Vai al sito parlamento.it Vai al sito camera.it

Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02075 presentata da PICCOLO SALVATORE (POPOLARI E DEMOCRATICI - L'ULIVO) in data 19980313

Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. - Per sapere - premesso che: in data 8 gennaio 1998 (seduta n. 0293) e' stata presentata al Presidente del Consiglio ed al Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, interrogazione a risposta scritta sulla fusione tra il Banco di Napoli e la Banca Nazionale del Lavoro, ad oggi ancora inevasa; e' sotto gli occhi di tutti il sistematico, progressivo, deteriorarsi dell'economia reale del Mezzogiorno, segnato in questi ultimi anni da devastanti cadute dell'occupazione e logorato dalla drammatica persistenza di una grave condizione di crisi che - come recentemente rilevato del Ministro Napolitano - non e' stata adeguatamente considerata nell'ambito delle emergenze prioritarie da affrontare per consentire l'ingresso e la permanenza dell'Italia nell'Unione monetaria europea; nell'ultimo decennio, la quasi totalita' dei centri economici e finanziari ubicati nel Sud, ed in particolare a Napoli, e' stata - di fatto - distrutta o, nel migliore dei casi, "infeudata" a soggetti dominanti ubicati nelle Regioni piu' ricche del Paese. Valga, solo come ricordo, la scomparsa dell'Italsider e della Selenia, la perdita dei centri decisionali dell'Alfa Romeo, dell'Aeritalia, della Sme, volendo sottacere sulla graduale estinzione di una editoria quotidiana autoctona, motore insostituibile di un'informazione piu' sollecita, puntuale ed attenta ai veri problemi dell'area; sempre nello stesso periodo, il sistema bancario del Sud e' stato gradualmente consegnato nelle mani delle banche del Centro-Nord, privando il Mezzogiorno di strutture creditizie idonee a stimolare lo sviluppo autopropulsivo multisettoriale e in grado di promuovere, assistere ed accompagnare le piccole e medie imprese, nonche' di trasformare il risparmio locale in finanza di progetto per le imprese che investono nell'area meridionale; l'annunciato progetto di incorporazione del Banco di Napoli in Bnl rappresenterebbe l'ultimo anello del processo di "smantellamento" del sistema creditizio meridionale, lasciando una grande area del Paese - economicamente la piu' debole - priva di un proprio sistema bancario, alla vigilia dell'avvio di un assetto istituzionale di tipo federalista e del decollo dell'unione monetaria che inasprira' ulteriormente la competizione sui mercati finanziari con il rischio di marginalizzare definitivamente l'economia del Mezzogiorno; un processo di integrazione e successiva fusione tra Bnl e Banco di Napoli (per dar vita ad un grande polo bancario in grado di competere adeguatamente nel nuovo mercato finanziario globale, con dimensioni tali da massimizzare, in uno con l'innovazione dei prodotti, dei servizi e delle procedure, produttivita' ed efficienza) dovrebbe essere organizzato ed attuato con tempi e modalita' equilibrati che tengano conto delle esigenze e delle prospettive di sviluppo del Mezzogiorno, oltre che - beninteso - dell'attuale condizione di salute dei due Istituti e delle ripercussioni capaci di innescare sul versante economico-finanziario e su quello sociale; una fusione, difatti, che non preveda espressamente l'allocazione a Napoli dei centri decisionali produrrebbe una perdita di occupazione diretta superiore a 2.000 unita' tra Napoli ed i principali centri del Mezzogiorno. La diminuzione di lavoro, gia' di per se' gravissima in quanto a carico di un'area dove il taglio di ogni singolo posto di lavoro accentua una gia' drammatica situazione di emergenza, sarebbe destinata ad appesantirsi ulteriormente a seguito del sicuro decremento dell'occupazione indotta (servizi informatici, fornitori, eccetera) valutabile in ulteriori 1.500 unita'. In altri termini per il Sud, oltre ad una secca riduzione del reddito, si prospetta l'ennesimo depauperamento di professionalita' economico-finanziarie ed un grave colpo alla crescita di una moderna cultura imprenditoriale ed alla capacita' di sviluppare autonomamente le potenzialita' produttive sul territorio; gli interventi predisposti dal Tesoro per far fronte alle difficolta' del Banco di Napoli e gli sforzi ed i sacrifici fatti negli ultimi due anni dai dipendenti dell'azienda per realizzare un complesso ed oneroso processo di ristrutturazione, nella consapevolezza di misurarsi con la grande sfida della modernizzazione, dell'innovazione e dell'efficienza, hanno portato l'Istituto a conseguire nuovamente un utile strutturale d'esercizio; tutto cio' rischia di essere vanificato se la fusione dovesse essere accelerata a tal punto da precedere la necessaria ed urgente ristrutturazione aziendale della Bnl e, di fatto, la stessa operazione di privatizzazione della Banca, aprendo rilevanti margini di incertezza e di precarieta' sulle reali prospettive future delle "nuova grande Banca" che potrebbe nascere "zoppa" per le notorie difficolta' del partner incorporante, con il risultato paradossale ed assurdo che un'azienda ormai risanata ed in grado di camminare