Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01601 presentata da SAIA ANTONIO (COMUNISTA) in data 19990203
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle comunicazioni, per sapere - premesso che: gia' in recente passato, con interpellanza n. 2-00130, svolta nella seduta della Camera del 24 settembre 1996, si rappresentava il fatto che la Telecom ha iniziato a mettere in atto, dal 17 giugno 1996, una serie di provvedimenti di trasferta forzata che avevano inizialmente interessato 222 lavoratori di dieci regioni italiane (Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Umbria, Liguria, Puglia, Calabria, Sardegna, Abruzzo e Molise); tali provvedimenti trovano il presupposto in un accordo di mobilita' interregionale stipulato tra l'azienda e le organizzazioni sindacali Filpt-Cgil, Silt-Cisl Uilte-Uil e siglato il 1^ agosto 1995; tale accordo, strappato alle organizzazioni sindacali con metodi persuasivi e posizioni quanto meno discutibili, evidenzia che vi e' un piano tendente ad una riduzione delle unita' lavorative impiegate, da realizzare con mezzi piu' o meno legali, mediante l'istituto del part-time e il trasferimento incondizionata del personale, creando anche i presupposti per un licenziamento coatto; tale accordo inoltre va a sostituirsi, in modo da potersi ritenere di dubbia legittimita', al vigente contratto collettivo di lavoro, che e' piu' vantaggioso per i lavoratori nelle parti relative ai trasferimenti; va sottolineato come i trasferimenti coatti cui sono stati costretti i lavoratori arrecano ad essi parecchi disagi, trattandosi, per lo piu', di capifamiglia costretti all'improvviso a lasciare la propria famiglia e/o a trasferirsi con essa in altre citta' in modo del tutto imprevisto; tali trasferimenti inoltre vengono sempre effettuati da regioni piu' svantaggiate verso altre economicamente piu' progredite, per cui arrecano un obiettivo "impoverimento" delle regioni di provenienza; questa politica di smobilitazione lenta e graduale della Telecom dalle regioni meno avvantaggiate trova anche riscontro in altri settori, come quello della partecipazione di aziende ed imprese locali ai vari lavori commissionati dalla Telecom, il che avviene quasi sempre a vantaggio delle grandi imprese nazionali e determina ridimensionamento e/o smobilitazione delle imprese locali (Cit, Crt, Elte, Alcatel, Sielte, eccetera); tutto cio' avviene malgrado la Telecom italiana spa percepisca fondi europei a tassi agevolati proprio a vantaggio delle regioni italiane dove vi e' alta incidenza di disoccupazione (ad esempio, nel 1995, solo per l'Abruzzo e per il Molise, la Telecom avrebbe ricevuto oltre trenta miliardi dall'Unione europea e dal Governo italiano, finalizzati all'incremento delle telecomunicazioni nelle aree economicamente disagiate e a contribuire a creare i presupposti per lo sviluppo economico delle comunita' locali); tutta cio' rende discutibile la scelta della Telecom, che ha un alto indice di produttivita', di movimentare, su un totale di centomila dipendenti, solo alcune centinaia per inviarle in altre regioni a svolgere le stesse mansioni e, spesso, proprio per carichi di lavoro relativi alle regioni di provenienza, tutto cio' arrecando gravi disagi ai trasferiti ed alle loro famiglie; i trasferimenti gia' effettuati, a fronte di una discutibilita' nel merito delle scelte, non ha indotto vantaggi ma, al contrario, ha creato problemi nelle regioni di provenienza ove in taluni casi il carico di lavoro e' stato ridistribuito ai dipendenti rimasti, tanto che spesso, non essendo stati questi in grado di evaderlo, si e' dovuto ricorrere a trasferte da ragioni vicine; inoltre molto spesso le sedi in cui questi dipendenti sono stati trasferiti, sempre localizzate in grandi citta' (Napoli, Palermo, Roma, Bologna, eccetera) non hanno bisogno di queste unita', essendo gia' in esubero di personale come per esempio a Roma; una politica imprenditoriale come questa lascia intravedere il sospetto che la Telecom si vada progressivamente disimpegnando dalle regioni meno sviluppate del Paese