Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00490 presentata da MANTOVANO ALFREDO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19970430
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: in data 9 aprile 1997, immediatamente dopo il voto sulle mozioni relative alla missione internazionale in Albania, il Governo italiano, attraverso il Presidente del Consiglio dei ministri, ha accolto come raccomandazione una risoluzione presentata da un gruppo di deputati, primo firmatario l'onorevole Alfredo Mantovano, riguardante l'imprenditoria italiana presente e operante sul territorio albanese. Nella risoluzione, successiva alla deliberazione dell'Onu di impiego della forza militare multinazionale, l'esecutivo veniva sollecitato a utilizzare l'esercito anche in attivita' di tutela delle strutture aziendali, delle merci e dei lavoratori delle imprese italiane, a varare un programma di sostegno agli imprenditori danneggiati, con sgravi contributivi e una moratoria delle sofferenze bancarie, nonche' ad assicurare, attraverso una adeguata protezione, la riapertura dei principali porti albanesi e dell'aeroporto di Tirana, e infine ad avviare una campagna di informazione in favore degli operatori turistici del Salento. Il Presidente del Consiglio dei ministri nell'accogliere come raccomandazione tale risoluzione, aveva accettato nelle linee generali i contenuti della stessa, precisando che sarebbe stato necessario uno studio analitico delle misure conseguenti agli impegni che essa richiedeva; a distanza di tre settimane, non solo il Governo non ha adottato alcun provvedimento per dare esecuzione all'impegno preso formalmente nell'Aula della Camera, ma non perde occasione per dichiarare, per il tramite di suoi Ministri, e soprattutto del Ministro della difesa, che la forza multinazionale in Albania non e' tenuta a svolgere azioni di polizia. Cio' accade mentre le aziende italiane nel territorio albanese sono sottoposte ad attacchi continui da parte delle bande criminali del luogo, e i loro responsabili cercano di difendersi da soli, spesso al prezzo della vita, come e' accaduto il 25 aprile 1997 nella fabbrica dell'imprenditore Francesco Luciani, o comunque impegnandosi in sanguinosi conflitti a fuoco, come e' accaduto nella notte fra il 28 e il 29 aprile 1997 nella fabbrica dell'imprenditore Vittorio Giannetta. Se non si intende far fallire la missione multinazionale, non si puo' ignorare che l'Albania ha piu' paura che fame, che la sua emergenza e' criminale piu' che alimentare, che ha bisogno di vivibilita' piu' che di fagioli secchi, e che la ripresa economica e la lotta alla disoccupazione presuppongono la sicurezza: nella sola citta' di Valona almeno duemilacinquecento posti di lavoro dipendono dalle venti aziende italiane che oggi sono costrette a rimanere chiuse a causa della delinquenza diffusa in quei luoghi; si ha motivo di dubitare che il mandato dell'Onu precluda espressamente cio' di cui l'Albania ha oggi maggiore necessita', dal momento che esso impone, fra l'altro, di "creare le condizioni ambientali per le missioni internazionali, assistere il processo di democratizzazione e la preparazione delle nuove elezioni": nella sua genericita', esso comprende anche gli interventi che oggi si negano, ma che il Governo italiano, accogliendo la risoluzione del 9 aprile 1997, ha formalmente assicurato -: se, quando e con quali modalita' intenda dare pronta attuazione alla risoluzione, accolta come raccomandazione il 9 aprile 1997, relativa alla imprenditoria italiana operante in Albania. (2-00490)