Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00544 presentata da DILIBERTO OLIVIERO (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19970616
I sottoscritti chiedono d'interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri della difesa e degli affari esteri, per sapere - premesso che: le rivelazioni di alcuni ex militari di leva impegnati durante la missione Ibis in Somalia e raccolte dal settimanale Panorama e dalla stampa nazionale hanno portato alla luce fatti d'inaudita gravita' che coinvolgono le nostre forze armate; prove fotografiche e testimonianze orali indicano che in Somalia, in quella che veniva sbandierata come missione umanitaria, militari italiani usarono contro la popolazione somala torture, sevizie e stupri; altre testimonianze indicano inoltre che il contingente italiano, reparti della "Folgore" ed i carabinieri del "Tuscania", attuarono diverse rappresaglie contro villaggi somali, con rastrellamenti condotti con metodi non-ortodossi propri della "guerra a bassa intensita'" come distruzione delle case, pestaggi degli abitanti, inquinamento e distruzione delle risorse idriche e arresti indiscriminati; le nuove testimonianze rappresentano inoltre un ulteriore drammatico tassello sul contributo di sangue somalo provocato dal contingente italiano. Affermazioni che fanno impallidire quelle a suo tempo rilasciate dal generale Fiore, secondo il quale solo nella prima parte della missione Ibis sarebbero stati uccisi dai soldati italiani almeno 200 somali (episodi sul quale il Ministero della difesa si e' sempre rifiutato di rispondere). I morti per mano italiana sarebbero stati molti di piu' (tra cui donne e bambini); gia' il 7 giugno 1993 il settimanale Epoca pubblicava diverse foto di prigionieri somali incappucciati ed "incaprettati". L'allora comandante italiano della missione Ibis, generale Loi, chiuse la vicenda con "quei Somali li' non sono mica figli di Maria". Dal Ministero della difesa non venne aperta alcuna inchiesta; il gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista alla Camera gia' nel 1993 presento' un'interrogazione sulle notizie di torture e sevizie da parte di soldati italiani contro cittadini somali. L'interrogazione non ha ricevuto, significativamente, risposta; analogamente sono state lasciate senza risposta le interrogazioni presentate dal Prc e da altri gruppi quando ancora la missione era in corso, che denunciavano come i carabinieri del "Tuscania" cercassero di ricostruire gli apparati repressivi somali addestrando ed armando ufficiali e poliziotti della vecchia polizia di Siad Barre (personalita' definite da Amnesty International "come noti torturatori e criminali"); sulla fallimentare missione Restore Hope all'interno della quale era organizzata l'italiana Ibis, nessuna autocritica da parte delle autorita' politiche e militari e' stata svolta. Le immagini della stessa sono state usate con disinvoltura dagli stati maggiori per pubblicizzare il nuovo ruolo "umanitario" delle forze armate italiane, omettendo di far sapere all'opinione pubblica nazionale quello che da tempo denunciano le organizzazioni non governative e per i diritti umani: la missione internazionale ha provocato piu' morti di quanti prima ne provocava la guerra fra bande e la carestia; fin dall'inizio Rifondazione comunista, che si oppose alla missione, individuo' come il segno dell'adesione italiana alla Restore Hope fosse in linea di continuita' con la sciagurata politica seguita sino al giorno prima dai Governi italiani di appoggio al dittatore Siad Barre, all'ombra della quale si consumo' il latrocinio e la dissipazione dei fondi della cooperazione allo sviluppo destinati a questo paese; il nuovo modello di difesa al quale continuano ad ispirarsi i programmi di ristrutturazione del nostro strumento militare, definisce la Somalia come "zona d'influenza politica e culturale italiana" ed individua il Corno d'Africa come luogo depositario di "interessi nazionali" che devono essere difesi con le armi; proprio questa filosofia del nuovo modello, oltre che in contrasto con il dettato costituzionale, tende a predisporre, con il pretesto degli interventi umanitari o di peacekeaping, missioni militari di sapore neocoloniale che possono facilmente sfociare in un latente razzismo; il ricorso allo stupro e alle torture nei confronti