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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00021 presentata da PAGLIARINI GIANCARLO (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19970620

La Camera, considerato che, come risulta dal DPEF, l'Italia unita ha scarsissime possibilita' di essere ammessa all'Unione monetaria per i seguenti motivi: per il 1997 il DPEF evidenzia un rapporto "fabbisogno/PIL" del 3 per cento e che tale rapporto esclude alcuni costi, come gli scarti di emissione sui titoli del debito dello Stato (6.130 miliardi) e come le perdite su cambi (7.385 miliardi) che fanno aumentare il debito pubblico, e che, contro ogni logica, il Governo non ha ritenuto di dover inserire nella stima del fabbisogno ai fini del trattato di Maastricht, risultando dunque il rapporto del 3 per cento esposto nel DPEF un dato tecnicamente non corretto; se calcolato correttamente, il rapporto tra il fabbisogno e il prodotto interno lordo alla fine del 1997 sara', nel migliore dei casi, del 3.7 per cento, mentre una ragionevole proiezione dei dati della finanza pubblica per gli anni 1998, 1999 e 2000 evidenzia un rapporto vicino al 5 per cento; questa percentuale del 3,7 per cento per il 1997, inoltre, e' strettamente legata alla possibilita' che si realizzino tutti i risparmi e tutte le altre ipotesi previste dal Governo, come la crescita del PIL e la crescita dell'occupazione, risparmi ed ipotesi che noi consideriamo, assieme a molti altri, incluso il Governatore della Banca d'Italia, marcatamente ottimistici; dal DPEF risulta inoltre che il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo continuera' in ogni caso a mantenersi su livelli vicini al doppio del massimo consentito dal trattato di Maastricht; considerato che l'esclusione dell'Italia unita dall'Unione monetaria avrebbe effetti catastrofici sull'occupazione e sulla competitivita delle imprese e che tale esclusione allo stato attuale deve essere considerata tecnicamente "molto probabile"; considerato, d'altra parte, che una eventuale ammissione per "motivi politici" dell'Italia unita all'Unione monetaria avrebbe risultati ancora piu' devastanti per la nostra economia e per l'occupazione, in quanto: per mantenere l'inefficienza dello Stato centrale unitario e per mantenere i consumi del Mezzogiorno una Italia unita inserita solo per "motivi politici" nell'Unione monetaria non sarebbe in grado di armonizzare le sue tasse ed il livello dei suoi contributi sociali con la pressione fiscale e contributiva degli altri paesi membri: conseguentemente, i nostri concorrenti che operando all'interno dell'Unione monetaria avrebbero i vantaggi competitivi di un minor costo del lavoro e di una significativa minore pressione fiscale; i maggiori utili dei concorrenti delle nostre imprese verrebbero certamente, almeno in parte, investiti nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti, cicli e macchinari e che cio' comporterebbe perdita di competitivita' delle nostre imprese soprattutto di quelle rivolte al futuro, ad alta tecnologia, con conseguente aumento della disoccupazione, ulteriore e significativa diminuzione delle entrate tributarie e contributive, maggiori interventi dello Stato sociale e recessione; considerato che occorre prendere atto dell'esistenza nella nostra area geografica di due economie profondamente diverse e, di conseguenza, che occorre prendere serenamente atto della utilita', per tutti i cittadini, di procedere, velocemente e senza tensioni, ad una separazione consensuale. Tale separazione consensuale avrebbe due effetti: le regioni che sono gia' pronte potranno stringere tra di loro un patto federale, costituire una nuova nazione, e chiedere ed ottenere l'immediato ingresso nell'Unione monetaria; le regioni del Mezzogiorno, grazie agli interventi di solidarieta' che potranno essere previsti nel trattato di separazione consensuale, ai fondi strutturali dell'UE, e soprattutto grazie alla maggiore responsabilita' e a una moneta significativamente piu' competitiva, avranno la possibilita' di fare affluire nei loro territori investimenti, imprese e flussi di turisti, potranno aumentare le loro esportazioni e in questo modo esse potranno finalmente cominciare a risanare la propria economia e a riorganizzare il proprio sistema industriale, artigianale e finanziario e avanzare a pieno titolo la propria candidatura per l'ingresso nell'Unione monetaria; considerato che se l'Italia restera' unita, le imprese della Padania labaur intensive e caratterizzate da cicli produttivi non particolarmente complessi non potranno reggere alla concorrenza di paesi dove il costo del lavoro e' significativamente inferiore e tali imprese continueranno ad emigrare in tutto il