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Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00042 presentata da PAGLIARINI GIANCARLO (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19980512

La Camera, esaminato il Documento di programmazione economica e finanziaria per il triennio 1999-2001; considerato che: nella programmazione per il triennio 1999-2001 il Governo propone una manovra pari a 13.500 miliardi per il 1999, 17.500 miliardi per il 2000 e 19.500 miliardi per il 2001, composta rispettivamente per 9.500, 13.500 e 15.500 miliardi in riduzione di spese correnti, e per 4.000 miliardi per ciascun anno in maggiori entrate di contributi previdenziali; la manovra prevista per il triennio 1999/2001 e' di contenuto aleatorio, non contenendo certezze di realizzazione per la tipologia delle entrate, ne' clausole di salvaguardia in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, in quanto si basa sul controllo dell'evasione fiscale e contributiva; la politica del Governo in materia di riduzione della spesa corrente desta preoccupazione, in quanto non vengono forniti dati quantificati con precisione. Infatti, non si conoscono le concrete possibilita' per ridurre le spese per acquisto di beni e servizi, ne' quale sara' l'effetto finanziario del miglioramento della produttivita' dell'apparato amministrativo; con riferimento alle entrate, il Governo annuncia che non ci sara' un aumento della pressione fiscale dovuta a nuove entrate, precisando che le maggiori entrate deriveranno dalla revisione e dal miglioramento dei servizi della riscossione, nonche' dalla lotta all'evasione dei contributi previdenziali. Tuttavia, l'azione dell'amministrazione finanziaria contro l'evasione potrebbe essere ispirata da una mentalita' persecutoria nei confronti soprattutto delle piccole e medie imprese della Padania, poiche' lo Stato fino ad oggi non e' riuscito ad avere il controllo del territorio nel Mezzogiorno, caratterizzato da una serie di attivita' illecite, che danno origine ad una economia sommersa che incide con valori fittizi sulla crescita del PIL e da una elevata percentuale di lavoro nero; per quanto sopra evidenziato, le intenzioni del Governo di ridurre la pressione fiscale e contributiva nel triennio 1999-2001 al 46,47 per cento del PIL rispetto al 48,83 per cento del 1997 non sono rassicuranti. Infatti, nel Documento, a proposito della riduzione della pressione fiscale, il Governo prevede una manovra che in tre anni ridurra' di solo 6.000 miliardi la pressione fiscale e contributiva; in realta' l'attuale pressione fiscale, che e' aumentata dal 42,6 per cento al 44,5 per cento nel biennio 1996-1997, restera' invariata in quanto la disponibilita' dei 6.000 miliardi sara' conseguita solo nel caso in cui la congiuntura economica permettera' un incremento del PIL e la discesa dei tassi di interesse, condizioni per il momento ipotetiche in quanto non sono state preventivate le difficolta' che potrebbero incontrare le imprese del Paese quali: l'aperta competizione con le imprese europee decisamente piu' avvantaggiate in termini di trattenute fiscali e contributive; la crisi dei mercati asiatici; la preoccupazione dovuta alla riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore settimanali, imposta con specifica norma di legge; premesso che: il Documento risulta carente di mezzi efficaci per la riduzione della tassazione, anzi, contiene i presupposti per un aumento dell'imposizione, conseguito mediante l'adozione del riccometro e del sanitometro, strumenti che ridurranno il reddito "reale" a disposizione dei cittadini a parita' di contribuzione, mentre il Governo presenta tali strumenti come mezzi di riduzione e razionalizzazione della spesa sanitaria. In realta', i limiti di reddito fissati per accedere alle agevolazioni sono talmente bassi da penalizzare addirittura le classi medie; la mancanza di margini di manovra nella politica del Governo, derivanti dal fatto che i saldi di finanza pubblica sono ai limiti di quelli imposti dal trattato di Maastrich, non permette errori di previsione nel conseguimento degli obiettivi, che sono raggiungibili anche a condizione che il PIL cresca in termini reali del 2 per cento annuo. Se le previsioni del Governo dovessero essere insufficienti o errate, si ricorrera' in via prioritaria ad " .... una piu' stretta cooperazione tra Stato, regioni ed enti locali, per il perseguimento degli obiettivi sui saldi di finanza pubblica....... che potrebbe consistere in tagli ai trasferimenti erariali agli enti locali, realizzati mediante la perenzione dei residui passivi generati dalla politica del "blocco degli impegni" adottata dal Governo nell'ambito della manovra finanziaria del 1997 e consistente nella riduzione delle disponibilita' finanziarie sui conti aperti presso la Tesoreria dello Stato a favore degli enti locali; ritenuto che: nel DPEF il problema sviluppo-occupazione e' presente, ma viene affrontato con una metodologia sostanzialmente invariata rispetto al passato: infatti, vi e' come sempre una elencazione di "buone intenzioni" ma strumenti, modalita' e tempi rispettivamente insufficienti, ripetitivi e generici. Appare, dunque, illusorio poter parlare di crescita dell'occupazione ed, ancor di piu', prevedere un aumento della stessa come conseguenza della semplice crescita del PIL, se si considera che circa il 60 per cento dei disoccupati sono concentrati nel Mezzogiorno e che la crescita del PIL meridionale e' inferiore a quella settentrionale; nel