Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01264 presentata da GALLETTI PAOLO (MISTO) in data 19980709
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della sanita', per sapere - premesso che: l'Istituto superiore della sanita' ha reso noto il giorno 7 luglio 1998 nel corso di una tavola rotonda su "I costi delle infezioni nosocomiali", i risultati di una ricerca che ha evidenziato l'alto rischio di contrarre, durante un ricovero ospedaliero, infezioni anche gravi: quasi sette pazienti su cento ne sono colpiti ogni anno; tale fenomeno ha una relativa incidenza sul costo sociale della spesa sanitaria complessiva: sui circa 106.000 miliardi di lire complessive, ai quali ammonta la spesa sanitaria in Italia, oltre mille miliardi pari all'1 per cento sono utilizzati per le infezioni ospedaliere; nel 1987 l'ammontare era di 800 miliardi, l'1,03 per cento della spesa sanitaria complessiva, lo 0,08 per cento del Pil il 2,2 per cento della spesa ospedaliera totale; la ricerca ha anche sottolineato con preoccupazione che tale fenomeno e' ancora sottovalutato e le infezioni sono in crescita costante negli anni, tendenza destinata ad aumentare in assenza di programmi di controllo; i reparti piu' a rischio sono quelli chirurgici e le terapie intensive perche' si utilizzano piu' interventi invasivi e le quattro infezioni piu' ricorrenti sono quelle urinarie, ferite chirurgiche, polmoniti e batteriemie con un costo variabile dalle 400 mila lire ai due milioni per le prime, per arrivare a cifre tra i 5 e i 56 milioni per le ultime; anche se i reparti pediatrici non sono ad alto rischio, in 22 centri ospedalieri di terapia intensiva neonatale presi in considerazione la frequenza di infezioni nosocomiali tra i piu' piccoli e' stata pari al 25 per cento soprattutto per i bambini nati prematuri e con basso peso; come e' stato ancora rilevato dalla ricerca in oggetto, non tutte le infezioni possono essere prevenute ma piu' di un terzo di esse sono certamente prevenibili ed in alcuni ospedali la prevenzione puo' raggiungere e superare addirittura il 70 per cento dei casi; le infezioni piu' prevenibili sono quelle associate alle manovre fatte in ospedale dall'uomo e all'uso corretto delle tecnologie ma si puo' anche intervenire con atteggiamenti parsimoniosi, cioe' riducendo gli interventi non strettamente necessari; non tutti gli ospedali sono dotati di infermieri addetti al controllo per la prevenzione, raccomandati gia' nel 1985 dal ministero interrogato: in Italia solo il 25 per cento degli ospedali hanno previsto questa figura contro il 60-70 per cento degli altri paesi europei mentre la Svezia raggiunge addirittura l'80 per cento; il numero di giornate di degenza ospedaliera dovute ad infezioni contratte in ospedale e' pari a 2,7 milioni di unita' all'anno e alle infezioni nosocomiali in Italia sono attribuibili, come causa diretta o concausa, ben 25 mila decessi l'anno -: se, considerata la rilevanza del fenomeno denunciato in premessa, non ritenga di adottare tutti gli opportuni e urgenti provvedimenti perche' siano ridotte, con adeguati programmi di controllo, le infezioni ospedaliere; quali interventi il ministero e le autorita' regionali abbiano posto in essere per il controllo della qualita' di base delle strutture ospedaliere, cosi' da ridurre lo spaventoso numero di decessi che avvengono a causa di malattie contratte in ospedale; a quali cause sia attribuibile l'insufficiente percentuale di presenza in organico nei nostri ospedali (pari solo al 25 per cento) di un'importante figura professionale come l'infermiere addetto al controllo della prevenzione mentre negli altri paesi europei arriva anche all'80 per cento. (2-01264)