Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00571 presentata da SAONARA GIOVANNI (POPOLARI E DEMOCRATICI - L'ULIVO) in data 19970623
Il sottoscritto chiede di interpellare i Ministri del tesoro e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, per sapere - premesso che: l'ente nazionale per l'energia elettrica, Enel, e' stato trasformato in societa' per azioni, il cui azionista di riferimento e' il ministero del tesoro, che deve sentire il parere del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato; nell'ambito della trasformazione in spa ed in seguito alla trasformazione stessa, l'Enel sta attraversando un condivisibile processo di riorganizzazione territoriale, che si sviluppa in un'ottica imprenditoriale, mirante essenzialmente al risultato economico e con forti ripercussioni su assetto e strategie commerciali; tuttavia, l'atto di concessione del servizio pubblico essenziale, sottoscritto dall'Enel, obbliga tale societa' a non distogliere risorse dal servizio elettrico; secondo l'amministratore delegato dell'Enel, dottor Franco Tato', invece, dovranno necessariamente essere distolte delle risorse dal servizio elettrico, in quanto a seguito della liberalizzazione del mercato, che dovrebbe sottrarre all'Enel una quota del 30 per cento, si determinera' una situazione di sovracapacita'; viene tuttavia menzionato l'accordo informale con l'Eni, che non considerando la produzione di energia il core business della propria attivita' economica, apportera' 2.500 megawatt, in parita' con l'Enel, e le due societa' procederanno congiuntamente ad una quotazione in borsa sul mercato americano; tale opinione e' stata espressa dal dottor Franco Tato' nel corso dell'audizione dei rappresentanti dell'Enel spa innanzi alla X Commissione permanente della Camera dei deputati, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul settore dell'energia, in data 27 maggio 1997; nella stessa audizione, il dottor Tato' ha anche menzionato il dato della riduzione, nel 1996, degli investimenti in misura dell'1,5 per cento rispetto all'anno precedente, riduzione indipendente dai tagli effettuati nello stesso anno, ma dovuta alla programmazione degli investimenti stessi nel lungo periodo; sovrapponendo la curva degli investimenti alla curva dei consumi, secondo il dottor Tato' si constaterebbe che l'Enel risulta avere investito troppo, in quanto fin dal 1975 la curva dell'incremento consumi scende, mentre quella degli investimenti Enel sale. Come conclusione, si sarebbe al termine di un ciclo in cui l'Enel ha investito abbastanza, per cui sarebbe necessario un ripensamento delle strategie e dei comportamenti economici, in quanto la continuazione delle stesse modalita' di comportamento posizionerebbe l'Enel in modo economicamente sbagliato, con danno per la competitivita' dell'intero Paese, in seguito all'aumento dei costi di produzione e distribuzione dell'energia; se ne deduce che questo aumento andrebbe evitato o contenuto al massimo; sempre secondo le dichiarazioni dell'amministratore delegato dell'Enel spa nella citata audizione, non si puo' quindi chiedere all'Enel di continuare ad investire nello stesso modo, quantitativamente e qualitativamente, anche a causa della diminuzione dei consumi, mentre i prossimi 5.000 megawatt di energia saranno forniti al mercato da produttori diversi ed indipendenti; se dunque la produzione e la distribuzione dell'Enel dovranno passare dal 66 per cento al 40 per cento, dovendo gli amministratori valorizzare l'azienda mantenendo il rapporto costi-ricavi a un livello accettabile per l'azionista, occorrera' una proporzionale riduzione delle risorse; in sintesi, il quadro complessivo dato dalla saturazione del mercato elettrico, gli investimenti realizzati per legge dagli autoproduttori privati, e l'apertura alla concorrenza, porrebbe l'Enel spa, quale azienda solida, patrimonialmente a posto e con prospettive di sviluppo di fronte ad uno scenario fortemente recessivo; il rapporto azienda-situazione di mercato imporrebbe la realizzazione di una serie di progetti economici e di ridimensionamento e riorganizzazione di investimenti, risorse e comportamenti di mercato; in tale ambito, nulla osterebbe ad una definitiva privatizzazione, la decisione in ordine alla quale e' ovviamente rimessa all'azionista; mentre il compito degli amministratori e' quello di valorizzare l'azienda per metterla in condizione di affrontare anche una simile trasformazione senza problemi; tra le strategie adottate nel suddetto contesto, l'amministratore delegato riferisce della chiusura della direzione separata per i rapporti con il territorio, in quanto tali rapporti sarebbero meglio tenuti dai manager responsabili delle 41 direzioni operative sul territorio, ed in particolare delle 14 direzioni con responsabilita' politica verso le regioni; i rapporti territoriali sono quindi gestiti da chi ha anche il compito di implementare impegni e decisioni