Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00796 presentata da LEMBO ALBERTO (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19971120
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: nei giorni scorsi i giornali hanno dato grande risalto alla sentenza riguardante i delitti compiuti in Gimino e Pisino l'8 settembre 1943 e a Fiume nel maggio 1945 che videro centinaia di vittime italiane, "colpevoli" del fatto di appartenere ad una diversa nazionalita', incatenate le une alle altre e sottoposte a sevizie, furono uccise e gettate, spesso ancora vive, nelle foibe, dai partigiani di Tito; si chiude con un nulla di fatto l'inchiesta iniziata nel lontano 1994, che vede coinvolte complessivamente un'ottantina di persone, anche se poche di queste sono risultate ancora in vita e non sono mai state ascoltate, in quanto cittadini stranieri; nella motivazione del provvedimento del giudice per le indagini preliminari di Roma si afferma come i reati compiuti su parte del territorio nazionale successivamente ceduta ad altro Stato, debbano considerarsi commessi in territorio straniero, per cui si dichiara il non luogo a procedere contro i tre partigiani di Tito perche' i fatti "sono avvenuti a Gimino e Pisino dopo l'8 settembre del 1943 e a Fiume nel maggio del 1945", omettendo di considerare il fatto che trattasi di un evidentissimo caso di genocidio; l'Istria, Fiume e Zara fu occupata dagli Jugoslavi nel 1945, ma il trattato di pace fu stipulato solamente nel febbraio del 1947, ed entro' in vigore il successivo 15 settembre, con la conseguenza che soltanto da quest'ultima data quei territori sono passati sotto la giurisdizione della Jugoslavia; occorre considerare la gravita' dei reati in questione in una prospettiva di valutazione degli stessi in campo internazionale, come fatti lesivi non solo di persone e di interessi privati, ma di principi generali dell'ordinamento internazionale -: se, nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura ritenga possibile che si sostenga l'assenza di giurisdizione italiana nei territori di Istria e Dalmazia dove avvennero gli eccidi attribuiti ai partigiani di Tito, in un periodo in cui quei territori erano ancora sotto la sovranita' formale dell'Italia; se non ritenga opportuna una richiesta di estradizione verso l'Italia delle tre persone accusate per consentire lo svolgimento di un processo che accerti come realmente si svolsero i fatti, nel rispetto delle vittime e dei loro familiari; come valuti questa sorta di "doppiopesismo giudiziario" tra crimini e crimini, dal momento che mentre l'ex capitano delle S.S. Priebke e' stato sottoposto a regolare giudizio per la rappresaglia delle Fosse Ardeatine, invece non sono mai stati processati brigate o squadre di partigiani che si macchiarono di crimini contro nostri connazionali, adducendosi un inesistente difetto di giurisdizione su localita' che sono da cinquant'anni assoggettate alla sovranita' di altro Stato, ma che non lo erano quando i fatti furono commessi. (2-00796)