Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3RI/02355 presentata da BRUNO DONATO (FORZA ITALIA) in data 19980514
Al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: in data venerdi' 8 maggio l'agenzia Ansa annunciava che la Procura di Milano aveva notificato al Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, la proroga delle indagini per il procedimento relativo al cosiddetto "Lodo Mondadori"; con tale atto veniva formalizzato l'annuncio di un'indagine da tempo conosciuta e ampiamente divulgata dagli organi di stampa; in data 9 maggio i maggiori quotidiani portavano l'annuncio di un'ulteriore indagine, condotta dal Pool milanese ed avente come destinatario sempre il capo dell'opposizione parlamentare, l'indagine riguarda la sentenza "Iri-Sme"; con il tempismo che secondo l'interrogante contraddistingue l'operato del Pool diretto da Francesco Saverio Borrelli, l'annuncio ufficiale delle indagini avveniva proprio mentre Silvio Berlusconi si apprestava ad aprire la campagna elettorale per le elezioni amministrative; il cosiddetto "Lodo Mondadori" e', come si legge dai giornali dell'epoca, al centro delle indagini dei Magistrati milanesi sin dal 1995, e cioe' sin dall'acquisizione della contestata ed oscura testimonianza del cosiddetto teste omega, Stefania Ariosto; il 6 settembre 1995, infatti, la Procura milanese iscrive Silvio Berlusconi nel registro degli indagati per corruzione in atti giudiziari, le dichiarazioni della signora Ariosto sono specificamente relative al "Lodo Mondadori" e la stessa teste in piu' interviste sostiene di conoscere soprattutto quella vicenda; i Magistrati milanesi, pertanto, indagano sin dal 1995 proprio sul lodo Mondadori, ma, sorprendentemente, il capitolo relativo al cosiddetto "Caso Squillante" si chiude monco della parte principale, rimangono, cioe', ignoti i magistrati "interessati", sconosciute le sentenze "aggiustate"; violando le norme relative alla durata delle indagini e le disposizioni del codice di procedura penale ad avviso dell'interrogante il Pool milanese ha aggirato la legge al fine di continuare ad indagare su un procedimento che doveva essere legittimamente chiuso; l'evidente fine perseguito dal Pool e' quello di indagare all'infinito nei confronti di Silvio Berlusconi attraverso quello che viene definito "un sistema di scatole cinesi"; il "lodo Mondadori" costituisce l'ultimo atto di quella che fu allora definita "la guerra di Segrate" fra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per il controllo sull'impero Mondadori. La contesa si concluse con un accordo firmato da Berlusconi e da De Benedetti, mentre la sentenza cosiddetta "aggiustata" non e' stata neanche impugnata dallo sconfitto De Benedetti; Berlusconi, pero', risulta indagato anche per l'affare "Iri-Sme". L'Iri di Romano Prodi aveva, infatti, concluso un contratto che, a parere di molti, "regalava" l'industria alimentare di Stato all'ingegner De Benedetti. Avverso tale accordo inizio' una dura guerra in Parlamento, che prese avvio dall'atto d'accusa contenuto in un'interrogazione parlamentare dell'allora Pci, primo firmatario il capogruppo onorevole Giorgio Napolitano. Intervennero, allora, le offerte d'acquisto di tre diverse cordate, la prima formata da Fininvest, Barilla ed altri, la seconda dalle cooperative rosse, la terza da industriali del Nord. Di fronte all'accendersi dei riflettori Romano Prodi fu costretto all'annullamento del "regalo" a De Benedetti, che si rivolse al Tribunale di Roma, il quale diede, pero', ragione all'Iri; a distanza di anni, e su due casi che furono oggetto di aspra contesa fra interessi contrapposti e dell'attenzione della stampa, il Pool milanese decide d'incriminare il solo Silvio Berlusconi; appare sicuramente anomalo il rapporto instaurato fra la Procura milanese ed i giornali del gruppo editoriale dell'ingegner Carlo De Benedetti che si sono sempre distinti per l'adesione alle iniziative del Pool milanese, divenendo una vera e propria interfaccia delle inchieste ambrosiane; e' il settimanale del gruppo De Benedetti, l'Espresso, che a titolo esemplificativo conduce una feroce campagna di stampa contro l'ex Ministro della difesa di Forza Italia, Cesare Previti, con la difesa strenua della teste Omega, arrivando a pubblicare per l'intera estate 1996 il memoriale e l'album fotografico della stessa; e' sempre l'Espresso a dare voce assidua al cosiddetto "partito delle procure", durante i lavori della Commissione bicamerale per riforme istituzionali a dare voce assidua e ad avviare una dura campagna contro il relatore sulle garanzie, onorevole Marco Boato; e' sempre dalle pagine di Repubblica che il 14 settembre 1997 parte la nuova offensiva sul cosiddetto "caso Previti"; e' l'ex direttore del quotidiano, Eugenio Scalfari, con sorprendente capacita' di vaticinio, a "pilotare" le nuove "rivelazioni" della teste omega, cosi' com'e' sempre lo stesso quotidiano a pubblicare verbali e documenti segretati d'accusa nei confronti dell'ex Ministro; di contro, il rapporto privilegiato fra la Procura milanese ed il gruppo editoriale di proprieta' dell'ingegner De Benedetti appare particolarmente forte se si osserva che i processi nel mirino dei magistrati della Procura milanese, nell'inchiesta cosiddetta "toghe sporche" sui magistrati romani, avevano come parte in causa proprio l'ingegner Carlo De Benedetti, che avrebbe notevoli ed ingenti vantaggi economici dall'eventuale esito positivo delle inchieste ambrosiane; attraverso le indagini giudiziarie il Pool di Milano, oltre che invadere a campo della politica e le prerogative del Parlamento, diviene arbitro dello stesso sistema economico del Paese, volonta' gia' dimostrata con la richiesta di commissariamento nei confronti di Publitalia -: se il Ministro, valutati i fatti in oggetto, non ritenga urgente e indispensabile l'avvio dell'azione disciplinare nei confronti dei componenti del Pool milanese ed in particolare del procuratore capo Francesco Saverio Borrelli anche per l'ipotesi di abuso d'ufficio per la ritardata iscrizione del provvedimento Mondadori. (3-02355)