nell'ambito di una linea gerarchica chiara che eviti contraddizioni e sovrapposizioni; la linea dell'esposizione dell'amministratore delegato dell'Enel spa, dottor Franco Tato', si rifa' certamente all'orientamento verso il risultato economico rinvenibile nella riorganizzazione territoriale dell'Enel, e spiega situazioni e soluzioni con ottica e terminologia proprie della logica aziendale di razionalizzazione e profitto; cio' avviene tuttavia in maniera abbastanza generica, con poche esemplificazioni concrete o quantificazioni esatte, soprattutto in ordine a tagli e riduzioni in ogni ambito, e quindi senza accenni intelligibili a specifici problemi di settore; questo orientamento dell'esposizione e' ammesso dallo stesso dottor Tato', che riferisce genericamente della "reingegnerizzazione" dei processi, nel tentativo di risparmiare facendo bene il lavoro e fornendo qualita', con il minimo di risorse possibile per garantire il migliore servizio al costo piu' contenuto; i tagli non sono quantificati di proposito perche' andranno fatti in base alla situazione concreta in uno scenario reale e credibile; questo lodevole intento di prudenza rischia tuttavia di tradursi in incertezza, aleatorieta' e scarsa trasparenza, potendo la situazione ed i conseguenti provvedimenti assumere aspetti concreti diversi in ogni momento, senza alcuna possibilita' di previsione e certezza, anche per gli operatori dei settori coinvolti nell'attivita' dell'Enel spa; la concentrazione eccessiva su razionalizzazione, economizzazione, risparmio di risorse e massimizzazione dei ricavi e profitti inoltre, rischia di assimilare l'Enel in tutto e per tutto all'azienda privata che ancora non e', perdendo di vista le molteplici implicazioni per i settori e gli operatori connessi, e per il quadro operativo generale che fa riferimento necessario all'Enel ed all'energia elettrica; l'amministratore delegato nega decisamente che vi siano blocchi agli investimenti per l'ambientalizzazione; questi investimenti sarebbero stati riconfermati in tutte le revisioni dei piani d'investimento; riferisce invece, sempre in via generale, di difficolta' incontrate nell'approvazione degli investimenti o nella loro realizzazione, "in conseguenza di opposizioni incontrate a tutti i livelli, in particolare a quello locale"; queste difficolta', riscontrabili soprattutto per la realizzazione degli impianti, sarebbero le maggiori in tutto il contesto operativo, ma ancora una volta non sono esplicitate o esemplificate in concreto; in particolare, nessun riferimento e' fatto al nevralgico settore delle aziende produttrici e costruttrici degli elettrodotti; queste aziende, tutte di dimensioni medio-piccole, sono fortemente specializzate e quindi commercialmente di tipo monocommittente, in quanto dipendenti esclusivamente dalle commesse dell'Enel spa, senza alcuna possibilita' di diversificazione o riconversione di impianti e personale; le commesse ricevute dall'Enel spa consistono in lavori soprattutto a medio termine; le aziende stesse sono tutte di dimensioni medio-piccole, in quanto orientandosi verso tale dimensione, il principale se non esclusivo committente ha stimolato un livellamento verso il basso delle caratteristiche imprenditoriali, con immediato ritorno economico nelle offerte di appalti; la prima conseguenza dell'assetto delineato e' una assoluta e permanente sudditanza commerciale del settore dei costruttori di elettrodotti nei confronti dell'Enel spa; la nuova strategia economica e di mercato dell'Enel spa, ottimamente chiarita anche nelle parole del dottor Franco Tato' nel corso dell'audizione di cui sopra, e consistente appunto nell'orientamento aziendalistico-competitivo, teso al risultato economico, alla riduzione dei costi ed alla razionalizzazione di ogni risorsa disponibile, ovviamente si ripercuote in particolare sui settori come quello dei costruttori di elettrodotti, in ragione della suddetta dipendenza economica e commerciale; in particolare a seguito della riorganizzazione territoriale, della chiusura della direzione separata per i rapporti con il territorio, e della riduzione degli investimenti ripetutamente annunciata dal dottor Franco Tato', le aziende costruttrici di elettrodotti dovranno senz'altro affrontare la diminuzione delle gare d'appalto indette dall'Enel e stime economicamente molto oculate dei lavori offerti in appalto; tuttavia, un rischio che i costruttori evidenziano e' quello delle sottostime dei lavori stessi, per cui allo scopo di privilegiare il ritorno economico, l'Enel stima i lavori al ribasso, costringendo le aziende, che affrontano un momento di carenza di commesse, ad accettare commesse al di sotto dei reali costi, nonche' a formulare esse stesse offerte sottocosto per rimanere sul mercato giocato verso un ribasso artificiale e dannoso, con possibili ed anzi inevitabili ripercussioni sulla qualita' dei lavori e sul trattamento economico e previdenziale