documento in esame tra le tante contraddizioni vi e' quella fondamentale di prevedere una politica di sviluppo a sostegno dell'occupazione con interventi che ammontano a circa 26.600 miliardi nel triennio e contemporaneamente di proporsi l'obiettivo della stabilizzazione dell'avanzo primario, sapendo che l'attuazione della suddetta politica di bilancio comportera' effetti negativi sullo stesso aggregato finanziario; la politica a sostegno dello sviluppo delle attivita' produttive e delle infrastrutture appare come sempre incentrata nelle aree del Mezzogiorno, mentre situazioni disastrose si evidenziano anche in alcune zone della Padania, dove la situazione di certi collegamenti, si pensi a Vicenza, Bergamo, Lecco o Cuneo, e' tale da diminuire la competitivita' di molte imprese; la competitivita' delle imprese italiane rispetto a quella degli altri paesi membri dell'Unione europea non e' compromessa solo dalla maggiore pressione fiscale, dalle maggiori trattenute fiscali e contributive e dal maggior costo del denaro, ma anche dalle innumerevoli difficolta' provocate dal sistema normativo e burocratico che si traduce in maggiori costi per le imprese e che alimenta l'esodo delle stesse verso Paesi con sistemi piu' semplici, oltre a scoraggiare gli investimenti stranieri; nel DPEF la riduzione del debito pubblico verso il traguardo del 60 per cento avverra' anche grazie ai ricavi derivanti dalle privatizzazioni, nonostante nelle indicazioni delle operazioni in programma manchi ogni riferimento all'ENEL; nel suddetto documento non si accenna neanche lontanamente alla riforma del sistema previdenziale, che, assieme allo sviluppo dell'economia del Mezzogiorno e alla tutela della competitivita' della Padania, rappresenta uno dei problemi di fondo dell'economia italiana; impegna il Governo: ad inserire nel Documento in esame "clausole di salvaguardia degli obiettivi prefissati", in modo da garantire che ogni eventuale manovra aggiuntiva, che potrebbe essere necessaria nel caso in cui, per qualsiasi motivo non fosse possibile realizzare gli obiettivi di finanza pubblica previsti, dovra' essere effettuata evitando aumenti della pressione fiscale e contributiva; a conseguire gia' dal primo anno del triennio una politica efficace e concreta per ridurre maggiormente l'attuale pressione fiscale, per non penalizzare la competitivita' delle nostre imprese rispetto a quelle dei paesi appartenenti all'Unione monetaria, evitando che le stesse siano costrette a chiudere o ad essere "svendute" al migliore offerente; a prevedere che gli interventi per lo sviluppo delle attivita' produttive e per le infrastrutture siano effettuati in tutte le regioni e non solo nelle "aree meno sviluppate" come risulta dal DPEF; ad inserire nel DPEF la rinegoziazione dei mutui dei comuni e delle province con la Cassa depositi e prestiti, visto che ancora oggi molti enti locali pagano alla Cassa, e quindi in definitiva allo Stato, tassi pari o superiori al 9 per cento; a predisporre un effettivo processo di semplificazione della legislazione che riguardi tutti gli aspetti delle attivita' imprenditoriali e professionali; ad accelerare i tempi per la realizzazione della privatizzazione dell'ENEL; a proporre, in tema di cosiddetto "federalismo fiscale", l'esplicita previsione che le regioni e gli enti locali, che non saranno in grado di dimostrare di avere efficacemente combattuto ogni ipotesi di evasione fiscale e contributiva, non potranno accedere a trasferimenti perequativi; a progettare la costituzione di una borsa valori specializzata nella quotazione della piccole e medie imprese, caratterizzata da bassi costi e assenza di cavilli e burocrazie; a elaborare una riforma equa che preveda anche politiche di incentivazione alla adozione di forme privatistiche di assicurazione previdenziale ed assistenziale consistenti in una minore pressione fiscale e contributiva sui lavoratori, al fine di lasciare nella loro disponibilita' le risorse finanziarie necessarie per accedere ai fondi pensione volontari e ad altre forme di assicurazione personalizzate; a non presentare in Parlamento il disegno di legge che prevede la riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore settimanali, al fine di evitare un aumento del costo del lavoro con conseguente perdita di competitivita' e quindi minore occupazione; ad eliminare l'anacronistica Tesoreria unica, istituita ai sensi della legge 29 ottobre 1984, n. 720 e da ultimo disciplinata dal decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, che riduce l'operativita', l'efficienza e la responsabilizzazione degli enti locali; a garantire che, a far data dal 1^ gennaio 1999, i rimborsi IVA ed i rimborsi dei crediti di imposta avverranno entro un mese dalla loro formazione e che entro il mese di febbraio 1999 lo Stato rimborsera' tutti i crediti IVA e crediti di imposta in essere al 31 dicembre 1998. (6-00042)

 
Cronologia
domenica 10 maggio
  • Politica, cultura e società
    A Fiuggi, si svolge il congresso costitutivo dei Socialisti democratici italiani (SDI). Il partito entra a far parte della coalizione di centro-sinistra, L'Ulivo. Enrico Boselli è eletto presidente.

mercoledì 20 maggio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Ministro della giustizia Flick rassegna le dimissioni a seguito della fuga di Licio Gelli e del boss mafioso Pasquale Cuntrera. Il Presidente del Consiglio Prodi le congela in vista di una verifica nella maggioranza, che riconfermerà la fiducia al ministro.