Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14681 presentata da LUCCHESE FRANCESCO PAOLO (CENTRO CRISTIANO DEMOCRATICO) in data 19980108
Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri degli affari esteri e della difesa. - Per sapere - premesso che: la totale assenza di iniziative da parte italiana ha portato ad un nuovo atto di pirateria, poiche' un altro peschereccio di Mazara del Vallo, il "Fabio Gancittano", con a bordo nove persone, e' stato sequestrato mentre si trovava a sud di Lampedusa, in piene acque internazionali: l'imbarcazione e' stata bloccata e condotta, sotto la minaccia delle armi, nel porto di Sfax; ancora una volta i pescatori mazaresi pagano l'inerzia dei Governi italiani, incapaci di attivarsi per trovare soluzioni e per fare rispettare i trattati internazionali, ancora una volta i mazaresi vengono abbandonati a se stessi e non trovano alcuna assistenza ed alcuna protezione -: come mai la marina militare e' sempre assente nel canale di Sicilia e non riesce mai a proteggere, come dovrebbe, i motopescherecci da squallidi atti barbari di cinica pirateria; questa e' una vergogna che non puo' trovare alcuna giustificazione, e il Governo si deve rendere conto che e' proprio la sua incapacita' a determinare questi fatti; cosa intenda fare il Governo e quali garanzie possa dare affinche' il peschereccio sequestrato sia prontamente restituito e che venga vigilata dalla marina militare italiana tutta la zona del canale di Sicilia; come intenda ovviare al continuo sequestro di pescherecci di Mazara del Vallo da parte della marina militare tunisina; se intenda avviare i giusti contatti con il Governo tunisino affinche' receda da queste intollerabili azioni, di stampo piratesco, che colpiscono i pescatori siciliani. (4-14681)
Nella notte tra il 6 e il 7 gennaio del 1998, il motopeschereccio "Fabio Gancitano" venne sequestrato da una motovedetta tunisina con le stesse modalita' adottate gia' in precedenti casi di sequestro (fermo del peschereccio, esplosione di colpi di avvertimento da parte delle autorita' tunisine, trasferimento del natante nel porto di Sfax) che non hanno comportato danni all'equipaggio italiano. Al momento dell'incidente, il motopeschereccio si trovava - apparentemente in mero transito e non in azione di pesca - in una posizione all'interno del cosiddetto "Mammellone" che forma oggetto di contenzioso da sempre. Infatti, l'Italia considera quello spazio marino alla stregua di acque internazionali (e percio' libere). Per favorire il ripopolamento ittico e per mantenere rapporti di buon vicinato e di cooperazione nel settore della pesca con i Paesi vicini, vi ha da tempo istituito il divieto di pesca, che si applica solo ai motopescherecci nazionali. Le attivita' di controllo sono affidate alla Marina Militare. La Tunisia considera, invece, tale area come propria "zona riservata di pesca" e pretende di' esercitarvi diritti sovrani di giurisdizione. L'Italia ha costantemente contestato la legittimita' della posizione tunisina, con particolare riferimento ai fermi e ai sequestri posti in essere nei confronti di motopescherecci italiani specialmente quando attuati con l'uso della forza. Nel giorno precedente al sequestro l'Unita' della Marina Militare italiana "Sfinge", in vigilanza pesca nell'area, aveva suggerito al "Gancitano" di portarsi, per il semplice transito, al di fuori del "Mammellone" onde prevenire incidenti. Al momento dell'incidente, la nostra nave militare non e' potuta intervenire perche' si trovava in pattugliamento con un gruppo di motopescherecci, su loro richiesta, ad una distanza di 30 miglia dai luogo dell'evento. Una volta portatasi nella zona dell'incidente, la "Sfinge" ha stabilito un contatto con la motovedetta tunisina contestandone l'intervento contro un natante apparentemente in semplice transito nell'area contestata ed il ricorso alle armi in acque internazionali. Tallono' poi la motovedetta fino al limite delle acque territoriali tunisine mentre la stessa rimorchiava il "Gancitano" verso la costa. La "Sfinge" non ha potuto porre in essere ulteriori misure perche' non previste dalle "regole di ingaggio" vigenti per le unita' della Marina Italiana in vigilanza pesca in quell'area. Dall'imbarcazione tunisina si e' risposto affermando il diritto di effettuare il sequestro, specificando che colpi d'arma da fuoco erano stati sparati solo a scopo di avvertimento senza procurare danni all'equipaggio o al peschereccio e sottolineando che esso avrebbe potuto avere le reti in mare. L'Ambasciata d'Italia a Tunisi si e' immediatamente attivata per prestare la massima assistenza all'equipaggio italiano e per ottenere un pronto dissequestro del natante. Veniva intanto fatta pervenire alle competenti Autorita' tunisine una severa protesta formale per quanto verificatosi. Naturalmente, da un punto di vista generale, i fermi dei motopescherecci, compiuti da parte tunisina, rappresentano episodi marginali, ancorche' spiacevoli, in un quadro ben piu' ampio in cui sia da parte italiana, che tunisina, si e' operato e si sta operando con spirito collaborativo per risolvere un problema complesso e con radici storiche come quello della pesca. Ã utile sottolineare che, nel quadro degli accordi vigenti in materia di cooperazione allo sviluppo, sanciti in occasione della riunione della Grande Commissione Mista nell'agosto del 1998, furono poste le basi per limitare la portata del contenzioso, suddividendo la materia da trattare in vari punti: definizione di intese tecniche tra le due Marine Militari, in maniera da prevenire incidenti in mare col rischio anche per l'incolumita' delle persone; avvio di consultazioni a livello di giuristi ed esperti per pervenire alla definizione condivisa dello status giuridico della zona di mare in questione; promozione e collaborazione tra armatori italiani e tunisini, con lo scopo di favorire la costituzione di societa' miste e assicurare per tale via lo sfruttamento congiunto delle risorse ittiche. Sono state avviate infatti, in numerosi settori, forme di collaborazione che si articolano nel modo seguente: realizzazione di studi congiunti sulle risorse alieutiche, sulla tecnologia della pesca, trasformazione e conservazione, acquacoltura, pescambiente, formazione professionale; ipotesi di realizzazione di una cartografia comune delle acque internazionali fra i due Paesi; ipotesi di scambio di informazioni tra le unita' locali di sorveglianza dei due Paesi da discutere tuttavia, in occasione di incontri bilaterali tra le due parti. Naturalmente, queste forme di cooperazione e collaborazione tra Italia e Tunisia si stanno concretizzando anche grazie alle modifiche di carattere legislativo introdotte ultimamente dal Governo tunisino per favorire dette iniziative che comunque devono uniformarsi alla legislazione comunitaria alla quale l'Italia deve necessariamente riferirsi. I risultati raggiunti potranno consolidarsi e accrescersi. Si tratta di un percorso di "interessi condivisi" tra i due Paesi, in un'area storicamente fonte di attriti e di incomprensioni, e di un processo di intesa e collaborazione fra gli operatori delle due sponde del Canale di Sicilia, che si avvale del sostegno convinto e partecipe del Governo italiano e di quello tunisino. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Rino Serri.