Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00954 presentata da SCOZZARI GIUSEPPE (MISTO) in data 19980310
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro di grazia e giustizia, per sapere - premesso che: il programma di Governo della coalizione dell'Ulivo afferma (tesi nn. 11 e 15) che la Costituzione vigente "garantisce efficacemente l'indipendenza della Magistratura" e che "i poteri ispettivi del Ministro di grazia e giustizia vanno regolamentati in modo da evitare che interferiscano nell'autonomia della magistratura"; il programma si dichiara inoltre contrario alla separazione delle carriere e favorevole alla obbligatorieta' dell'azione penale; la tesi n. 13 riafferma la necessita' dei processi ai corrotti ed ai corruttori di "Tangentopoli"; nella tesi n. 23 del medesimo programma si dichiarano di "grande efficacia" gli strumenti del "regime carcerario duro per i capi-mafia" e "la legge sui pentiti" della quale si chiede in particolare il parziale allargamento a coloro che uscendo dall'organizzazione criminale si limitino a denunciare i propri reati; l'evolversi degli eventi mostra come si sia affievolita l'intenzione del Governo e di parte della maggioranza ad attuare tali dichiarazioni programmatiche, su cui tra l'altro e' fondato il patto di coalizione delle forze al Governo: l'impegno a non modificare, se non marginalmente le norme costituzionali in tema di giustizia e' rimasto tale solo sino all'insediamento della Commissione per le riforme istituzionali, all'interno della quale i principi dell'indipendenza della magistratura, dell'obbligatorieta' dell'azione penale ed il "no" dell'Ulivo alla separazione delle carriere sono stati fortemente messi in discussione; numerosi altri segnali mostrano come sia necessario richiamare la maggioranza ed il Governo alle originarie tesi, allo scopo di non indebolire il Patto tra le componenti dell'Ulivo e tra la coalizione ed i cittadini: la riforma dell'articolo 513 del codice di procedura penale, in nome della parita' delle parti, viola di fatto il principio costituzionalmente tutelato della non dispersione dei mezzi di prova, consentendo agli imputati (segnatamente, corruttori e mafiosi) di disporre del procedimento; la richiesta di questa parte politica di modificare in questo contesto il diritto alla facolta' di non rispondere da parte dell'imputato, non e' mai stato esaminata; la riforma del 41-bis sul regime carcerario duro per i capi-mafia ha fornito alle organizzazioni criminali il segnale di un indebolimento della lotta dello Stato contro la criminalita'; d'altro canto non sono state adottate adeguate misure di tutela per i collaboratori di giustizia non pentiti, con la conseguenza che essi si trovano abbandonati a se stessi e sottoponibili a qualsiasi forma di pressione; l'allarme lanciato dalle procure impegnate in particolare contro la lotta alla corruzione politica, per la prossima scadenza dei termini di prescrizione di numerosi processi a causa della mancata risposta alle rogatorie internazionali da parte di paesi esteri, appello reiterato piu' volte in questi anni non e' mai stato fatto proprio dal Governo, sia in termini di diritto internazionale (maggior pressione o maggior coordinamento con i paesi interpellati), sia in termini di diritto interno (mancato impegno del Governo, mancata discussione dei progetti gia' presentati da circa un anno); la scomposta reazione registrata nella maggioranza alle dichiarazioni del pubblico ministero Gerardo Colombo, riguardanti il peso (non il dominio...) del ricatto nella formazione delle decisioni che riguardano il futuro dei cittadini ed il procedimento disciplinare avviato dal Ministero interpellato, mostrano la cattiva coscienza della coalizione, ove si consideri che tali dichiarazioni costituiscono ripetizione di tesi espresse piu' volte dal medesimo pubblico ministero nel corso degli anni (su cui gran parte dell'Ulivo aveva convenuto), tesi che rivestono la dignita' di atto ufficiale in quanto costituiscono l'ossatura della Relazione finale della Commissione antimafia per la XI legislatura (1994); altri fatti viceversa danno il segno di un generalizzato superamento della stagione di speranze e di pulizia avviata nel 1992 e della nascita di un sistema di potere chiuso in se', occulto e trasversale; oltre a quanto indicato nei precedenti capoversi, segnaliamo: la clandestina riproposizione del finanziamento pubblico dei partiti in forme che i cittadini avevano rifiutato tramite il referendum; la reiterata richiesta delle destre per la depenalizzazione delle violazioni al finanziamento pubblico ed al falso in bilancio; "l'inciucio radiotelevisivo" realizzato col decreto-legge n. 545 del 1996; la riforma dell'abuso di ufficio; le disperanti lentezze, gli ostacoli e le inadeguatezze dei lavori della Commissione anti-corruzione; la sentenza della Corte di Cassazione secondo la quale il patteggiamento non costituisce ammissione di colpa; l'impunita' dilagante nella pubblica amministrazione; la sostanziale vanificazione della legge Merloni sui lavori pubblici; i termini ricattatori in cui piu' volte taluni esponenti della destra hanno posto la soluzione di vicende non politiche, ma personali, pena la vanificazione dei lavori della Commissione bicamerale; in questo contesto, ad avviso degli interpellanti, sarebbe opportuna la istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della corruzione politica e sull'esistenza di "poteri forti" occulti -: se non intenda rafforzare l'azione di Governo sui temi esposti ed in particolare: quali provvedimenti preveda di adottare allo scopo di evitare le prescrizioni derivanti da mancate risposte di Paesi terzi alle rogatorie internazionali e quale azione si intenda adottare a livello internazionale, in accordo con il Ministero degli esteri; quali provvedimenti preveda di adottare rispetto ai guasti derivanti all'economia processuale di numerosi procedimenti per corruzione politica e criminalita' organizzata dal nuovo 513 codice di procedura penale e se preveda iniziative del Governo in merito alla riforma della facolta' di non rispondere; quali siano gli intendimenti del Governo in merito alla lotta contro la criminalita' organizzata ed alla questione dei pentiti, in particolare per quei collaboratori non tutelati da programmi di protezione; se intenda provvedere a modificare la normativa sui poteri ispettivi del Ministro nei confronti dei magistrati, in modo da consentire la loro attivazione a fronte di elementi sostanziali di responsabilita'; se non intenda rafforzare l'azione di Governo per quel che riguarda il miglioramento e l'approvazione dei provvedimenti anti-corruzione, nonche' riferire analiticamente al Parlamento sul numero e la tipologia dei reati contestati ad amministratori e dipendenti pubblici. (2-00954)