dei lavoratori delle aziende stesse, molti dei quali rischiano la cassa integrazione; la situazione che pero' maggiormente preoccupa, e' quella per cui, secondo l'associazione italiana costruttori elettrodotti (Aice), alla crisi determinata dalla carenza delle commesse rispetto al passato e dal mercato tenuto sotto costo dalle offerte al ribasso, si aggiunge l'input trasmesso alle direzioni territoriali di rispettare nei limiti massimi i budget operativi assegnati; tale input, di per se' assolutamente incontestabile e legittimo in una prospettiva di efficienza economica ed amministrativa, sembra tuttavia avere ingenerato preoccupazioni di razionalizzazione eccessive in alcuni enti territoriali, le cui direzioni risulta all'interpellante abbiano deciso di bloccare l'avvio di lavori non solo risultanti da contratti gia' stipulati da tempo, e poi unilateralmente "sospesi" ma per i quali spesso l'Enel ha gia' fornito i materiali di esecuzione alle imprese, le quali ovviamente hanno previsto tali lavori nella propria gestione operativa ed economica; la sospensione dei contratti gia' firmati, ad esempio da parte della direzione territoriale del Piemonte, e' stata documentata dalle aziende coinvolte e dall'Aice con dettagliate liste recanti gli estremi dei contratti stessi, dei lavori stipulati e delle date -: se non ritengano che la legittima e lodevole riorganizzazione territoriale ed economica dell'Enel spa, come descritta anche dall'amministratore delegato della societa' stessa, dottor Franco Tato', nella citata audizione del 27 maggio 1997 davanti alla X Commissione permanente della Camera dei Deputati, mirante al risultato economico ed alla razionalizzazione di costi e ricavi, non sia stata impostata in termini forse troppo esasperati e unilaterali per un ente che ancora non ha l'identita' di soggetto economico privatizzato e privato a tutti gli effetti; se, in particolare, nella ristrutturazione e gestione operativa dell'Enel spa non si debba tenere conto della ancora incompleta liberalizzazione del mercato e del conseguente ruolo della societa' da un lato di preminenza, dall'altro lato di organismo svolgente attivita' di interesse pubblico generale ed essenziale, coinvolgente numerosi settori ed interessi dipendenti in tutto e per tutto dai comportamenti economici dell'Enel stesso, e le cui sorti andrebbero in qualche modo contemperati con le esigenze di risparmio e ristrutturazione; se, alla luce di cio', i problemi scaturenti dai nuovi assetti per settori nevralgici come quello dei costruttori di elettrodotti non sarebbero dovuti e potuti essere evidenziati ed esplicitati con maggiore chiarezza e specificazione non solo nelle scelte aziendali, ma anche nelle dichiarazioni d'intento, come gli interventi del dottor Tato' in X Commissione alla Camera, per consentire una adeguata informazione ed un giusto approfondimento delle problematiche stesse da parte di ogni soggetto istituzionale e gestionale coinvolto; se, ad esempio, negli interventi del dottor Tato' non sarebbe stato opportuno esplicitare con maggiore compiutezza le "difficolta' incontrate" nella realizzazione di impianti, e come il quadro generale delineato dall'amministratore dell'Enel spa, in cui si riferisce anche del mantenimento costante degli investimenti relativi all'ambientalizzazione, si concili con le circostanze lamentate dai costruttori di elettrodotti, posto che entrambe le parti fanno presenti giuste ragioni inerenti i rispettivi ruoli; se infine corrisponda al vero che alcune direzioni territoriali, cui risulta all'interpellante che altre se ne stiano aggiungendo, abbiano deciso, e resa operativa tale decisione, di sospendere contratti gia' stipulati e di non dare esecuzione a lavori gia' cantierati o per i quali sono stati predisposti i materiali, con le prevedibili conseguenze sulle aziende coinvolte e sui lavoratori delle stesse e sull'intero settore economico di cui trattasi; in caso affermativo, che appare possibile alla luce della documentazione presentata dalle aziende coinvolte, in virtu' di quale norma un ente, che agisce in regime contrattuale e che ha comunque stipulato contratti, possa sic et simpliciter "sospendere" unilateralmente l'esecuzione e quindi l'adempimento dei contratti stessi, derogando quindi al fondamentale principio del vincolo delle parti al contratto come "legge" tra le stesse, sancito dal codice civile; se quindi un simile comportamento lesivo di ogni affidamento delle parti sia non solo qualificabile come legittimo, ma anche come lecito e corretto nell'ambito di rapporti economici compiutamente definiti da tempo; in caso contrario, se non intendano porre in essere ogni accertamento per verificare eventuali scorrettezze e violazioni dei principi in materia contrattuale, adoperandosi per porre fine a intollerabili e scorrette situazioni di inadempimento unilaterale e per sanzionare nel modo piu' opportuno chi ad esse ha dato corso. (2-00571)