Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00540 presentata da FIORI PUBLIO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19970611
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che all'interpellante risultano i seguenti fatti: e' in atto nello Zaire un vero e proprio genocidio della popolazione Hutu rifugiata nelle regioni del Kivu e dello Shaba, che sta portando alla disintegrazione di quello Stato e potrebbe determinare nell'intero continente africano una serie interminabile di guerre di sterminio; anche a seguito delle denunce dell'ambasciatore americano all'Onu, Bill Richardson, delle informazioni in possesso del ministro degli affari esteri tedesco, Klaus Kinkel, riferite ai ministri degli affari esteri dell'Unione europea riuniti a Lussemburgo il 2 giugno 1997, delle denunce del Commissario europeo per gli aiuti umanitari, Emma Bonino, dell'ex ministro francese per la cooperazione, Jacque Godfrain, di padre Giulio Albanese, missionario comboniano; delle rivelazioni comparse sui principali quotidiani europei tra cui La Stampa, Le Figaro e il Times, nonche' dei servizi della televisione tedesca e della stampa inglese e americana, c'e' il fondato sospetto che le popolazioni Hutu residenti nella regione dei Grandi Laghi siano vittime di una guerra di spopolamento, fomentata da un "cartello mondiale delle materie prime" al cui servizio opererebbero spietati mercenari; l'obiettivo di questa operazione di spopolamento sarebbe quello di dissolvere gli Stati nazionali africani per procedere, attraverso la ricolonizzazione del continente africano, alla realizzazione di nuove forme di controllo delle risorse naturali, promuovendo l'ascesa al potere di nuovi "signori della guerra"; tutto cio' allo scopo di impadronirsi, prima che arrivi il temuto crollo dei mercati finanziari, di una quantita' strategicamente decisiva di risorse racchiuse in alcuni tra i giacimenti minerari piu' ricchi al mondo; in particolare Emma Bonino ha accusato su La Stampa il generale Kabila di aver sterminato 460 mila profughi ruandesi e il ministro francese Godfrain ha paragonato Kabila a Polpot; Kabila e' sostenuto dal presidente dell'Uganda, Musuveni, e dal presidente dell'Angola, l'ex marxista Dos Santos; la visita di Kabila a Luanda, capitale dell'Angola, sembrerebbe rivelare una combinazione d'interessi all'interno della quale il presidente Musuveni sembra occupare una posizione centrale, affiancato dal generale Paul Kagame in Ruanda, dal regime di Buyoya in Burundi, da Afewerki in Eritrea e dal presidente dell'Etiopia Meles Zenawi; la cronista Elisabeth Tusubira ha riportato, sulle pagine del periodico The Shariat del 4 aprile 1997, alcune inquietanti dichiarazioni nelle quali Musuveni avrebbe proposto di mettere insieme tutti gli Stati dell'Africa "come Hitler ha messo insieme la Germania"; il 17 gennaio 1997 il Times ha pubblicato un articolo dove si traccia uno scenario inquietante, nel quale il generale Musuveni sarebbe al centro di un gruppo di cui farebbero parte Paul Kagame, ministro della difesa del Ruanda, il presidente dell'Eritrea, Jsaias Afewerki, e il presidente dell'Etiopia, Meles Zenawi, tutti ex guerriglieri marxisti, che, con la tacita approvazione dell'Inghilterra, potrebbero spingere per far si' che la guerra civile in Sudan porti al rovesciamento del regime di Khartoum; il 16 gennaio 1997 il dittatore ugandese Musuveni si e' recato a Londra per incontrare il ministro della difesa Malcom Rifkind e la baronessa Lynda Chalker, titolare dell'Overseas development ministry, che nel dicembre 1996, prima dell'invasione, si era recata in visita in Etiopia; a Londra, Musuveni ha partecipato alla Conferenza della "Dichtley foundation", un organismo dell'e'lite inglese molto vicino, sembra, al Royal institute for international affair; il 19 gennaio 1997 il quotidiano Sunday Telegraph ha rivolto a Musuveni, mentre si trova a Londra, un inequivocabile messaggio, narrando la storia dell'ex dittatore dell'Uganda Kabaga finito in esilio e in poverta' a Londra a soli quarantacinque anni; lo Zaire si sta gia' smembrando: le province piu' ricche, come lo Shaba e il Kivu, sono state spinte a costituirsi in microstati separati. Il 21 settembre 1996 l'impresa mineraria canadese Bauro resources corp. ottiene la concessione per estrarre l'oro in una localita' nei pressi della citta' di Bakavu, ma le operazioni di