Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01198 presentata da MANTOVANI RAMON (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19980615
I sottoscritti chiedono d'interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri degli affari esteri e della difesa, per sapere - premesso che: e' cominciata questa mattina, 15 giugno 1998, l'operazione denominata Determined Falcon, la manovra aerea al confine tra Albania, Macedonia e Jugoslavia, nella quale sono impiegati 84 aerei della Nato; secondo le dichiarazioni del generale Michael Short, comandante delle forze aeree alleate del sud Europa, tale operazione e' rivolta nei confronti del governo di Belgrado per "dimostrare la capacita' della Nato di portare a fondo il proprio attacco aereo immediato"; il generale ha aggiunto che "tutti gli aerei sono armati"; il primo effetto, negativo, la Determined Falcon l'ha gia' ottenuto: il ritiro del rappresentante permanente della Russia presso la Nato, generale Viktor Zavarsin, che ha espresso cosi' il disappunto del suo Paese per non essere stato consultato dalla Nato in merito alle manovre militari in questione; ricorrenti voci nei giorni scorsi segnalavano l'intenzione della Nato, e segnatamente degli Stati Uniti - in assenza di un miglioramento della situazione nel Kosovo - di voler attuare comunque una rappresaglia nei confronti della Jugoslavia anche senza l'assenso del Consiglio di sicurezza dell'Onu; il ricorso alla forza militare appare del tutto insensato per gli effetti a catena che esso e' destinato a provocare. Lo sconfinamento dei caccia della Nato nello spazio aereo jugoslavo obblighera' l'aviazione e la contraerea di quel paese a reagire per tutelare le postazioni militari oggetto dei raids. Le truppe Sfor in Bosnia verrebbero fatte oggetto della rappresaglia dei serbo/bosniaci pregiudicandone l'incolumita' e rischiando di far saltare la gia' fragile pace di Dayton. A queste considerazioni va sommato il fatto che l'intervento atlantico finirebbe per aumentare le velleita' militari dell'UCK, (Esercito di liberazione del Kosovo) armato e finanziato dai settori albanesi legati all'ex-presidente Sali Berisha provocando, da un lato in Kosovo una ulteriore emarginazione dell'ala nonviolenta di Rugova, dall'altro lato un coinvolgimento diretto dell'Albania nel conflitto. Analogamente la Macedonia - composta di un puzzle di etnie - sarebbe risucchiata in una guerra destinata ad allargarsi a macchia d'olio; l'iniziativa della Nato sarebbe inoltre inopportuna per gli effetti che avrebbe sull'opinione pubblica serba, rimpolpando la propaganda nazionalista di Belgrado, inducendo Milosevic a proseguire - anche con il coinvolgimento diretto delle forze armate - la sua politica di negazione dei diritti della popolazione albanese nel Kosovo; l'Italia, in quanto rampa di lancio dell'attacco della Nato e compartecipe alla missione stessa con tre Tornado dell'Aeronautica militare, rischia di trovarsi in prima linea in una confrontation armata con la Jugoslavia, senza che - per inciso - il Parlamento abbia potuto esercitare i poteri attribuitigli in forma esclusiva dalla Costituzione -: se non ritenga di dover dichiarare da subito l'indisponibilita' all'utilizzo delle basi Usa e Nato in Italia per ogni attacco militare nei confronti della Jugoslavia; se non ritenga di dover richiedere l'immediato intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu ed una riunione urgente dell'Osce per formulare, nelle assisi internazionalmente legittime, le iniziative politiche/diplomatiche atte a fermare la guerra del Kosovo e a riconoscere i diritti della popolazione albanese dentro i confini dell'attuale Jugoslavia; se non ritenga infine di dover proporre ai partner dell'Unione europea di lavorare per l'indizione di una conferenza internazionale sulla politica d'integrazione europea dell'insieme dell'area balcanica, avviando un piano straordinario di aiuti per lo sviluppo di questi Paesi, premiando in particolare coloro che scelgono il rispetto dei diritti umani e la convivenza multietnica in spazi comuni. (2-01198)