Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/15082 presentata da BOATO MARCO (MISTO) in data 19980122
Ai Ministri dell'interno e di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: l'interrogante ha ricevuto dall'avvocato Giovanni Romano di Mondragone (Caserta) la seguente drammatica segnalazione: nel paese di Casal di Principe, in provincia di Caserta, imperversa da sempre il clan camorristico che fa capo a Francesco Schiavone detto "Sandokan", latitante da anni; nel maggio 1993 un parente del famigerato "Sandokan", tale Carmine Schiavone, decide di pentirsi, e da allora e' collaboratore di giustizia; dalle sue dichiarazioni scaturiscono le due operazioni denominate "Spartacus 1 e 2"; naturalmente dall'inizio della sua collaborazione il pentito Schiavone gode dello specifico programma di protezione del Ministero dell'interno. Ed a tale programma soggiacciono anche alcuni parenti, mentre molti altri che vivevano guadagnandosi onestamente e faticosamente il loro pane quotidiano vi hanno rinunciato continuando a risiedere nella zona di origine ed a svolgere tranquillamente le loro attivita' precedenti; alla prima categoria di congiunti del pentito appartiene il figlio Vincenzo Schiavone; alcuni anni fa, mentre il padre gia' collaborava con la giustizia, il giovane Vincenzo conosce una ragazza non ancora maggiorenne in una localita' della riviera; il 12 settembre 1994 i due si uniscono in matrimonio, e Vincenzo Schiavone la porta con se' in localita' protetta. Il calvario della giovane donna inizia praticamente da subito. Il giovane evidentemente non ancora pronto alle responsabilita' del matrimonio si rivela del tutto insofferente al nuovo regime di convivenza; dopo poco tempo il giovane Schiavone se ne va di casa lasciando la povera ragazza, incinta di due mesi, sola in un luogo a lei estraneo, senza neanche una lira. Dopo circa dieci giorni senza avere notizie del marito la poverina si decide a chiedere aiuto ai membri della sua famiglia di origine che vanno a riprenderla e la riportano a casa sua, il tutto attraverso i servizi di protezione; da qui hanno origine le prime intimidazioni degli Schiavone. Padre e figlio iniziano a tempestare la famiglia della ragazza di telefonate minacciose, effettuate non per scusarsi dell'ignobile condotta di Vincenzo, bensi' per censurare il comportamento della ragazza che aveva osato fare proprio a loro "l'affronto di andarsene". "la donna deve sopportare in silenzio e rassegnazione le angherie del marito!!!"; seguono poi altre telefonate dello stesso tenore, minacciando ritorsioni che puntualmente arrivano. Infatti poco dopo tali accadimenti, il pentito rende dichiarazioni su di un prossimo congiunto della ragazza, nonostante non ne avesse mai parlato in precedenza, e questi, nonostante venga immediatamente scagionato dalle testimonianze di altri collaboratori, passa alcuni mesi in carcere; alla donna ed al piccolo, nel frattempo venuto alla luce, non viene corrisposta una sola lira, nonostante Schiavone padre e figlio percepiscano un lauto compenso mensile dal servizio centrale di protezione. Per questa ragione verra' anche sporta una dettagliata denuncia presso un ufficio di polizia nei confronti di Schiavone Vincenzo, per la mancata assistenza economica al figlio minore. Inoltre vengono frapposti mille ostacoli anche alla richiesta della donna di avviare le procedure per ottenere la separazione dal marito. Infatti ben due legali rinunciano all'incarico per l'impossibilita' di notificare gli atti allo Schiavone; agli organi istituzionali, in merito alla denuncia sporta dalla donna non risulta, sino ad oggi, che sia stato aperto alcun procedimento nei confronti del marito che sembra godere di una impunita' assoluta conferitagli per legge; nonostante tutte le difficolta' la giovane donna affronta dignitosamente il suo destino, assistita amorevolmente dalla madre e dal fratello che accolgono lei ed il piccolo Carmine. Il bimbo cresce cosi' per due anni in seno a quella che per lui costituisce la sua unica famiglia, che lo adora e lo riempie di attenzioni. Ma le disgrazie per alcuni non vengono mai sole; la giovane donna muore tragicamente in un incidente stradale nel quale perdono la vita anche una sua sorella ed un nipotino di cinque anni; dopo questo tragico avvenimento gli eventi precipitano e, uno dopo l'altro si verificano una serie di fatti che reclamano giustizia davanti agli uomini ed a Dio; solo cinque giorni dopo la morte della donna il 30 novembre 1997, alle ventidue inoltrate, mentre ancora in quella casa si piangono i propri cari morti in circostanze cosi' drammatiche, un assistente sociale del comune prelevata a casa e accompagnata da diversi carabinieri, in esecuzione di un provvedimento del Tribunale dei minori di Napoli, preleva il bimbo mentre stava per andare a letto, sottraendolo alla nonna che per il dolore sviene ed e' portata ad un posto di pronto soccorso dal figlio, senza fornire alcuna spiegazione e senza preoccuparsi di portare con se' indumenti, giochi ed altro utile a rendere meno drammatico