scavo sono intralciate da un campo profughi ruandesi con un milione di persone. Ad ottobre le truppe d'invasione ugandesi aprono il fuoco sui rifugiati. Dopo il massacro, l'impresa belga Miner D'Or du Zaire (MDDZ) e la Bauro corp. acquistano il controllo della Sominki, la compagnia di Stato zairota, che dispone di sei impianti idroelettrici, diverse piste aeroportuali e mille chilometri di strade. La Bauro e la MDDZ sono entrambe controllate dal gigante minerario Anglo-American Corporation che possiede oltre milleseicento imprese ed e' la principale produttrice mondiale di oro, platino e diamanti; la maggior parte delle risorse minerarie dello Zaire sono proprieta' dello Stato e il presidente Mubutu Sese Seko ha sempre resistito dal vendere agli stranieri fino a quando, con sette anni di embargo creditizio e tecnologico culminato con la chiusura del credito da parte del Fmi e della Banca Mondiale, con la conseguente svalutazione della moneta e il crollo della produzione mineraria, non ne ha potuto piu' fare a meno; nell'agosto 1996, alla vigilia dell'invasione da parte dell'Uganda dello Zaire, Mubutu ha concesso alla multinazionale canadese Barrick Gold i diritti di estrazione dell'oro nelle province nord-orientali dello Zaire per una estensione di ottantatre' mila metri quadrati e alla "Consolidated Eurocan" lo sfruttamento di rame e cobalto nella provincia di Shaba; il 9 maggio, dieci giorni prima di autoproclamarsi "presidente", Laurent Kabila ha incontrato a Lumbumbashi un gruppo di finanzieri che curano gli interessi di un certo numero di grandi compagnie, principalmente inglesi e canadesi. Detto incontro e' stato organizzato dalla compagnia mineraria canadese American Mineral Fields (AMF) di Toronto, presieduta da Jean-Raymond Bulle. Negli anni sessanta Bulle ha curato le attivita' di ricerca di giacimenti di diamanti della DeBeers in Zaire. Oggi e' socio in affari della Anglo-American Corporation e di Tony Buckingam, dirigente della Executive Out-comes, impresa che gestisce gruppi di mercenari in Africa. Tra i partecipanti al convegno del 9 maggio spiccano: la Bunting Warburg, divisione della Swiss Banking Corporation Warburg di Toronto; la finanziaria Goldman Sachs di Wall Street, di cui a quanto risulta all'interpellante, il Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi e' senior adviser; la Value Investing Partners, fondo di investimento londinese; la Deutsche Morgan Grenfell, che ha recentemente rappresentato il conglomerato minerario e commerciale inglese Lonhro nei negoziati per la fusione della Johannesburg Consolidated Investment e la Anglo American Corporation; la Canadian Bank of Commerce Wood Gundy (CBC-Gundy), tra i cui direttori figura Conrad Black, della Holliger Corporation; la Marathon Securities, finanziaria canadese; la Yorktown Securities, finanziaria canadese; la Nile International del North Carolina; la Breco International, inglese; la National Securities, inglese; la Northern Mining, canadese; la multinazionale agro-alimentare "Unilever" (di cui il Presidente del Consiglio dei ministri Prodi e' stato consulente) e' legata alla "Rio Tinto Zinc (RTZ)"; c'e' un legame diretto tra la "Unilever" e la "Rio Tinto Zinc (RTZ)" (che e' la seconda produttrice mondiale di materie prime dopo la Anglo-American); infatti Sir John Berek Birkin, presidente della RTZ, siede nel consiglio di amministrazione della Unilever, che in Africa centrale, attraverso la multinazionale canadese della birra Heineken, sua concessionaria, impiega un quinto del totale degli occupati. Solo in Ruanda e Burundi, la Heineken produce "la birra per i neri" e occupa duemilacinquecento addetti, tutti Tutsi naturalmente; in uno studio (Eurotropia) pubblicato nel 1992 da Alfred H. Heineken, presidente della multinazionale della birra, concessionaria per l'Africa centrale della Unilever, si proponeva la dissoluzione degli Stati nazionali, ritenuti "invenzioni artificiali" e la divisione dell'Europa in settantacinquemila ministati organizzati secondo criteri etnico-razziali popolati da cinque a dieci milioni di abitanti. Ad avviso dell'interpellante tale piano "Eurotropia" coincide nei minimi particolari con quello delle "macroregioni italiane", predisposto dal leghista Francesco Speroni; appare all'interpellante fondato il sospetto che il genocidio in atto nello Zaire sia in qualche modo collegato al cartello