Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01425 presentata da MARINACCI NICANDRO (UDR - UNIONE DEMOCRATICA PER LA REPUBBLICA) in data 19981022
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per le politiche agricole, per sapere - premesso che: risulta predisposta dal ministero per le politiche agricole un'ipotesi di riclassificazione delle zone svantaggiate in base all'articolo 2 del decreto legislativo n. 146 del 1997 di riforma della previdenza agricola; la riclassificazione mantenendo invariata la consistenza delle agevolazioni complessive dovrebbe conseguire una piu' equa distribuzione delle agevolazioni contributive ai fini previdenziali ed assistenziali; la bozza preparata dal ministero indica, invece, che si e' agito sul presupposto che l'attuale estensione delle zone svantaggiate e' eccessiva per cui si e' operato riducendo, sic et simpliciter, l'estensione delle zone svantaggiate. Conseguentemente la nuova classificazione comporterebbe sensibili riduzioni contributive quantificate nel 40 per cento per le aree svantaggiate e nel 70 per cento per quelle montane; tra le regioni maggiormente penalizzate dall'ipotesi ministeriale risulterebbe la Puglia, con una riduzione delle zone svantaggiate da un totale di 10.170 chilometri quadrati a 3.983 con una variazione in meno del 61 per cento circa, mentre i comuni definiti svantaggiati passerebbero da 145 a 82, cosi' distribuiti: Bari da 27 ad un solo comune, Brindisi da 6 a 4, Foggia da 44 a 39, Lecce da 58 a 31, Taranto da 10 a 7. L'esclusione di tanti comuni significherebbe provocare una crisi delle aziende agricole ivi operanti, difatti il numero delle giornate lavorative interessate dal provvedimento passerebbero da 5.900.000 a poco piu' di 2 milioni, quindi per la differenza costituita da 3.900.000 giornate di lavoro non piu' ricadenti in zone svantaggiate, i costi previdenziali aumenterebbero di circa il 40 per cento con un aggravio per le aziende quantificato in 50 miliardi. Considerato, inoltre, il totale delle giornate lavorative degli addetti in agricoltura interessate dal provvedimento, da circa 19.900.000, si passerebbe a circa 6.900.000, con un aggravio di spesa di 156 miliardi -: se non ritenga, alla luce di quanto indicato, procedere ad una revisione dello schema predisposto al fine di renderlo meno drastico e punitivo nei confronti di tantissime realta' aziendali destinate, se lo schema trovasse sciagurata conferma, a scomparire come realta' imprenditoriali; se sia consapevole come l'approvazione della bozza-progetto, costituirebbe un forte incentivo all'impiego della manodopera in nero, ponendosi quindi in forte contraddizione con la volonta' espressa piu' volte dallo stesso esecutivo di volere combattere tale fenomeno; se, inoltre, sia consapevole delle conseguenze a livello occupazionale che la riclassificazione provochera' con ripercussioni gravissime sul tessuto sociale di tantissime realta' percorse da un'alta disoccupazione, suscettibili, prevedibilmente, di sfociare in forme spontanee di protesta o addirittura tali da alimentare la malavita organizzata. (2-01425)