il distacco; quella che i familiari vivono nei giorni successivi e' una vera e propria odissea che li trascina nella piu' profonda disperazione. Si recano al comune, presso i carabinieri, presso l'ufficio di polizia della zona, ovunque, per avere notizie del piccolo ma tutti oppongono imbarazzanti silenzi o arroganti risposte che fanno appello a fantomatiche esigenze di sicurezza o ad irritanti non meglio precisate ragioni di segretezza; la risposta non differisce di molto quando tre giorni dopo decidono di recarsi, accompagnati da un difensore, presso il tribunale dei minori di Napoli ove trova conferma la tesi della segnalazione da parte del servizio della situazione di pericolo per il minore a seguito della improvvisa morte della madre avvenuta per un incidente stradale il 25 ottobre 1997; il dottor Cosentino, giudice delegato, spiego' di aver adottato un provvedimento cosi' grave e drastico rispondendo all'esigenza di sicurezza immediata che non gli hanno lasciato nemmeno il tempo di effettuare una indagine conoscitiva atta a fornirgli un quadro chiaro della situazione, cosa che dispone immediatamente nello stesso provvedimento del 30 ottobre 1997; nel frattempo, nulla e' dato sapere in ordine alle ragioni addotte da queste fantomatiche "entita' superiori" per richiedere il provvedimento di allontanamento, ne' si possono ottenere notizie in ordine al bimbo, al suo stato di salute, alle sue condizioni; dopo dieci giorni in cui i familiari vanno e vengono dal tribunale dei minori, affrontando colloqui, producendo istanze, presentando documentazione per poter almeno capire cosa e perche' nella vicenda siano in gioco "interventi superiori", i familiari vengono a conoscenza di quanto era accaduto; il signor Vincenzo Schiavone e il "pentito" Carmine Schiavone dopo due anni di assoluto disinteresse per il piccolo Carmine dimostrato con i fatti, decidono che e' giunto il momento di avere con loro il nipote che porta il nome del nonno e producono istanza in tal senso adducendo, si badi bene, non il diritto naturale del padre a ricongiungersi con il proprio figlio (ben sapendo che per la condotta pregressa di Vincenzo non sarebbe stato facile) ma non meglio precisate e pretestuose "ragioni di sicurezza" per un imminente pericolo per l'incolumita' del piccolo. Lanciando anche gratuita e poco intelligibili accuse nei confronti della famiglia della donna appena deceduta cui viene imputato di usare il bimbo quale "strumento di ricatto" nei loro confronti; infatti, puntuali, arrivano gli atti di conferma da parte degli organi istituzionali che conferiscono alla vicenda, di per se' tragica, un carattere estremamente grottesco per gli errori e le incongruenze che contengono (valga per tutti ancora oggi, dopo circa due mesi, la data e il luogo di nascita del piccolo) facendo emergere il vero unico scopo di accondiscendere comunque alle richieste del pentito; infatti, sia la DDA napoletana che il S.C. di protezione del ministero dell'interno confermano l'effettivo stato di pericolo per il piccolo Carmine che potrebbe essere oggetto di vendette trasversali in relazione alle recenti fasi dibattimentali dei processi nei quali il pentito dovra' essere presente. Concludono, inoltre, "sollecitando" il tribunale dei minori affinche' aderisca alle richieste degli Schiavone di avere presso di loro il piccolo; in data 16 gennaio 1998 il tribunale per i minorenni di Napoli ha emesso un decreto, nel dispositivo del quale si affida Carmine Schiavone alla nonna materna Carmela Lubrano, segnalando l'opportunita' di inserire entrambi in programma speciale di protezione, ai sensi della legge n. 82 del 1991 -: quali siano i giudizi e le iniziative conseguenti che i Ministri competenti, ognuno per le proprie attribuzioni, intendono esprimere in ordine all'intera vicenda, per far si che il decreto del tribunale dei minorenni di Napoli abbia pronta e coerente attuazione. (4-15082)
In relazione all'attuazione del decreto del 16 gennaio 1998, con il quale il Tribunale per i minorenni di Napoli ha disposto l'affidamento alla nonna materna del minore Carmine Schiavone, nipote dell'omonimo collaboratore della giustizia - cui si fa riferimento - si fa presente che la complessa vicenda e' stata nel frattempo risolta con l'adesione della Sig.ra Lubrano, affidataria del minore, alle occorrenti misure di protezione. Al riguardo si precisa che, nelle more della definizione dello speciale programma, in adesione alla contestuale richiesta di adozione di misure urgenti di protezione, avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, il Servizio centrale di protezione ha adottato le misure occorrenti sin dal 5 febbraio 1998. Nella seduta del 17 febbraio successivo, la Commissione centrale ex articolo 10 della legge n. 82/91, accogliendo la proposta della cennata Autorita' giudiziaria, ha quindi deliberato l'estensione del programma speciale di protezione, tuttora in vigore, nei confronti del predetto minore e della nonna affidataria. Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Giannicola Sinisi.