mondiale delle materie prime, controllato dalle grandi multinazionali, che puntano alla distruzione degli Stati nazionali per essere facilitate nella realizzazione di un monopolio delle materie prime fondamentali; tale strategia si accompagna al progetto di acquisire le privatizzazioni delle imprese pubbliche a prezzi stracciati, mediante processi di svalutazione delle monete nazionali; nel business delle privatizzazioni spicca per attivismo e dedizione la banca londinese N.M. Rotschild & Son Ltd., tra i promotori del convegno svoltosi il 2 giugno 1992 a bordo dello yacht Britannia, di proprieta' della Corona britannica, nel corso del quale esponenti dell'oligarchia finanziaria inglese, tra cui la Warburg, presente anche alla gia' menzionata riunione del 9 maggio con Kabila, si incontrarono con alti esponenti del Governo, della burocrazia italiana e delle imprese a partecipazioni statali; in quella occasione il Britannia fu gentilmente messo a disposizione dalla Corona inglese al British Invisibles (BI), ente privato che ha per scopo di curare nel mondo gli interessi della City di Londra su privatizzazioni, globalizzazione e finanze derivate. Detto ente ha avuto tra i suoi piu' autorevoli consiglieri sir Derek Thomas, ex ambasciatore britannico a Roma, che lascio' l'incarico nel settembre 1992 quando la lira, aggredita dalla speculazione orchestrata da Soros, venne svalutata del trenta per cento; Soros e' titolare del fondo Quantum Fund (QF), registrato nelle Antille Oladesi, il cui consigliere e' Richard Katz, che e' stato uno dei direttori della Banca N.M. Rotschild di Londra ed e' stato, come sir Derek Thomas, direttore della Rotschild Italia -: se non ritenga che il Governo italiano debba approfondire e verificare tali fatti, circostanze e inquietanti coincidenze, al fine di promuovere una forte azione politica per impedire che gli interessi dei grandi oligopoli finiscano per determinare le scelte di politica internazionale, decretando la divisione e l'estinzione di Stati nazionali, la crisi economico-produttiva di interi paesi, l'esplosione di terribili guerre etnico-razziali e di sanguinose guerre civili, nonche' l'impoverimento di nazioni depredate dei loro patrimoni opportunamente "privatizzati"; se non ritenga urgente che l'Italia assuma una grande iniziativa per la realizzazione di un programma di sviluppo mondiale, che rilanci le grandi infrastrutture internazionali, con accordi tra Stati al di fuori della logica, che l'interpellante ritiene suicida, del trattato di Maastricht, come "il ponte continentale euroasiatico" ("la via della seta"), promosso dal governo cinese per collegare con piu' "corridoi di sviluppo" l'Europa, l'Asia orientale e meridionale, il Nord Africa. Cio' al fine di facilitare lo sviluppo di una agricoltura e di una industria moderna, per dare dignita' e progresso alle regioni sottosviluppate liberandole dagli attacchi delle miltinazionali; se non ritenga altresi' che l'Italia si debba porre alla guida di un consorzio internazionale per la realizzazione "Transacqua" (il consorzio e' stato proposto negli anni ottanta e di nuovo nel 1993 ma non e' mai stato istituito), un'autostrada idrica di duemilacinquecento chilometri, progettata dalla societa' italiana del gruppo Iri "Bonifica", per portare le acque del fiume Zaire (Congo), attraverso il sistema fluviale dell'Ubangi, nella Repubblica Centrafricana fino al Lago Ciad, mediante raccordi con canali artificiali, in modo da realizzare un mare interno capace di consentire un nuovo sviluppo agricolo e agro-industriale di tutto il Sahel orientale. Un grande progetto che consentirebbe di irrigare la valle del Niger per sette milioni di ettari e fornire l'acqua potabile a dieci milioni di africani; se non ritenga infine che l'Italia si debba inserire anche negli accordi per la realizzazione di progetti di trasporto di gas e petrolio firmati dai paesi aderenti alla Organizzazione per la cooperazione economica (Oce), che si sono di recente riuniti ad Ashabad, in Turkmenistan. L'Eni ha gia' una proposta per il cosiddetto "gasdotto della pace", per trasportare da Port Said a Haifa il gas egiziano in Israele; in un secondo momento tale progetto, denominato "Levante", prevede l'allacciamento con i gasdotti caucasici. Ugualmente per l'altro progetto dell'Eni di un gasdotto trans-mediterraneo, che porterebbe il gas algerino in Spagna. (2-00540)