mondo, fuorche' nel Mezzogiorno, dove il costo del lavoro e' identico al costo delle imprese della Padania, mentre una moneta piu' competitiva al Sud avrebbe l'effetto di dirottare verso il Mezzogiorno dell'attuale Italia unita almeno una parte di quelle migrazioni aziendali a cui stiamo assistendo tutti i giorni anche dalla Padania verso paesi come la Polonia, Turchia, Slovenia, Croazia e Ungheria; considerato che se l'Italia restera' unita, le imprese della Padania classificabili capital intensive, vale a dire quelle ad alto valore aggiunto e caratterizzate da processi produttivi sofisticati e dalla necessita' di investire cifre significative per la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti, non avranno ne' i capitali necessari ne' la convenienza economica ad effettuare investimenti e dunque, se il Paese continuera' a restare unito, anche queste imprese emigreranno, o chiuderanno e in ogni caso il Paese unito continuera' a non attirare nessun nuovo investimento dall'estero; considerato che l'Italia unita, al pari di tanti altri Stati tradizionali, non e' piu' in grado di creare vere attivita' economiche, ma e' ormai solamente un meccanismo inefficiente di distribuzione di risorse, la cui sorte e sempre piu' determinata da scelte di mercato compiute dove vi e' sviluppo, e quindi, purtroppo, non piu' nell'Italia unita; considerato che dovrebbe essere ormai acquisito che le differenze tra le regioni non dovrebbero essere viste come problemi destabilizzanti da risolvere, ma come opportunita', e che il concentrarsi su come risolvere dal centro il problema delle differenze tra le regioni in realta' significa mirare soprattutto al mantenimento del controllo centralistico, anche a costo di fare colare a picco l'intero paese, mentre invece e' necessario consentire alle singole regioni di svilupparsi sempre di piu', in modo che esse possano fornire l'energia, lo stimolo e il sostegno per coinvolgere anche le altre zone (le cosiddette "aree depresse") nel processo di crescita; considerato che l'Italia unita ha ormai stabilmente assunto la fisionomia di una organizzazione lontana dai cittadini che cerca solo di incassare piu' tasse possibili per pagare i debiti e che ci stiamo trasferendo di padre in figlio e per pagare gli stipendi della sua burocrazia, mentre le risorse finanziarie spese per dare servizi ai cittadini, per l'istruzione, la sanita', la giustizia, diminuiscono ogni anno, ed il DPEF che abbiamo appena esaminato prevede un ulteriore peggioramento di questa situazione; considerato che in tutto il mondo gli incentivi, le sovvenzioni e le agevolazioni fiscali degli Stati stanno gradualmente perdendo ogni rilevanza nelle decisioni degli investimenti, perche' essi ormai si dirigono solo dove si svolge il vero lavoro e dove fioriscono veri mercati; considerato, infine, che non e' umanamente ed eticamente corretto continuare ad accumulare debiti la cui vera natura, in sostanza, e' quella di tasse che vengono spese oggi e che dovranno essere pagate dai nostri figli, senza ricevere nulla in cambio, salvo la consapevolezza di pagare per stipendi, spese correnti e pensioni delle quali hanno goduto le generazioni precedenti e che quindi e' nostro dovere rispettare il principio della equita' economica tra generazioni e giocare tutte le carte in nostro possesso per generare piu' sviluppo; impegna il Governo: a ritirare il DPEF ed a presentarne una nuova edizione che: non nasconda l'attuale "impossibilita' tecnica" del paese di essere ammesso all'Unione monetaria; evidenzi con chiarezza le pesanti conseguenze che la mancata ammissione all'Unione monetaria avrebbe sull'economia e sull'occupazione; evidenzi con chiarezza e realismo le conseguenze, ancora piu' negative, che avrebbe sull'economia, sulla competitivita' delle aziende e sull'occupazione una eventuale ammissione contrattata politicamente; proponga al Parlamento, come unica soluzione tecnica, per la Padania l'adesione immediata all' Unione monetaria, e per il Mezzogiorno l'utilizzo di una moneta piu' competitiva, che permettera' di avviare finalmente il processo di risanamento dell'economia e di lotta alla disoccupazione e alla delinquenza organizzata. (6-00021)

 
Cronologia
mercoledì 18 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    Il Parlamento in seduta comune elegge, al terzo scrutinio, componenti del Consiglio superiore della magistratura Antonio Ruggiero e Francesca Zannotti.

sabato 21 giugno
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Il senatore Arlacchi (SD-U) è nominato vicesegretario generale dell'ONU, con l'incarico di direttore dell'UNDCCP (ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine) e di direttore generale dell'ufficio delle Nazioni Unite a Vienna.