Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00261 presentata da CARDINALE SALVATORE (UDR - UNIONE DEMOCRATICA PER LA REPUBBLICA) in data 19980514
La Camera, preso atto che: l'ex capo della loggia massonica P2 Licio Gelli, si e' reso irreperibile prima della esecutivita' della sentenza definitiva della Corte di Cassazione per lo scandalo del Banco Ambrosiano; la fuga del capo della loggia massonica P2 ha provocato vivissimo sconcerto nella opinione pubblica stante la "pericolosita' della organizzazione segreta che con l'uso di mezzi terroristici si proponeva di affermare orientamenti e di raggiungere obiettivi antidemocratici"; per la sua potenzialita' tale organizzazione ha rappresentato "un pericolo forte per la democrazia e per lunghi periodi un pericolo per la Repubblica, una minaccia per la sicurezza dei cittadini dando luogo ad un insieme di degenerazioni e inquinamenti nei piu' vari campi in modo particolarmente grave nei servizi segreti, nel sistema bancario e nell'editoria"; "l'attivita' della loggia P2 e' stata favorita da immunita' da vario genere", e oggi trova conferma "la persistenza di una rete di connivenza viva e operativa senza che sia stato attivato un attento controllo" da parte di coloro che ne avevano e hanno la responsabilita' politica; valutato che "il potere della loggia P2 si e' basato sulla utilizzazione di forti legami internazionali, di natura massonica e di carattere economico-politico e di torbidi rapporti con settori dei servizi segreti"; valutate le prese di posizioni e le iniziative parlamentari assunte negli ultimi venti anni da autorevoli esponenti della sinistra e dall'attuale Ministro dell'interno che vengono per opportuna conoscenza di seguito richiamati: il 10 agosto 1983 l'onorevole Rodota' (Sinistra Indipendente) chiedeva al Presidente del Consiglio le iniziative adottate nei confronti del governo svizzero per garantire una adeguata custodia del detenuto Licio Gelli; il 17 novembre 1988 l'onorevole Gabbuggiani del PCI chiedeva al Ministro dell'interno "l'adozione di misure volte al continuo controllo dell'attivita' di Licio Gelli anche in relazione ai ripetuti incontri avuti dal medesimo con esponenti politici di destra, del mondo imprenditoriale, della massoneria ufficiale e dell'informazione e per un intervento presso le autorita' elvetiche volto ad ampliare i limiti del dispositivo dell'estradizione concessa per Gelli"; con l'interpellanza del Senatore Brutti n. 2-00098 del 7 settembre 1992 si rilevava: a) l'esistenza di rapporti tra mafia e P2 o tra mafia ed altre logge massoniche coperte era stata gia' rilevata nell'ambito di procedimenti giudiziari come ad esempio nella vicenda Sindona; b) la presenza di rapporti economici di ampia portata intercorsi tra Gelli e i gruppi criminali operanti nella capitale; con interpellanza presentata dall'onorevole D'Alema il 21 febbraio 1992 n. 2-00219 si chiedeva al Governo quanto segue: a) "le informazioni in ordine alla attuale influenza di Licio Gelli e di personaggi legati alla loggia eversiva P2 sulla politica, l'economia e la finanza; b) le informazioni in ordine ai rapporti tra mafia e logge massoniche in Sicilia, in Calabria e in altre regioni italiane; c) le valutazioni in ordine a tali questioni e le iniziative assunte e che intenda assumere per impedire che poteri illegali, comunque qualificati, possano condizionare la vita del Paese"; con la interpellanza 2-00024 del 20 maggio 1994, presentata, tra gli altri, dall'onorevole Bassanini, dopo avere rilevato che "in data 16 maggio 1994 la Corte di Assise di Appello di Bologna condanno' il Capo della Loggia P2 Licio Gelli a 10 anni di reclusione per avere depistato a fini eversivi le indagini sulla strage alla stazione di Bologna eseguita da un gruppo di neofascisti" e che "diversi procedimenti penali in corso concernono rapporti tra criminalita' organizzata e logge massoniche segrete" si chiedeva quali iniziative il Presidente del Consiglio intendesse "adottare per