Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00322 presentata da VOLONTE' LUCA GIUSEPPE (UDR - UNIONE DEMOCRATICA PER LA REPUBBLICA) in data 19981023
La Camera, considerato che: i Piani nazionali per l'occupazione presentati dagli Stati membri al Consiglio straordinario di Lussemburgo nel mese di luglio del 1998, hanno come linea strategica la realizzazione di azioni comuni tendenti a promuovere l'occupazione e lo sviluppo economico; all'interno di questi obiettivi gli interventi nelle diverse aree geografiche devono essere compatibili con la nuova politica economica comune fondata sulla moneta unica e ispirata al rafforzamento del coordinamento e della cooperazione tra le politiche economiche dei diversi Stati membri e dunque a raggiungere un maggior livello di coesione economica e sociale dell'Unione europea; il Consiglio europeo ha sottolineato in particolare l'urgenza di attuare un insieme di misure volte a rilanciare occupazione e sviluppo incentrate in particolare sul riesame dei sistemi fiscali e previdenziali in modo da favorire maggiori opportunita' di lavoro; sulla promozione di nuove forme di organizzazione del lavoro - laddove necessario, anche attraverso un riesame del quadro normativo esistente - cercando di combinare adeguatamente flessibilita' e sicurezza; sullo sviluppo di forme di imprenditoria medio-piccole, attraverso il miglioramento delle strutture tecnologiche esistenti e delle possibilita' d'accesso al capitale di rischio; tale strategia di crescita economica e di sviluppo sociale, pur in armonia con le singole specificita' e realta' regionali, deve spingere i singoli Stati verso un Piano d'azione integrato teso a rendere la legislazione sia nazionale che sovranazionale piu' rapida ed efficace; il Mercato unico puo' innescare un piu' alto processo di sviluppo con ricadute in termini di crescita, ma la libera circolazione delle merci e servizi cosi' come delle persone, ha di fatto inserito l'impresa europea in un contesto competitivo mondiale; e' dunque impensabile per il nostro Paese, poter fronteggiare le evoluzioni dei mercati dei nostri principali partners commerciali senza disporre di adeguati mezzi legislativi; nel Piano d'azione per il mercato unico, l'integrazione economica e sociale poggia dunque, necessariamente, sulla integrazione-armonizzazione delle normative nelle materie della fiscalita' generale: nel nostro Paese permangono ostacoli al pieno sviluppo delle attivita' imprenditoriali, legati soprattutto alla elevata imposizione sulle restrizioni, ai costi amministrativi, alla scarsita' degli incentivi fiscali e alle difficolta' di accesso ai finanziamenti agevolativi alla piccola e media impresa; dell'Iva: quello italiano e' un sistema complesso, elevato e difficile da gestire rispetto agli altri Paesi membri che va rivisto nell'ottica una semplificazione in grado di favorire soprattutto le piccole e medie imprese che rappresentano la struttura portante del nostro sistema economico; e' necessario quindi realizzare un regime IVA comune, benche' basato sul principio dell'origine di ciascuna realta' regionale, e un sistema di incentivi fiscali mediante il riorientamento degli aiuti di Stato che incoraggino le nuove attivita' imprenditoriali tra giovani e nelle aree del paese economicamente piu' deboli; per ottenere quest'ultimo risultato occorre utilizzare meglio le disponibilita' di fondi attuali; le politiche strutturali del nostro paese non sono pero' purtroppo ancora al passo con quelle gia' in atto presso gli altri Stati membri; continuiamo a essere nelle posizioni piu' basse nella classifica degli utilizzatori delle risorse e degli attivatori dei programmi di sviluppo economico-sociale messi a punto dal Piano d'azione comunitario; a tutt'oggi non si e' riusciti ad individuare ne' dal punto di vista culturale ne' tantomeno da quello organizzativo un sistema efficace in grado di favorire il tiraggio e la piena utilizzazione dei Fondi strutturali europei, che pure potrebbero costituire il volano delle iniziative di sviluppo economico-sociale; il nostro Paese deve dunque dotarsi di strutture politico-organizzative e introdurre innovazioni legislative in grado di assicurare l'utilizzo proficuo dei Fondi strutturali, soprattutto alle proprie imprese; in termini pratici cio' vuol dire: creare strutture periferiche regionali in grado di progettare, coordinare e gestire lo sviluppo dei diversi settori produttivi; tra le politiche strategiche per lo sviluppo e l'occupazione fatte proprie dal Consiglio Europeo, un ruolo di particolare rilievo viene assegnato all'economia sociale, soprattutto con riferimento alle misure di prevenzione e lotta alla disoccupazione tra i giovani; l'economia sociale (cooperative, mutue, associazioni, fondazioni) rappresenta il 5 per cento dell'occupazione in Europa. Inoltre la Commissione Europea valuta che gia' oggi uno su cinque dei nuovi posti di lavoro viene creato dall'economia sociale; il nostro paese - pur avendo una tradizione secolare di economia sociale (basti ricordare le associazioni mutualistiche sorte gia' all'inizio del secolo scorso) e pur essendo quello italiano per alcuni aspetti il modello avanzato in Europa - e' quello in cui persistono ancora molti vincoli esterni (in particolare lavoristici, fiscali e amministrativi) che limitano la capacita' di creazione di nuove cooperative e quindi d'occupazione; vanno, quindi, assunti impegni precisi per la semplificazione amministrativa e la riduzione degli oneri fiscali, contributivi e di vigilanza in capo alle imprese cooperative. Va avviato un processo di adeguamento della normativa sulle cooperative di secondo e terzo grado, mirato ad assicurare maggiore coerenza strategica e decisionale alle imprese stesse; vanno individuati parametri di valutazione che tengano conto dello specifico cooperativo, per consentire anche alle imprese cooperative l'accesso su un piede di pari opportunita' a tutti gli strumenti agevolativi e di sostegno che hanno ad oggi dimostrato di avere barriere d'entrata piu' elevate per le cooperative rispetto alle altre imprese. Vanno soprattutto rimossi gli ostacoli alla nascita di nuove cooperative rappresentanti dagli altri costi di impianto e costituzione che non rendono piu' appetibile questa figura giuridica rispetto alle altre; il nostro Paese deve poi compiere uno sforzo ulteriore per avviare e andare a regime una nuova legislazione cooperativistica comunitaria, capace di armonizzare tra loro le differenti realta' normative in tema di promozione/formazione di nuovi bacini cooperativi; facilitazioni al capitale di avvio; credito alla cooperazione di avvio; uso ottimale dei fondi pubblici di agevolazione e sostegno; apertura al mercato finanziario; formazione di nuovi operatori del settore dell'economia sociale; legislazione del lavoro nell'economia sociale; cooperative governance; impegna il Governo a presentare al Parlamento entro 60 giorni una relazione sulle concrete iniziative assunte per l'adeguamento del processo normativo comunitario e per la realizzazione degli obiettivi previsti dal piano nazionale per l'occupazione, con particolare riferimento a quanto realizzato per sfruttare a pieno le possibilita' offerte dalla creazione di posti di lavoro a livello locale nell'economia sociale, precisando le azioni intraprese per rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo di queste iniziative e a mettere a disposizione nell'ambito delle politiche generale di incentivazione specifiche risorse per l'ulteriore sviluppo delle cooperative. (1-00322)