Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE CONCLUSIVE DI DIBATTITO 8/00030 presentata da CHERCHI SALVATORE (DEMOCRATICI DI SINISTRA - L'ULIVO) in data 19980318
Le Commissioni V e XIV, premesso che: la Commissione europea ha annunciato la presentazione della proposta di riforma dei Fondi strutturali; i fondi strutturali costituiscono uno dei pilastri fondamentali della politica di coesione dell'Unione europea; non si limitano alla ridistribuzione delle risorse, ma sono anche uno strumento nel processo di allargamento dell'Unione; il finanziamento dei fondi strutturali, per la prima volta e' programmato su un lungo periodo (2000-2006), che appare eccessivo sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista politico anche perche' non sono previste verifiche o revisioni in corso d'opera; la proposta formulata dalla Commissione stabilisce come intangibile la percentuale del massimale delle risorse proprie (1,27 per cento del Pil) in maniera costante per tutto il periodo; il Parlamento europeo (risoluzione del 4 dicembre 1997) ha duramente criticato il documento "Agenda 2000" della Commissione, in specie per quanto riguarda il massimale delle risorse proprie dell'Unione europea e la progressiva riduzione della quota del prodotto interno lordo destinata alla politica di coesione in quindici Paesi membri dallo 0,46 per cento (vertice di Edimburgo) allo 0,39 per cento; il Parlamento europeo ha chiesto che la politica di coesione venga posta su un piano di parita' con gli obiettivi del mercato unico e dell'Unione monetaria, poiche' l'Euro offrira' infatti grandi opportunita' ma al tempo stesso comportera' seri rischi. Per cogliere le opportunita' e contenere i rischi e' indispensabile realizzare l'equilibrio fra convergenza economica e coesione voluto dal Trattato; vi e' una palese contraddizione fra gli obiettivi dell'Unione europea. Da un lato l'Unione monetaria europea postula la convergenza economica e quindi una politica di bilancio rigorosa al fine di rispettare il patto di stabilita'. Dall'altro lato l'obiettivo dell'ampliamento ai paesi dell'est europeo richiede un impegno supplementare nell'immediato (la fase di pre-adesione) e nel futuro (riduzione del divario dei nuovi paesi rispetto alla media dell'Unione europea a quindici). La Commissione punta a risolvere la contraddizione mantenendo inalterato l'attuale massimale delle risorse proprie dell'Unione europea e scaricando sulla coesione i costi dell'ampliamento. Coesione e ampliamento vengono dunque posti in conflitto; il rapporto Euro-coesione coinvolge direttamente la politica meridionalista e mediterranea dell'Unione europea, gia' penalizzata dalla tendenza ad anteporre l'est europeo al sud, e dalla mancata attuazione dell'articolo 130 B del Trattato sul concorso di tutte le politiche e azioni comunitarie alla realizzazione dell'obiettivo della coesione. Questa norma e' tuttora lettera morta: il programma delle reti transeuropee di trasporto tanto per fare un esempio, si e' fermato a Malpensa 2000; sono quattro i principi generali che si vogliono porre alla base della riforma: concentrazione, efficienza, semplificazione, partenariato. Tali principi sono condivisibili ma richiedono al tempo stesso ampie specificazioni al fine di poterne valutare la sostenibilita' e la praticabilita'; in particolare per quanto riguarda il principio della semplificazione, esso appare definito esclusivamente nella riduzione degli obiettivi e delle iniziative comunitarie. Questo non significa necessariamente semplificazione. La semplificazione rimanda alla concezione della programmazione periferica. La tendenza da incoraggiare e' quella di ridurre il ruolo del livello statale e aumentare il ruolo del livello regionale. Allo stesso modo, pur confermando il mantenimento dei poteri di controllo in capo alla Commissione, si sottolinea la necessita' della decentralizzazione della gestione; per quanto riguarda l'Obiettivo 1, oltre le riduzioni delle risorse destinate in relazione al prodotto interno lordo, desta preoccupazione la previsione che, ai fini della inclusione, venga considerato il solo parametro del prodotto interno lordo &&Cpro capite&&T e non anche quello del tasso di disoccupazione o di popolazione attiva, quello della insularita' e dell'indice di infrastrutturazione; nell'Obiettivo 2 coesistono ristrutturazioni, spopolamento e zone costiere, aree urbane e aree rurali, disoccupazione e Pmi e si vogliono fare coincidere le aree per i fondi con quelle ammesse alla deroga degli aiuti pubblici. E' difficile rendere organico e razionale questo obiettivo. La soluzione a questo problema potrebbe essere offerta dalla programmazione regionale che dovrebbe includere in un solo programma tutti gli aspetti. L'Obiettivo 2 diventa quindi un obiettivo regionale e da qui deriva il suo problema fondamentale che e' quello dell'eleggibilita' delle aree. Infatti, non e' chiaro se si avra' una mappa delle regioni eleggibili e poi queste regioni avranno il compito di scegliere le aree settorialmente interessate; oppure se le aree eleggibili sono gia' in qualche modo definite a livello europeo, ma allora non si capirebbe' ne' il ruolo ne' i contenuti della programmazione regionale "unica"; l'Obiettivo 3, le cui finalita' sono quelle di