Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02067 presentata da FRAGALA' VINCENZO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19980312
Al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: da notizie di stampa pubblicate sull'edizione del quotidiano Liberazione del 27 dicembre 1997, si e' appreso che, con provvedimento del 16 giugno 1997, il procuratore capo della Repubblica presso il tribunale di Roma, dottor Salvatore Vecchione, ha revocato al sostituto procuratore, dottor Giuseppe Pititto, l'incarico per lo svolgimento delle indagini per il duplice assassinio in Somalia dei giornalisti italiani Ilaria Alpi e Miran Hrovatin; la revoca e' intervenuta in un momento particolarmente delicato delle indagini, perche' stavano per giungere alla Somalia due testimoni oculari del duplice omicidio individuati e citati proprio dal pubblico ministero Pititto, cui pero', e' stato impedito di sentirli; la revoca e' stata motivata dal procuratore capo, con una diversita' di vedute in ordine alle modalita' di conduzione delle indagini tra il dottor Pititto ed il dottor Andrea De Gasperis, altro pubblico ministero che, solo formalmente, restava designato allo svolgimento delle indagini; la motivazione addotta sembra assolutamente pretestuosa, essendo notorio che sin dal momento in cui l'allora procuratore della Repubblica, dottor Michele Coiro, lo ha designato per la trattazione del procedimento, fino allora affidato al dottor De Gasperis (aprile 1996), il dottor Pititto, con il consenso e su disposizione del procuratore medesimo, ha portato avanti le indagini da solo, in quanto il dottor De Gasperis non se ne e' piu' interessato; analogo provvedimento non risulterebbe sia stato adottato dal procuratore Vecchione in altri casi identici nei quali le indagini sono formalmente affidate a due sostituti e vengono, in realta', condotte da uno solo di essi; nello scorso mese di novembre, il procuratore della Repubblica, dottor Vecchione, in un giorno di temporanea assenza dall'ufficio del dottor Pititto del quale era a conoscenza, avrebbe mandato nella stanza del sostituto la propria segretaria ed un carabiniere con l'ordine di ricercare e prelevare dei fascicoli relativi ad un procedimento che pretendeva di visionare, senza averne, prima, fatto richiesta al dottor Pititto che era il magistrato titolare del procedimento in questione; entrambi i suddetti episodi, se veri, sarebbero estremamente gravi rivelando scarso rispetto delle regole da parte del procuratore capo, ed inoltre un atteggiamento persecutorio ed un intento delegittimante dello stesso nei confronti di un suo sostituto; siffatto atteggiamento appare del tutto incomprensibile, perche' il procuratore Vecchione ha dato atto al pubblico ministero Pititto di eccellenti qualita' professionali; il comportamento del procuratore capo aumenta i pericoli ai quali e', da tempo, esposto il pubblico ministero Pititto a causa di talune indagini da lui condotte, il quale, peraltro recentemente, e' stato ancora una volta minacciato di venire ammazzato come un cane se avesse impugnato la sentenza sulle foibe; da un servizio riportato il 3 novembre 1997 sul periodico Il Mondo, emerge l'esistenza di un malcontento diffuso tra i magistrati della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma, al punto che, ben 18 sostituti, hanno chiesto il trasferimento; alla luce di quanto risulta oggi dalle indagini per l'omicidio dei due giornalisti, la revoca al dottor Pititto dell'assegnazione del processo appare oltremodo inquietante, in quanto gli esiti dei recenti accertamenti si basano su una consulenza disposta dal medesimo pubblico ministero -: se non ritengano indispensabile intervenire, per quanto di rispettiva competenza con la massima urgenza ed obiettivita' al fine di accertare se i fatti esposti in premessa siano veritieri ed all'esito, assumere opportune iniziative o adottare idonei provvedimenti al fine di garantire la tutela del rigoroso rispetto delle regole da parte di ogni e qualsiasi magistrato quale che sia il suo grado e l'ufficio ricoperto, perche' sia riportata serenita' in uno degli uffici giudiziari piu' importanti e delicati d'Italia. (3-02067)