per concentrare il proprio impegno nelle aree piu' progredite, il che non dovrebbe essere consentito, visto che a questa societa' e' stata data l'esclusiva delle commissioni telefoniche nel nostro Paese, per cui essa dovrebbe essere prevalentemente impegnata a riequilibrare le varie aree del Paese, cercando, contrariamente a quanto fa, di avvantaggiare le regioni meno sviluppate per portarle al livello delle altre regioni italiane ed europee; va infine rilevato che in Puglia il provvedimento di trasferimento coatto fu impugnato della Uilte-Uil regionale e dalle Uilte-Uil di Bari, che hanno vinto la causa di lavoro che si e' conclusa il 9 Luglio 1996 con la condanna delle Telecom, da parte del giudice di Bari, per atteggiamento antisindacale; i presupposti della condanna della Telecom da parte del pretore di Bari furono ravvisati nel mancato rispetto dei contenuti del predetto accordo del 1^ agosto 1995 e nel mancato rispetto dell'accordo collettivo razionale, in quanto, come precedentemente segnalato dalle stesse organizzazioni sindacali firmatarie dell'accordo, "non sono state compiutamente esperite, per la rigidita' dimostrata dalla controparte aziendale, le potenzialita' dei tavoli regionali in ordine alla individuazione e dell'applicazione degli strumenti utili al contenimento degli impatti sociali della riorganizzazione aziendale come, in particolare, il part-time, il franchising, il telelavoro e gli scambi" (comunicato di Filpt-Cgil, Cisl-Silt, Uilte-Uil del 30 novembre 1995); l'insufficiente utilizzo da parte dell'azienda Telecom degli strumenti utili al contenimento degli impatti sociali dell'accordo e' stato ribadito dalle stesse organizzazioni sindacali nel comunicato del 18 dicembre 1995, in cui esse hanno invitato l'azienda a compiere ogni sforzo in tal senso, precisando che un giudizio complessivo e conclusivo dell'insieme dell'applicazione dell'accordo sarebbe stato formulato dalle segreterie nazionali solo dopo un ulteriore confronto da svolgersi con il consiglio generale unitario; da tutto cio' emerge che la Telecom oltre la discutibilita' nel merito delle scelte di "sguarnire" le sue sedi nelle regioni piu' svantaggiate, ha operato i trasferimenti coatti di circa 200 dipendenti senza neanche aver rispettato le clausole dell'accordo stipulato con le organizzazioni sindacali il 1^ agosto 1995 e senza aver preventivamente consultato le organizzazioni aziendali dei lavoratori nelle vere sedi interessate; successivamente pero' la Telecom, nel dicembre 1996, ha avviato il confronto con le organizzazioni sindacali, conclusosi con la firma di un accordo fortemente peggiorativo rispetto a quanto precedentemente proposto; tale accordo prevede addirittura un aumento del personale da trasferire dalle regioni piu' svantaggiate a quelle piu' grandi che, delle 200 unita' circa, sale a 380 unita' complessive, i cui trasferimenti diverranno esecutivi dal 1^ febbraio 1997; l'accordo in parola, pur se legittimo e' fortemente discutibile per i motivi su esposti, in quanto peggiora ulteriormente la condizione delle regioni piu' povere ove determina un ulteriore abbassamento dei livelli occupazionali, numericamente rilevante in quanto ai trasferimenti si aggiungono i tagli legati a prepensionamenti, eccetera; va anche detto che l'accordo in parola sarebbe stato "strappato" alle organizzazioni sindacali sotto la minaccia del ricatto, in quanto le alternative proposte sarebbero stati i licenziamenti; va altresi' detto che le organizzazioni sindacali lo hanno votato a maggioranza con alcuni voti contrari e molte astensioni, specie da parte dei rappresentanti delle regioni piu' deboli, e che a tale accordo sono assolutamente contrari i sindacati autonomi, non presenti in sede di trattative, che tra i lavoratori Telecom hanno una ampia rappresentativita'; sulla base di questo ultimo accordo si perderebbero 44 posti complessivi dal Friuli-Venezia Giulia, 14 dal Trentino-Alto Adige, 52 dalla Liguria, 67 dalle Marche-Umbria, 51 dalla Sardegna, 52 dell'Abruzzo-Molise, 57 dalla Puglia, 43 dalla Calabria; va infine