Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03940 presentata da BARRAL MARIO LUCIO (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19980311
Al Ministro dell'industria del commercio e dell'artigianato. - Per sapere - premesso che: la fiera di Milano nasce come ente autonomo voluto dalla citta' di Milano, cresciuta con il contributo delle aziende milanesi e lombarde; durante il fascismo si instaura il controllo dello Stato anche su questo ente; questo controllo prende corpo soprattutto nel momento delle nomine. In particolare il Governo nomina il presidente su proposta del Ministro dell'Industria, del commercio e dell'artigianato. Il Ministro dell'industria sente il sindaco di Milano (che puo' proporre una terna di nomi) ma quest'ultima non formula un'indicazione vincolante; altre interferenze dirette dello Stato si realizzano, per esempio, con la nomina da parte del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di due consiglieri (su 41). Anche su tutte le altre nomine di consiglieri c'e' comunque la supervisione del Ministro; questa situazione ha trasformato l'ente fiera in un organismo burocratizzato, espressione del modo italiano di concepire la politica economica (fatta di nomine, spartizioni, poteri scollati dalla realta'), lontanissima ormai sia dalle origini dell'ente che dal modo settentrionale, e meneghino in particolare, di vivere il lavoro e le attivita' produttive il risultato complessivo e' la preoccupante perdita di posizioni della Fiera di Milano rispetto alle altre fiere europee (Amburgo, Parigi, Monaco, Francoforte) e di contratti commerciali; la trasformazione da ente espressione del territorio e del suo tessuto socio-economico a campo di battaglia di interessi e spartizioni politiche (non si dimentichi l'enorme giro d'affari legato alla Fiera) porta a situazioni paradossali come quella attuale, in cui il presidente (Artom) e' vicino all'area Ulivista mentre il segretario generale (Marin-Napoletano) e' piu' vicino al Polo, con continui dissidi e perdite di efficacia decisionale ed operativa; c'e' anche il sospetto che ci sia la volonta' sommersa di favorire, con la decadenza di Milano, altre fiere nazionali (es. Bologna); e' di un paio di anni fa il tentativo di mettere l'ex presidente della fiera di Bologna a capo della fiera di Milano; gli interroganti ritengono invece che importanti realta' territoriali, espressione della tradizione culturale e socio-economica di aree omogenee importanti, debbono essere lasciate assolutamente al Governo delle realta' politico-amministrativa locali, nel caso specifico, alla regione Lombardia e al comune di Milano; gli enti Fiera devono altresi' usufruire di un regime fiscale particolare per quanto riguarda, per esempio, la tassazione degli utili derivante dalla dismissione di aree reinvestiti in attivita' di sviluppo degli enti stessi; tutto cio' in linea con la volonta' conclamata di procedere alla maggiore autonomia dei territori, alla realizzazione di una forma federata dello Stato, ad una maggiore snellezza nella gestione economica complessiva, in una logica di sana competizione sia locale (ad esempio tra regioni economiche) che internazionale -: se non ritenga opportuno mettere mano all'attuale ordinamento rivedendo, nella logica appena espressa, la procedura gestionale (in particolare la procedura delle nomine) dell'Ente Fiera di Milano la cui gestione, secondo la lega Nord per l'indipendenza della Padania deve essere di esclusiva competenza della regione Lombardia del comune di Milano e delle eventuali associazioni (Camera di commercio, associazioni industriali, ecc. dell'area lombarda) e intervenire nella situazione particolare dell'ente Fiera di Milano per quanto riguarda la possibilita' di dismettere le vecchie aree non piu' utilizzate, esentando l'ente stesso dalla tassazione sulle plusvalenze, per permettere di liberare importanti risorse da reinvestire in nuove iniziative. (5-03940)