Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00624 presentata da STORACE FRANCESCO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19970721
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri del tesoro, delle poste e delle telecomunicazioni, della funzione pubblica e degli affari regionali e dell'interno, per sapere - premesso che: il quotidiano Il Messaggero del 22 giugno 1997 pubblicava un articolo dal titolo "Il progetto per la privatizzazione delle attivita' piu' redditizie. Per comprare il 49 per cento del bancoposta ci vorranno 4 mila miliardi. Il piano di Cardi: le banche nelle Poste; pronti a entrare nei servizi finanziari dell'ente sette istituti tra cui Mediobanca"; "e' un progettino semplicissimo, ma una volta applicato avrebbe conseguenze enormi. E' il piano che il presidente dell'ente Poste, Enzo Cardi, ha sottoposto al ministro Maccanico per staccare dall'azienda due pezzi"; "uno consisterebbe nel bancoposta, ovvero i servizi finanziari offerti dagli uffici postali: conti correnti, libretti di risparmio, pagamento delle pensioni, compravendita di titoli. L'altro nella posta elettronica. Per ciascuno di questi pezzi si creera' una societa', visto che si deve andare verso la privatizzazione, entreranno i capitali dei privati"; fin qui niente di clamoroso: la divisione delle Poste in tanti scompartimenti e' sempre stata nei programmi nell'ente e la privatizzazione pure, ma "l'idea di Cardi prevede gia' nomi e cognomi di coloro che parteciperanno alle future societa'"; "per la posta elettronica si aprira' la porta alla Elsag di Genova, cioe' l'impresa cui gia' e' stata affidata la tecnologia del servizio per il Bancoposta; vi sarebbe pronta una cordata di sette istituti di credito capitanati da Mediobanca"; e' evidente che i servizi bancari delle Poste sono per le banche un boccone molto saporito: infatti, la raccolta di risparmio postale (libretti di risparmio, buoni postali a termine e ordinari) viene gestita dalla Cassa depositi e prestiti ed utilizzata dalla stessa quasi interamente per erogare mutui agli enti locali e finalizzata alla realizzazione di opere pubbliche; l'ente Poste per questa raccolta ha incassato dalla Cassa depositi e prestiti, come commissioni, circa 5.385 miliardi dal 1994 al 1996, con una media di circa 1.800 miliardi all'anno; nonostante queste cospicue cifre il bilancio, quello dell'ente Poste, resta sempre piu' in deficit e la Cassa depositi e prestiti non e' mai stata interpellata quando si e' incominciato a parlare di privatizzazione; i 4.000 miliardi che il dottor Cuccia sarebbe disposto a pagare per acquisire il 49 per cento dell'ente, la cassa li paga di commissione in poco piu' di due anni, senza pretendere nessuna partecipazione azionaria in cambio; e' palese che non si tratta solo di partecipazione ad un'attivita' che produce utili sicuri, ma anche di neutralizzare un temutissimo concorrente: la rete di sportelli postali, si sa, non ha rivali in Italia, potendo coprire ogni angolo della penisola, compresi i piu' piccoli centri abitati; il quotidiano Il Messaggero del 24 giugno 1997 pubblicava un articolo dal titolo "ente Poste, no dei sindacati alla svendita di Banco-posta", secondo il quale "ai sindacati non piace l'ipotesi di privatizzazione del Banco-posta che prevederebbe una cordata di sette istituti di credito capitanati da Mediobanca"; nella seduta pubblica del 27 giugno 1997, un ordine del giorno del consiglio provinciale di Roma ha impegnato "l'onorevole Presidente e la giunta provinciale ad intervenire presso tutti gli organi di Governo e parlamentari, coinvolgendo anche la conferenza "Stato-citta'-autonomie locali" e la commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti per evitare che la cassa possa essere penalizzata e perdere cosi' la sua finalita' istituzionale con grave pregiudizio per tutti gli enti locali"; il 24 giugno 1997 in un comunicato stampa i rappresentanti degli enti locali, dell'Anci e dell'Upi hanno manifestato la piu' viva preoccupazione per la situazione di incertezza in cui versa, ormai da troppo tempo, il prestigioso e storico istituto di via Goito della Cassa depositi e prestiti -: se non ritengano opportuno intervenire al fine di accertare i motivi per i quali non si riesce a provvedere alla regolamentazione dei rapporti di convenzione tra la Cassa depositi e prestiti e l'ente Poste; se non ritengano che l'operazione di privatizzazione dei servizi dell'ente Poste o eventuali convenzioni che il bancoposta ha raggiunto con alcuni istituti di credito privati possa mettere in discussione la meritoria funzione svolta storicamente dalla Cassa depositi e prestiti, quale veicolo di agevolazione degli investimenti delle comunita' locali e delle regioni; se non ritengano opportuno fornire maggiori chiarimenti al Parlamento sulla privatizzazione del Bancoposta e su eventuali convenzioni dell'ente Poste con banche private, finora molto discutibili, considerati i numerosi articoli anche pubblicitari, apparsi recentemente sul Corriere della Sera del 1^ luglio 1997, che denotano poca chiarezza e trasparenza sulle operazioni ancora in atto; se l'ente Poste abbia acquistato degli spazi pubblicitari per propagandare il progetto di privatizzazione e se tale operazione sia stata autorizzata preventivamente e, in caso affermativo, per quali ragioni e motivi si sia ritenuto cominciare una campagna di stampa pubblicitaria senza attendere il via libera da parte degli organi competenti; se tale comportamento non sia la conseguente prova di una scarsa trasparenza sui modi e sui metodi delle privatizzazioni all'interno del ministero delle poste e delle telecomunicazioni; se il Governo non ritenga opportuno intervenire al fine di aprire una discussione con le autonomie locali su tali questioni, coinvolgendo la conferenza Stato-citta'-autonomie locali e la stessa Commissione parlamentare di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti. (2-00624)