolastico-addestrativo, ed in particolare quello della Scuola di Cavalleria, non tiene conto soltanto del semplice rapporto costo/efficacia, fattore comunque tutt'altro che trascurabile e che, in relazione alle ristrette risorse umane e finanziarie disponibili, impone di per se' il ricorso all'accentramento delle attivita' addestrative comuni ma si basa anche su fattori, altrettanto rilevanti, compresi sicuramente quelli di carattere spirituale che riguardano l'evoluzione nel campo dottrinale, le esigenze addestrative (disponibilita' di aree e di simulatori) e la situazione infrastrutturale delle singole Scuole. Il Ministro della difesa: Andreatta.