Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00175 presentata da BERGAMO ALESSANDRO (FORZA ITALIA) in data 19970626
La Camera, premesso che: i pescherecci adibiti all'uso delle pesca al pesce spada, denominati "spadare", hanno di recente subito gli effetti di un provvedimento teso a limitare la portata del loro attrezzo, la rete derivante, che non puo' essere di lunghezza superiore a duemilacinquecento metri; il 19 giugno 1997 il ministro delle politiche agricole ha emanato una circolare in cui sono fissati i criteri di attuazione del "piano di riconversione delle spadare", approvato in precedenza con una risoluzione dal Consiglio dell'Unione europea; il provvedimento prevede una serie di incentivi in favore dei pescatori dello specifico settore che decidono di abbandonare volontariamente la pesca con l'uso delle reti derivanti, o che intendono riconvertire la propria attivita', rimanendo nel campo dell'imprenditoria ittica; i contributi previsti ai lavoratori sono i seguenti: due milioni al mese per sei mesi come indennita' d'attesa e poi altri cento milioni forfettari come aiuto finanziario; tali misure non sono compensative per i pescatori che lasciano o riconvertono la loro attivita'; risulta altresi' difficile comprendere le reali possibilita' di dar corso ad una iniziativa imprenditoriale completamente nuova con un contributo esiguo, pari quasi al cosiddetto "prestito d'onore", di cui e' prevista l'elargizione a una categoria che non dovrebbe avere grandi pretese e nemmeno famiglie a carico; piu' difficile riuscirebbe ai pescatori trovare gli spazi necessari in un mercato saturo, evidentemente dagli stessi ex-clienti, qualora riconvertendo l'attivita' scegliessero di restare nel settore ittico, specialmente nel meridione d'Italia; attualmente gli armatori sono in stato di agitazione e vi sono forti tensioni perche' protestano non solo per l'esiguita' delle cifre poste a loro disposizione e per i restanti contenuti del provvedimento - misure agevolative fiscali non idonee, divieto d'attracco nei porti della Sardegna, divieto di tenere a bordo una rete di riserva per eventuali emergenze, eccetera - ma, maggiormente, per la grande incertezza che li angoscia; infatti i pescatori non sanno cosa fare: mantenere la "linea dura" e rifiutare di chiudere la loro attivita', aspettando magari che una eventuale "rinegoziazione" della questione possa consentire loro di esercitare il loro lavoro, oppure raccogliere l'opportunita' offerta dalle disposizioni emanate in cambio dell'abbandono della loro attivita'; l'incertezza e' alimentata dal fatto che non esiste la sicurezza che il provvedimento sara' mantenuto e, conseguentemente, il divieto di tale tipo di pesca, perche' nessun organismo finora lo ha stabilito attraverso le modalita' e le caratteristiche dell'ufficialita'; l'Unione europea, sollecitata anche dagli Stati Uniti d'America, che minacciano ritorsioni economiche qualora non fosse abbattuto l'uso delle spadare, non ha ancora sancito, in via definitiva, la chiusura del particolare tipo di pesca; da cio', e' utile ribadire, derivano i dubbi che angosciano pesantemente i pescatori: aderire al piano di riconversione proposto e chiudere l'attivita', con il rischio che se poi l'Unione europea torna sulle decisioni l'armatore si troverebbe senza il suo specifico lavoro; oppure, al contrario, se effettivamente questo tipo di pesca sara' vietato, i pescatori che hanno deciso di resistere e quindi non usufruire delle pur minime risorse, si troverebbero, allo stesso modo, senza la possibilita' di esercitare alcuna attivita'; impegna il Governo: a verificare tutte le possibilita' di una rivalutazione, anche presso le istituzioni europee, dell'impatto ambientale delle reti derivanti superiori a duemilacinquecentometri; a rivedere le norme che vietano l'attracco delle spadare nei porti della Sardegna, che contrastano con le direttive comunitarie sulla libera circolazione delle persone, dei beni e delle attivita'; a dare certezza a migliaia di pescatori la cui sopravvivenza nel mondo del lavoro e' fondata esclusivamente sull'unica attivita' che esercitano e che risulterebbe difficile, se non impossibile, "inventarsi" altro mestiere con le poche risorse che il ministro delle politiche agricole ha previsto; a difendere l'economia dell'imprenditoria del settore ittico che, per tradizione e peculiarita' della tipologia di pesca, e' individuabile soprattutto nel meridione d'Italia, e particolarmente in Calabria. (1-00175)