sulle sue gambe (Banco di Napoli) rischierebbe di essere coinvolta in un processo critico dai costi e dagli oneri imprevedibili e, comunque, dolorosi; da un'attenta lettura del bilancio 1996 della Banca Nazionale del Lavoro, emergono le seguenti, principali criticita' patrimoniali, senza entrare nel merito dei criteri valutativi adottati per i crediti problematici e le attivita' immobilizzate, per le partecipazioni e per gli immobili: sofferenze per 8.599 miliardi, fondi rettificativi per 1.989 miliardi, grado di copertura per il 23,1 per cento, sofferenze nette per 6,610 miliardi, immobilizzi per 3.018 miliardi, partecipazioni per 5.527 miliardi, con un totale per 15.155 miliardi, capitale e riserve per 8.872 miliardi, capitale libero negativo - 6.283 miliardi. Anche il reddito presenta aspetti critici, visto ad esempio il cambio di criterio contabile adottato per i dividendi da partecipazioni - passato nel 1996 da "cassa" a "competenze" - o l'iscrizione a conto economico di tutti gli interessi di mora ritenuti recuperabili. Peraltro, nonostante queste "misure" di politica di bilancio ed in presenza di accantonamenti "netti" non certo esaltanti vista la struttura patrimoniale sopra richiamata, il risultato d'esercizio e' limitato ad appena 89 miliardi, pari ad un ritorno sul capitale intorno all'1 per cento; il processo di fusione, soprattutto se trasformato in una mera annessione, non puo', dunque, diventare - con il patrocinio e l'avallo del Tesoro - un'ipotesi "obbligata", apparentemente imposta dalle sovrane e ferree regole del mercato ma sostanzialmente piegata a risolvere i problemi gestionali di Bnl; ne' puo' essere una soluzione squisitamente tecnica e puntata esclusivamente sulla considerazione e salvaguardia di alcune "forti e imprescindibili ragioni" della finanza dominante ma deve costituire complessivamente una risposta positiva ai problemi del Mezzogiorno: l'eventuale nuovo soggetto bancario, infatti, non puo' smarrire la "mission" di interprete e promotore sul piano bancario e finanziario delle potenzialita' di sviluppo di un Paese moderno e rinnovato che guarda all'Europa anche dal Sud e non deve, conseguentemente, rinunciare a collocare a Napoli e nel Mezzogiorno strutture decisionali che possano effettivamente ispirare ed orientare scelte coerenti e compatibili con una strategia economico-finanziaria tesa a favorire lo sviluppo e la ripresa del Sud -: se ritengano giusto che il Mezzogiorno d'Italia debba essere privato di un autonomo sistema bancario con la perdita dell'ultimo e piu' grande centro finanziario qual e' il Banco di Napoli, la cui missione storicamente e' stata rivolta al sostegno dell'economia meridionale e dello sviluppo del territorio; se giudichino sostenibile per l'economia e la societa' civile meridionale, gia' tanto provata sul piano dell'ordine pubblico, l'ulteriore sottrazione di migliaia di posti di lavoro diretti e qualificati e di migliaia di posti di lavoro indotti, a seguito dell'assorbimento del Banco di Napoli in una realta' che di fatto esclude Napoli ed il Mezzogiorno quale sede effettiva di tutte le strutture decisionali e di supporto centrali; se, tenuto conto della mutata situazione del Banco di Napoli e delle segnalate difficolta' della Bnl, intendano avallare un processo di fusione affrettato che, per modalita' e tempi di attuazione, suscita fondate ed oggettive perplessita' circa la sua effettiva utilita' per il Mezzogiorno e per l'intera economia nazionale; se reputino di assumere tempestive iniziative, nella qualita' di azionisti di maggioranza e anche di tutori della generale trasparenza del mercato, per definire l'entita' delle criticita' patrimoniali ed economiche della Banca Nazionale del Lavoro, verificando conseguentemente che, gia' in sede di predisposizione ed approvazione del bilancio di esercizio 1997, siano individuate e radicalmente rimosse, anche sulla base delle risultanze dell'ultima ispezione della Banca d'Italia; se, infine, non considerino opportuno esaminare - anche in vista dell'imminente privatizzazione - tempi, modalita' ed obbiettivi di un non piu' procrastinabile piano di ristrutturazione della Bnl, comunque preliminare alla fusione con il Banco di Napoli, al fine di poter valutare, in condizioni di effettiva trasparenza, il modello di business e di integrazione di gruppo da adottare nel predetto progetto di fusione, nell'ambito di una strategia volta a salvaguardare complessivamente la posizione di mercato attualmente detenuta da entrambi gli istituti e, quindi, a realizzare un percorso di reale e duratura prospettiva per il nuovo soggetto bancario e, piu' in generale, per le sorti del Mezzogiorno. (3-02075)





 
Cronologia
giovedì 26 febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva il disegno di legge Disposizioni concernenti il Fondo di solidarieta' per le vittime delle richieste estorsive (AC 3769), che sarà approvato dal Senato il 3 febbraio 1999 (legge 23 febbraio 1999, n. 44 - legge antiracket).

sabato 21 marzo
  • Politica, cultura e società
    Antonio Di Pietro costituisce un nuovo movimento politico: L'Italia dei valori.