di persone inermi, che non puo' in alcun modo essere liquidato come "episodi di goliardia", denotano l'arretratezza dell'istruzione e dei valori militari; richiamano ai fenomeni degenerativi del "nonnismo"; segnalano l'esistenza di un approccio ossessivo e malato verso il sesso, dove la violazione del corpo altrui viene considerata come atto di forza e strumento di guerra; molte testimonianze sono concordi nell'affermare che nei discorsi alla truppa gli ufficiali invitavano i militari a considerare i somali come "sub-umani" ed a non risparmiare i proiettili in zona operativa o l'uso della forza contro la popolazione civile; nessun controllo parlamentare e' attualmente consentito in merito alle missioni militari all'estero, alle regole d'ingaggio e ai corsi di formazione ed istruzione delle reclute e dei quadri. Questo appare non piu' tollerabile alla luce del fatto che, come gia' citato, lo strumento del sindacato ispettivo e' vanificato dalla non risposta (che puo' anche apparire complicita') del governo alle interrogazioni sul tema; i provvedimenti contro i militari implicati nelle torture e negli stupri sono arrivati con grave ritardo e segnalano un'eccessiva timidezza dell'autorita' di Governo ad intervenire sul mondo militare. D'altronde il generale Loi era noto per i suoi modi "rudi" specialmente dopo le infelici frasi pronunciate a poche ore dal suicidio, nell'Accademia di Modena, di un suo cadetto. Eppure, nonostante la gravita' del fatto, venne giustificato e mantenuto nell'incarico dalle autorita' di Governo; nella brigata "Folgore" continuano ad albergare rituali e richiami legati al passato fascista e coloniale cosa che e' sempre piu' incompatibile con l'appartenenza ad un esercito democratico -: se non ritenga che il compito della commissione d'inchiesta insediata dal Governo e presieduta dal professor Gallo debba appurare l'insieme dei fatti denunciati, ed in particolare: l'accertamento dell'entita' e del numero dei morti provocati dai soldati italiani in Somalia; le ragioni che hanno indotto le autorita' di Governo, anche quando sollecitate da servizi di stampa o interrogazioni, a non indagare ed intervenire per appurare in tempo la verita' dei fatti; quali provvedimenti intenda assumere nei confronti della brigata "Folgore" e di quella "Tuscania" laddove venissero accertate gravi responsabilita' dei suoi componenti, in considerazione anche del fatto che ambedue si trovano in una zona operativa fuori dal territorio nazionale (missione Alba) in una missione anche questa ufficialmente sponsorizzata come "umanitaria"; quali iniziative di riparazione nei confronti delle vittime somale intenda mettere in essere; se non ritenga urgente modificare lo spirito del nuovo modello di difesa riavvicinandolo al dettato costituzionale, cominciando da una radicale riforma delle scuole e delle accademie di formazione militare nelle quali devono trovare spazio centrale la cultura dei diritti umani e della pace; se non ritenga di dover varare, anche utilizzando i capitoli della tabella 12 (bilancio della difesa) destinati alla pubblicizzazione esterna delle forze armate, un programma di promozione culturale e civile rivolto al personale gia' in servizio presso le forze armate, distribuendo ai militari, facendo affiggere delle bacheche, leggendone i passi piu' significativi nelle adunate, copie della "dichiarazione universale dei diritti dell'uomo" e della "convenzione internazionale contro la tortura" di cui l'Italia e' firmataria; se non ritenga che questo episodio renda necessaria una revisione dei programmi di transito dei volontari a lunga ferma ai corpi di polizia, questo in considerazione del fatto che l'attuale preparazione militare e' per molti aspetti incompatibile con il ruolo e funzioni di una polizia chiamata ad agire nella societa' civile; se non ritenga di dover rivedere i programmi di professionalizzazione delle forze armate, in considerazione del fatto che il muro di omerta' sugli orribili episodi in questione e' stato rotto solamente grazie ai militari di leva e che dunque essi rappresentino un presidio democratico al quale il nostro Stato non puo' rinunciare; se il Governo abbia provveduto ad avviare programmi di protezione dell'incolumita' fisica degli ex-militari di leva che hanno testimoniato o denunciato le torture e le sevizie. (2-00544)