Vai al sito parlamento.it Vai al sito camera.it

Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/01099 presentata da PAISSAN MAURO (MISTO) in data 19980511

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri dei lavori pubblici, dell'interno con incarico per il coordinamento della protezione civile e dell'ambiente, per sapere - premesso che: martedi' 5 maggio 1998 si e' verificata l'ennesima catastrofe ambientale, la piu' grave che abbia colpito la Campania dal 1954 ad oggi a seguito di un evento alluvionale; parte della montagna di Pizzo d'Alvano e' franata su tre grandi fronti sia dal lato irpino che dal lato della provincia di Salerno, abbattendosi sui comuni sottostanti; un primo bilancio ancora assolutamente provvisorio parla di 55 morti e centinaia di dispersi; in questi anni il dissesto idrogeologico del nostro territorio e' andato aggravandosi, nell'ultimo decennio si e' accelerato il ritmo delle frane e delle alluvioni, con una media di tre eventi definiti gravi all'anno, mentre e' cresciuta l'entita' media dei danni; il 65 per cento circa del territorio nazionale e' sottoposto a rischio idrogeologico, e cio' interessa 4.600 comuni; alluvioni e frane hanno provocato nel dopoguerra oltre 3.500 morti; dal dopoguerra al 1990 gli eventi conseguenti a fenomeni di dissesto idrogeologico in Italia sono stati circa 1.300; il sottosegretario ai Lavori pubblici Bargone il 5 dicembre 1997, rispondendo ad una interrogazione parlamentare, dichiarava che gli interventi di emergenza a seguito di eventi calamitosi "hanno portato ad esborsi a carico del pubblico erario pari ad un multiplo rispetto alle somme che sarebbero state necessarie, con un'accorta opera di prevenzione, alla messa in sicurezza dei territori colpiti, con conseguente grande riduzione degli effetti degli eventi calamitosi. Secondo le stime recenti del Dipartimento della protezione civile le calamita' naturali (compresi i terremoti) sono costate in media 7.000 miliardi l'anno negli ultimi trenta anni: una quota rilevantissima di queste spese sono state provocate da eventi idrogeologici..."; solo nel 1989 con la legge n. 183, modificata dalla legge n. 493 del 1993, sono state definite le politiche e le azioni per la difesa del suolo: si tratta di una importante legge di riforma che, insieme alla legge n. 431 del 1985, alla legge n. 142 del 1990 ed alla n. 341 del 1991, definisce un quadro completo di regole per il governo del territorio, per la tutela dei suoi elementi costitutivi, per la pianificazione dell'uso delle risorse; dopo 9 anni la legge 183/89 risulta ancora largamente inapplicata; non e' stato redatto nessun piano di bacino sia di livello nazionale sia di livello regionale; in gran parte delle regioni dell'Italia centrale e meridionale ed anche in alcune zone del settentrione sottoposte a rischio, l'attivita' di pianificazione non e' neppure iniziata; i piani stralcio per le fasce fluviali e per la sicurezza idraulica, adottati dopo l'alluvione del Po in Piemonte in esecuzione della legge n. 493 del 1993, non producono ancora alcun effetto; delle 23 autorita' di bacino nazionali o interregionali previste dalla legge n. 183 del 1989, ben 12 devono ancora essere costituite; dodici regioni sulle quindici che devono assicurare la pianificazione dei bacini regionali non hanno ancora iniziato alcuna attivita'; lo stesso bacino sperimentale del Serchio, che aveva il compito di sperimentare e proporre azioni innovative per la pianificazione di bacino e offrire criteri nuovi di intervento, non pare avere in alcun modo svolto tale suo compito, impiegando invece alcune decine di miliardi per la sola realizzazione di opere ingegneristiche; nell'ultimo decennio le politiche attuate per la difesa del suolo si sono rivelate inefficaci, se non dannose, ed hanno prodotto briglie, dighe, scavi, hanno collocato migliaia di tonnellate di cemento in zone fragili determinando consistenti alterazioni ambientali; l'assenza di piani di bacino e dei conseguenti progetti di intervento impedisce di indirizzare la spesa verso opere di cui e' accertata l'utilita' e l'efficacia per la difesa del suolo e non consente di impiegare totalmente le risorse statali stanziate, il cui impegno ed utilizzo non riesce a superare il 50 per cento dell'ammontare; l'effettiva dotazione finanziaria a disposizione della politica per la difesa del suolo dal 1989 al 1996 e' stata di circa 2.150 miliardi praticamente inferiore all'originaria previsione legislativa per il solo triennio 1989-1991; un flusso finanziario quindi del tutto inadeguato; nel triennio la finanziaria di quest'anno stanzia 1.410 miliardi per la legge 183/89 (stanziamento triennale comunque superiore rispetto alle leggi finanziarie precedenti finanziaria '95, 990 mld.; finanziaria '96, 1.150 mld.; finanziaria '97, 1.040 mld), quando la sola alluvione in Piemonte del 1994 e' costata oltre 4 mila miliardi; il