Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00036 presentata da LEMBO ALBERTO (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19980421
La Camera, premesso che: l'Italia si appresta a far parte del primo gruppo dei Paesi che aderiscono alla moneta unica europea, grazie ai pesantissimi sacrifici che i cittadini hanno dovuto sopportare per raggiungere il suddetto obiettivo; il nostro Paese ha raggiunto con enorme difficolta' alcuni parametri fissati dal trattato di Maastricht, ma ha lasciato inalterato se non peggiorato l'enorme debito pubblico che grava su ogni singolo cittadino e sulle generazioni future; vi e' un forte divario tra le regioni settentrionali e le regioni del Mezzogiorno, soprattutto in termini di capacita' produttiva, infrastrutture, disoccupazione che richiedono scelte mirate, per non parlare del grave problema della criminalita' organizzata, vero flagello delle popolazioni di quelle terre; l'Italia resta in grave ritardo nel recepimento di numerose direttive dell'Unione europea; il processo di allargamento dell'Unione europea ai paesi dell'Europa centro-orientale reca numerose implicazioni. In primo luogo e' necessario uno svecchiamento delle istituzioni che devono essere standardizzate a quelle degli altri paesi europei; in secondo luogo l'Italia deve svolgere un ruolo cardine nell'area del Mediterraneo per mantenere un equilibrio finanziario tra il sostegno ai Paesi dell'Europa centro-orientale e quelli della riva meridionale del Mediterraneo; in terzo luogo l'Italia diventera' un contribuente netto con pesantissimi oneri finanziari a carico; la disoccupazione costituisce il problema principale dei paesi comunitari e dei paesi candidati a diventarlo e le azioni comunitarie per l'occupazione sono state finora del tutto inadeguate, per cui pare decisivo che il complesso delle politiche comunitarie siano finalizzate alla creazione di nuovi posti di lavoro all'interno di un sistema economico risanato e competitivo: l'Europa unita deve rappresentare un insieme di obiettivi e di finalita' comuni per lo sviluppo economico e sociale dei vari popoli e non un sistema burocratico centralizzato che "sforni" direttive, normative e regolamenti che i singoli paesi devono ciecamente applicare, impegna il Governo: ad approvare nei tempi prestabiliti le leggi comunitarie al fine di evitare l'ingiustificato ritardo nel recepimento delle direttive comunitarie in vista dell'unificazione europea; a informare con tempestivita' e completezza i due rami del Parlamento sull'attivita' degli organi dell'Unione europea, in modo tale che le istituzioni possano intervenire con altrettanta celerita' e prontezza; ad attivarsi con maggiore forza ed efficacia, incentivando iniziative comuni per l'occupazione che contribuiscano a ridurre la piaga della disoccupazione nel nostro Paese, riducendo in tal modo la forbice che separa le regioni settentrionali con quelle del Mezzogiorno, e in generale di tutta l'Europa; ad intervenire in sede comunitaria perche' i Parlamenti abbiano un ruolo di primo piano, partecipando attivamente alla realizzazione del processo normativo comunitario e comunque in una piu' ampia riforma delle istituzioni europee, nello spirito di una libera democrazia e del decentramento legislativo. I Parlamenti non devono rappresentare nella futura Europa un ruolo di semplici recettori delle direttive comunitarie ma devono avere un ruolo attivo nella costruzione di un'Europa migliore, un'Europa dei popoli; a equilibrare e standardizzare la pressione fiscale che grava sui soggetti fisici e giuridici del nostro Paese a quelli medi europei, in vista dell'unificazione monetaria, finanziaria e normativa; ad agire con forza in sede europea per la rinegoziazione della politica agricola comune, tenendo conto delle reali attivita' produttive e delle specialita' dei singoli paesi membri al fine di superare l'attuale penalizzazione del nostro Paese nei confronti di altri Stati, quali ad esempio Francia e Germania, in cui sono presenti poteri forti che premono sulla comunita' per ottenere maggiori vantaggi economici. A parita' di valore aggiunto agricolo prodotto, vi e' una fortissima disparita' nei trasferimenti operati dalla politica agricola comunitaria. Le linee di rinegoziazione devono mettere in discussione il problema delle quote (latte e carne) e del sostegno ai prezzi, che si vorrebbe mantenere fino al 2006, rischiando di garantire cosi' le agricolture forti dell'Europa continentale a discapito di quella mediterranea; ad attivarsi perche' restino distinti gli interventi tra le produzioni ed i sostegni economici, privilegiando quelle aziende che disincentivano lo sfruttamento esasperato del territorio con uso massiccio di prodotti chimici, e quelle aziende che stimolano una maggiore competitivita' dell'intero settore agroalimentare sui mercati comunitari e mondiali attraverso una diversificazione delle produzioni ed a un loro miglioramento qualitativo; ad intervenire nella rinegoziazione sulle linee di riforma dei fondi strutturali previste dall'Agenda 2000, in particolare per quanto riguarda l'obiettivo 1. Occorre infatti che il parametro previsto per individuare le regioni eleggibili (PIL pro capite inferiore al 75 per cento della media comunitaria) sia integrato da altri parametri, tra cui lo stato del lavoro locale e il tasso di infrastrutturazione del territorio. Per quanto riguarda il finanziamento transitorio delle aree che sono appena uscite dall'obiettivo 1, e' necessario che esso non sia considerato sostitutivo dei finanziamenti previsti per le aree dell'obiettivo 2, ma che abbia un carattere aggiuntivo e temporaneo. E' necessario intervenire poi sull'eleggibilita' delle regioni candidate sia all'obiettivo 1 che all'obiettivo 2, tenendo conto della disomogeneita' socio-economica interna alle regioni in oggetto e dell'esigenza di assegnare alle istituzioni regionali un ruolo chiave nel governo dello sviluppo economico programmato; sarebbe quindi opportuno che la valutazione sull'eleggibilita' stessa prevedesse obbligatoriamente programmi regionali sulla cui base orientare la destinazione dei fondi comunitari. E' da ritenere infatti che tali fondi debbano essere distribuiti in base alle reali esigenze produttive dei paesi membri e non ad un semplice ragionamento di numeri; ad accelerare il processo di coordinamento delle politiche fiscali comunitarie, in coerenza con quanto definito dall'accordo politico fra i Ministri delle finanze; a seguire con maggiore attenzione, nel contesto comunitario, il ruolo delle piccole e medie imprese, predisponendo adeguate politiche a sostegno del credito e dei processi di innovazione. (6-00036).