intervenire a favore dell'educazione e della formazione, dovrebbe assumere un carattere orizzontale e non territoriale con criteri di notevole flessibilita' nell'allocazione delle risorse; per le iniziative comunitarie si ha una netta riduzione. Sembra limitativo ridursi alle tre iniziative proposte, ovvero la cooperazione transfrontaliera, le risorse umane e lo sviluppo rurale. Negativa in particolare appare l'esclusione di Urban e l'inserimento dell'obiettivo urbano nell'Obiettivo 2, per la buona &&Cperformance&&T e per le capacita' innovative di questa iniziativa. La motivazione della sua inclusione nel nuovo Obiettivo 2 appare insufficiente alla luce della conferma dell'iniziativa per lo sviluppo rurale, egualmente incluso nel nuovo Obiettivo 2.11 Parlamento europeo ha inoltre proposto un Pic "Insula", nel quadro di Interreg, rivolto ad affrontare le difficolta' strumentali specifiche delle isole; per il fondo coesione si ipotizza il mantenimento nella sua forma attuale distribuito fra gli Stati eleggibili secondo il criterio del 90 per cento del prodotto interno lordo &&Cpro capite&&T, anche in caso di adesione alla terza fase dell'Unione monetaria europea. I criteri attualmente esistenti non appaiono adatti alle necessita': occorre una maggiore regionalizzazione del fondo attualmente totalmente statale. I termini di una utilizzazione del Fondo anche per i nuovi Paesi, una volta entrati nell'Unione, sono tutt'altro che chiari; la dimensione economica dell'allargamento evidenzia gravi problemi di fondo: attualmente i quattro paesi europei piu' poveri nell'Unione si collocano al 74 per cento della media del prodotto interno lordo europeo per abitante, mentre i 10 paesi candidati si collocano in media intorno al 32 per cento con differenze che vanno dal 18 per cento al 59 per cento. Il loro ingresso, quindi, cambiera' completamente la geografia economica dell'Unione e quindi le politiche strutturali; la fase del negoziato per i fondi e' ovunque gia' cominciata e la parte essenziale dell'elaborazione sara' fatta nell'attuale fase di preparazione; impegna il Governo a sostenere alcuni orientamenti, in particolare: per quanto riguarda gli aspetti finanziari appare necessario riconsiderare le risorse in rapporto al prodotto interno lordo e comunque l'introduzione di una verifica a meta' del periodo (1999-2006) della congruita' del tetto dell'1,27 per cento del prodotto interno lordo. Deve anche essere corretta in aumento la quota destinata alle azioni strutturali e ridefinita la politica agricola comunitaria e le relative risorse al fine di realizzare un migliore equilibrio in favore della coesione; per l'Obiettivo 1, tre fattori devono, in ogni caso essere considerati. Il primo e' quello del tasso di popolazione attiva o del tasso di disoccupazione, in particolare quella giovanile e femminile, il cui tasso deve avere incidenza nella definizione delle aree e nella allocazione delle risorse, se non addirittura costituire un correttivo del parametro prodotto interno lordo &&Cpro capite&&T. Il secondo fattore e' il &&Cdeficit&&T infrastrutturale in ragione della sua incidenza sullo sviluppo. Il terzo fattore e' quello dell'insularita', secondo quanto riconosciuto dal Trattato di Amsterdam, facendolo pesare insieme agli altri fattori per la valutazione della Sardegna e della Sicilia come regioni eleggibili per l'Obiettivo 1. Inoltre, appare opportuno che le zone eleggibili definite all'inizio del periodo, restino tali fino alla fine del periodo di applicazione della riforma; per quanto riguarda la fase di transizione bisognerebbe prevedere finanziamenti decrescenti per le aree che fuoriescono dall'Obiettivo 1, utilizzando le quote di finanziamento attribuite nella proposta della Commissione a interventi generali. In tale contesto deve essere assicurato il prolungamento sino al 2005 della fase di graduale fuoriuscita per la regione Abruzzo; sull'Obiettivo 2, la linea indicata dalla Commissione, che tende a far coincidere le aree dell'obiettivo medesimo con quelle in cui intervengono gli aiuti statali, se appare valida come obiettivo tendenziale, desta forti preoccupazioni nella sua concreta specificazione in quanto puo' togliere valore, riducendone la portata, alla novita' programmatoria globale del nuovo Obiettivo 2; lo stesso vale anche nell'ipotesi di coincidenza delle due aree: in ogni caso anche nell'Obiettivo 2, per la individuazione delle aree, devono pesare di piu' il tasso di disoccupazione e il &&Cdeficit&&T infrastrutturale. In ogni circostanza le Regioni devono avere un ruolo diretto in tale individuazione; l'Obiettivo 3 dovrebbe essere oggetto di un programma di massima unico a livello nazionale, all'interno del quale dovrebbero essere concepiti gli interventi specifici e forti nelle singole regioni. Occorre anche perseguire le complementarieta' tra piani nazionali e interventi europei per la lotta alla disoccupazione; per quanto riguarda le iniziative comunitarie, la necessita' di mantenere il programma Urban e' essenziale. Si tratta di un programma che aiuta il processo innovativo delle citta' che non si puo' risolvere nell'Obiettivo 2. Occorrerebbe inoltre che i PIC venissero definiti e attuati anche in correlazione con le esigenze della politica euro-mediterranea. (8-00030)