raggiungimento di standard di funzionamento - adeguati a quanto prevede la legge 183/89 - necessitano oltre a flussi finanziari decisamente superiori alle attuali dotazioni, anche di un aumento del personale a disposizione della politica per la difesa del suolo; in questa direzione si poneva un ordine del giorno sulla difesa del suolo - bocciato dall'Aula della Camera, dopo che il Governo si era reso disponibile ad accoglierlo ma solamente come raccomandazione - presentato alla Finanziaria '98 a prima firma Paissan, che impegnava il Governo a finalizzare una percentuale di quanto stanziato dalla legge finanziaria per incrementare la dotazione del personale a disposizione sia della Direzione generale della difesa del suolo, che dei diversi uffici e istituti decentrati, e per consentire l'utilizzazione - con contratti a termine - di esperti per tutte quelle attivita' di consulenza tecnica propedeutiche all'attuazione della legge 183/89; le attivita' di studio, monitoraggio, pianificazione, progettazione, attuazione, ed esecuzione connesse e derivanti dalla piena applicazione della legge per la difesa del suolo costituiscono una straordinaria occasione di occupazione permanente a diversi livelli di professionalita', capace di imprimere una svolta decisiva nelle politiche territoriali, delle opere pubbliche e di sviluppo nel paese; a questo scopo utilizzando al meglio le competenze dei Servizi tecnici nazionali, della direzione generale della difesa del suolo e delle altre direzioni generali aventi competenza in materia di territorio, unificando le competenze fra ambiente e lavori pubblici; decenni di incuria, di speculazioni edilizie, di permessi edilizi concessi in totale incoscienza, e in assenza di una rigorosa politica del territorio, hanno portato nel nostro paese alla nascita e allo sviluppo di insediamenti urbani - ormai abitati da milioni di persone - in aree ad alto rischio ambientale, come purtroppo anche quest'ultima tragedia conferma; presso la Commissione ambiente della Camera e' in discussione un disegno di legge del Governo in cui, tra l'altro, si da' potere alle Regioni e alle autorita' di bacino di delimitare tutte le zone di rischio con il conseguente divieto di creare ulteriori insediamenti, favorendo la loro delocalizzazione con il relativo trasferimento in altre zone -: se non ritengano necessario: a) adoperarsi affinche' il nostro paese abbia una regi'a unica per il governo del territorio e dell'ambiente; b) individuare le risorse necessarie per l'attuazione della legge n. 183 del 1989 e del programma triennale straordinario con un grande programma di interventi a carattere preventivo, di manutenzione, di recupero e consolidamento, di regimazione e di ripristino di condizioni di naturalita', a partire dagli interventi di piu' immediata realizzabilita'; c) assumere come priorita' nazionale l'avvio di una grande azione coordinata per la sistemazione e la messa in sicurezza del territorio, definendo un programma triennale straordinario - che riguardi prioritariamente le zone sottoposte a maggior rischio idrogeologico - predisposto dai ministri dell'ambiente e dei lavori pubblici, sentite le regioni e le autorita' di bacino istituite, per prevenire e ridurre i rischi per le persone e per il territorio, individuando i progetti di maggior urgenza per la prevenzione e la manutenzione delle aree piu' vulnerabili; d) potenziare le reti di controllo e di monitoraggio del territorio e predisporre e completare le carte dei rischi, secondo rigorosi criteri tecnico-scientifici, facendo anche ricorso ai sistemi informativi ed utilizzando le elaborazioni gia' prodotte a livello regionale, provinciale e locale e da parte di altre pubbliche amministrazioni e istituzioni, sperimentando ed attivando anche sistemi innovativi e tecnologicamente piu' avanzati; e) assumere una iniziativa immediata per definire le categorie di rischio territoriale e fisico del nostro paese, ed a individuarle stabilendo per ciascuna di esse le prime misure di salvaguardia e contestualmente le prime misure di prevenzione; f) modificare quanto contenuto nel decreto legislativo 127/97, riportando ad unitarieta' i Servizi tecnici nazionali, principale strumento per la conoscenza del territorio e per la conseguente prevenzione dei rischi. (2-01099)





 
Cronologia
domenica 10 maggio
  • Politica, cultura e società
    A Fiuggi, si svolge il congresso costitutivo dei Socialisti democratici italiani (SDI). Il partito entra a far parte della coalizione di centro-sinistra, L'Ulivo. Enrico Boselli è eletto presidente.

mercoledì 20 maggio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Ministro della giustizia Flick rassegna le dimissioni a seguito della fuga di Licio Gelli e del boss mafioso Pasquale Cuntrera. Il Presidente del Consiglio Prodi le congela in vista di una verifica nella maggioranza, che riconfermerà la fiducia al ministro.