assicurare alla magistratura la massima collaborazione al fine di fare completa luce sui mandanti delle stragi, sui rapporti fra criminalita' organizzata e logge segrete e tra queste e apparati dello Stato, nonche' sul reale ruolo svolto in questi anni da Licio Gelli"; valutato inoltre che: nel dibattito parlamentare del 12 maggio 1998 l'onorevole Taradash ha ricordato come Licio Gelli fosse sin dal 1950, secondo documenti riservati ai servizi segreti, un agente dei paesi dell'Est, che egli era un individuo pericolosissimo legato al PCI e che negli anni settanta il Banco Ambrosiano ereditava dalla banca di Sindona gli affari della P2 e finanziava il quotidiano Paese Sera, contemporaneamente finanziato dall'Unione Sovietica, e il Partito Comunista, aprendo delle linee di credito senza garanzie; la fuga di Licio Gelli ha dimostrato sia l'insufficienza nella vigilanza e nel controllo, come pure l'evidente mancato impegno dei servizi di sicurezza finalizzati alla conoscenza completa dei movimenti del "gran maestro"; non sono state infatti adottate iniziative efficaci di controllo ininterrotto dei movimenti di Gelli; la ricostruzione degli avvenimenti operata dai Ministri dell'interno Napolitano e di grazia e giustizia Flick nella seduta del 12 maggio 1998 sulla successione degli eventi dal 23 aprile, data di divulgazione della notizia della sentenza, al 4 maggio, data di emissione del provvedimento restrittivo della liberta', ha portato, stante la gravita' della vicenda, lo stesso Ministro di grazia e giustizia a disporre una ispezione presso la quinta sezione penale della Cassazione per un completo accertamento delle "modalita' con cui si e' dato corso agli adempimenti previsti dall'articolo 28 del regolamento e delle istruzioni interne del primo Presidente della Corte di Cassazione"; valutate le dichiarazioni del Presidente della Commissione Stragi, Senatore Pellegrino, che ha espresso valutazioni sulla connessione tra Gelli e le brigate rosse affermando la necessita' di troncare i legami tra questo mondo oscuro e gli uomini degli apparati", e dell'onorevole Anselmi, gia' presidente della Commissione parlamentare sulla P2, secondo la quale la fuga di Gelli non ha stupito per le sue numerose amicizie ("Ha tanti amici... L'Italia ha cominciato il nuovo andando a prendere personaggi che erano presenti in quelle liste..."); la fuga di Licio Gelli ha avuto certamente il beneficio di complicita' e gravi connivenza per la mancata adozione di misure idonee sia sul piano interno che internazionale tali da assicurare alla giustizia il latitante Licio Gelli; non sono, poi, state assunte iniziative legislative urgenti per colmare il vuoto legislativo per quanto attiene alla situazione degli imputati gia' condannati a cospicue pene detentive in primo e secondo grado ma destinati, in assenza di specifiche esigenze cautelari, a rimanere in liberta' fino alla conclusione del giudizio di Cassazione; alla luce dell'enorme pericolo che la figura di Licio Gelli rappresentava per le Istituzioni, stante le iniziative assunte dagli esponenti della sinistra, ora al Governo del Paese, alla luce dei fatti e dei documenti sopra richiamati e delle evidenti, colpevoli responsabilita' dei titolari dei dicasteri interessati dalla oscura vicenda della sua fuga prima della esecutivita' della sentenza definitiva della Corte di Cassazione; le notizie di trattative in corso, comunque promosse da parte di uomini, uffici giudiziari e apparati dello Stato per trovare un accordo che leghi la fine della latitanza ad una soluzione giuridica che escluda la detenzione vengono considerate iniziative oltraggiose, offensive e ingiustificate alla luce delle dichiarazione espresse da autorevoli esponenti della maggioranza; visto l'articolo 94 della Costituzione; visto l'articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati; esprimendo la sfiducia al Ministro dell'interno e al Ministro di grazia e giustizia, li impegna a rassegnare le dimissioni. (1-00261)