aggiunto che la Telecom ha avuto sovvenzioni anche a livello locale e facilitazioni finalizzate al potenziamento e/o al mantenimento dei livelli occupazionali; vi e' infine il timore che questa sciagurata politica della Telecom, finalizzata all'abbandono progressivo delle aree svantaggiate e ad aumentare quindi l'appetibilita' dell'azienda sul mercato in funzione di una sua cessione ai privati, veda in questi provvedimenti l'inizio di un processo di cui non si capisce ancora l'evoluzione e quindi la portata definitiva; infatti gia' si parla di nuovi provvedimenti che interesserebbero altri settori e che partirebbero nella primavera prossima, sempre improntati ai tagli occupazionali ed ai trasferimenti, sempre a danno delle aree deboli -: se il Governo ritenga giusta e legittima la politica generale della Telecom, che tende a ridurre il proprio impegno nelle regioni meno sviluppate del paese, attraverso riduzione e trasferimento di personale e minor utilizzo delle risorse nelle sedi locali e delle imprese ivi operanti; se cio' sia compatibile con i notevoli contributi comunitari, nazionali e regionali che vengono annualmente erogati alla Telecom, e con le finalita' di tendere al riequilibrio tra le varie regioni e al miglioramento delle condizioni socio-economiche delle aree piu' povere; se possa ritenersi accettabile il trasferimento coatto di unita' lavorative da regioni piu' povere verso regioni piu' sviluppate, creando gravi difficolta' ai lavoratori ed alle loro famiglie, senza neanche aver espletato, sempre preventivamente, tutte le misure atte ad attutire l'impatto sociale di questi trasferimenti e senza aver preventivamente consultato i lavoratori interessati; se si ritenga legittimo che cio' sia stato fatto nel nome dell'accordo del 1^ agosto 1995 tra la Telecom e le organizzazioni sindacali (certamente non sufficiente a giustificare da solo le scelte, in contrasto con il contratto collettivo nazionale), che, tra l'altro, non e' stato neanche rispettato nelle parti che riguardano proprio l'attuazione degli strumenti utili al contenimento degli impatti sociali della riorganizzazione aziendale; se non si ritenga opportuno chiarire il senso di questa politica aziendale della Telecom, che nasconde la volonta' di abbandonare progressivamente le regioni deboli del Paese, in modo da chiedere all'azienda concessionaria delle comunicazioni del nostro paese che inverte questa tendenza per mirare invece al riequilibrio tra aree deboli e forti della nazione; se e perche', malgrado le opposizioni iniziali, la Telecom abbia proseguito sulla propria decisione di trasferire 200 lavoratori circa ed anzi ha comunicato di recente la volonta' di trasferirne ancora altri, entro il 10 febbraio 1997, in modo da arrivare ad un complesso di circa 380 lavoratori interessati dal provvedimento; se sia vero che, oltre a questi trasferimenti gia' decisi, la Telecom ha in programma di aggredire altri settori nei quali operare ulteriori tagli occupazionali attraverso prepensionamenti ed ulteriori trasferimenti interregionali; se, alla luce di quanto sopra, non ritenga opportuno chiedere alla Telecom di revocare tutti i trasferimenti interregionali e di subordinarli: a) all'acquisizione del consenso preventivo dei lavoratori trasferiti; b) ad una chiara politica di rilancio aziendale, che non veda penalizzate le regioni meno sviluppate; c) all'adozione preventiva degli strumenti utili al contenimento degli impatti sociali della riorganizzazione aziendale, (part-time franchising, telelavoro e scambi, eccetera); se non ritenga opportuno che l'intera politica aziendale Telecom vada discussa con il Governo sia per l'importanza strategica del settore, sia per il suo passaggio al Tesoro e per la prossima probabile vendita totale o parziale, sia per la grande funzione che essa svolge nel nostro Paese, che non puo' non tenere conto dell'esigenza prioritaria di riequilibrare la situazione nelle varie aree del nostro Paese in modo da ridurre e non aggravare il gap tra regioni piu' povere e regioni piu' ricche del paese. (2-01601)