Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02014 presentata da SAPONARA MICHELE (FORZA ITALIA) in data 19980224
Al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: dal luglio 1992 l'interrogante ha denunziato in lettere al Procuratore della Repubblica di Milano, in atti giudiziari, in articoli di stampa, in dibattiti ed interventi in convegni (fra cui quello svolto il 10 giugno 1993 in occasione dell'inaugurazione del convegno dell'Associazione nazionale magistrati), in esposti al Ministro, al Csm ed alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Brescia quelle che a suo avviso sono le "deviazioni" del pool di Milano da un corretto esercizio dei loro poteri-doveri, quali ad esempio: a) favorire alcuni imputati cosiddetti eccellenti fra cui: Radaelli, Prada (questi gia', ad avviso dell'interrogante, miracolati nell'inchiesta Atm), Radice Fossati, Necci, Pacini Battaglia e titolari di grandi aziende, solo perche' difesi direttamente o indirettamente da avvocati particolarmente vicini agli uffici della procura di Milano; dimostrando, invece, rigore eccessivo verso altri imputati: solo perche' difesi da avvocati non graditi a quegli uffici; e cio', naturalmente, con l'avallo, necessario, del giudice per le indagini preliminari, dottor Italo Ghitti; b) consentire al pubblico ministero dottor Di Pietro di gestire i processi a lui affidati in modo poco trasparente e, comunque, assumendo decisioni all'insaputa o in contrasto con il parere degli altri del pool, cosi' come rilevato dal dottor Colombo nel libro "Il vizio della memoria"; usare l'azione penale come strumento di lotta politica o, comunque, dare all'opinione pubblica questa sensazione; e l'intervista rilasciata dal dottor Borrelli il 5 ottobre 1994; l'iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati, accompagnata dalla frase "quello la' io lo sfascio" attribuita dal dottor Borrelli al dottor Di Pietro e la pubblicizzazione (previa comunicazione al Presidente della Repubblica) dell'invito a comparire notificato a Berlusconi mentre lo stesso presiedeva il congresso sulla criminalita', ne sono evidente conferma; usare la competenza non per fini di giustizia; nel febbraio 1997 i pubblici ministeri di Milano richiesero ed ottennero l'arresto di Felice Corticchia per un reato inesistente e soprattutto sapendosi incompetenti, tanto che e' stato lo stesso pubblico ministero (uno di quelli che aveva richiesto l'arresto) ad eccepire l'incompetenza del tribunale di Milano senza che lo giustificassero nuove emergenze e comunque dopo che Corticchia aveva trascorso circa due mesi in carcere. Nel libro "Toga Rossa" di Carlo Bonini e Francesco Misiani (Marco Tropea Editore) si accenna, a pagina 171, all'uso politico che il pool di Milano faceva dell'istituto della competenza riportando questo dialogo tra Colombo e Misiani: "Ciccio mi stupisco che in queste riunioni tu abbia assunto posizioni di opposizione a noi di Milano, contestando la nostra competenza". E alle obiezioni di Misiani, che evidentemente difendeva la competenza di Roma, Colombo rafforzo' il suo concetto: "Forse non hai capito, Ciccio, ma qui non dobbiamo decidere chi e' competente ma chi puo' fare o non fare le inchieste. A Milano in questo momento storico irripetibile, si possono fare. Qui a Roma no". Si tratta ad avviso dell'interrogante di un atteggiamento arrogante e quindi al di sopra della legge, al limite del delirio di onnipotenza il che, fra l'altro, ha determinato una situazione di soggezione dei giudici nei confronti del pubblico ministero. Si ricordera', a tal proposito, che allorche' il Presidente dottor Crivelli ritenne di concedere un breve rinvio su istanza dei difensori di Berlusconi, ne fu rimproverato da Colombo e ritenne di giustificarsi con l'infelice ma significativa battuta del bastone e della carota; e, fatto grave, il Ministro di grazia e giustizia, anziche' censurare anche il comportamento invasivo del pubblico ministero, ha sottoposto a procedimento disciplinare i giudici della Corte d'appello che avevano ritenuto, doverosamente, di stigmatizzare quella situazione; la stampa di questi giorni, da' grande risalto ad un'aspra polemica insorta tra il procuratore nazionale antimafia ed il pool di Milano circa la possibilita' che alcune rogatorie fossero poste a disposizione del primo; a parte il merito, colpisce il tono arrogante usato dal pool di Milano per respingere quelle richieste; non meno inquietante e' la vicenda relativa alla polemica fa Secit e pool circa l'autorizzazione ad usare rogatorie per fini amministrativi che sarebbe stata data dal pool di Milano e per la quale e' stata presentata specifica interrogazione; il dottor Colombo nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera il 22 febbraio 1998 ha descritto la Commissione bicamerale e quindi il Parlamento come oggetto di ricatto e sede di accordi occulti, tanto che ha suscitato reazioni sdegnate in tutti i settori politici -: se a fronte dei comportamenti suaccennati che, non essendo motivati da una forte carica ideologica, mostrano un pool insofferente delle leggi e di ogni norma deontologica (argomenti questi che dovrebbero essere anche oggetto di una Commissione d'inchiesta parlamentare), non ritenga di intervenire disponendo una accurata ispezione sul modo in cui e' stata esercitata l'azione penale ed in particolare sull'uso legittimo dell'istituto della competenza e se, comunque, ritenga compatibili con la funzione di magistrato che, oltre che indipendente, dev'essere serena ed imparziale i comportamenti di Colombo e, naturalmente, dei magistrati del pool che quei comportamenti hanno condiviso ed avallato. (3-02014)