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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/01628 presentata da FRAGALA' VINCENZO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19990217

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri di grazia e giustizia e dell'interno, per sapere - premesso che: la pubblicazione su Il Giornale e sul Corriere della Sera di ampi servizi, il primo a firma Luca D'Alessandro ed il secondo a firma Giuseppe D'Avanzo, sul contenuto della ordinanza del Gip di Caltanissetta dottoressa Gilda Lo Forti con cui si dispone la riapertura, ad ampio spettro, delle indagini sui procedimenti pendenti nei confronti del capitano Giuseppe De Donno e del magistrato Guido Lo Forte, impone da parte del Governo e dei Ministri competenti l'attivazione di iniziative politiche ed amministrative per fare chiarezza su uno dei delitti piu' atroci e piu' ignobili perpetrati ai danni di un servitore dello Stato quale era il dottor Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, nonche' fornire al Parlamento quelle risposte che sono state fino ad ora taciute per coprire comportamenti ed iniziative non trasparenti da parte di pezzi delle istituzioni; subito dopo la strage di Capaci il dottor Paolo Borsellino, magistrato integerrimo ed esponente di punta del pool Antimafia di Palermo, si senti' subito nel mirino della mafia e di apparati deviati dello Stato, esplicitando questo suo stato d'animo a varie persone a lui vicine ed a responsabili di strutture investigative, come nel caso di una sua segnalazione su movimenti e situazioni sospette accadute nel giardino antistante l'edificio abitato dalla madre, dove poi trovo' la morte; Borsellino fu lasciato solo a Palermo, in un palazzo di Giustizia ed in un ambiente ostili, dove si trovo' inerme e disarmato quando, a due mesi dalla strage di Capaci, la mafia, i poteri e gli interessi occulti lo trucidarono barbaramente; l'ordinanza del Gip di Caltanissetta ed i servizi di D'Alessandro e di D'Avanzo disvelano adesso le trame, gli scenari, gli interessi ed i timori che armarono la mano assassina dei killer, anche al di sopra ed al di fuori del tradizionale movente mafioso; l'ordinanza desta anche degli interrogativi sulla conduzione e sui risultati delle indagini che hanno visto alla sbarra per l'omicidio del dottor Borsellino e degli uomini della sua scorta dei soggetti appartenenti ad una improbabile manovalanza, mentre un collaboratore di giustizia "povero diavolo", sempre smentito dai pentiti della cupola mafiosa, ha poi finito per ritrattare con la conseguente assoluzione dei malcapitati imputati e lo sgonfiamento di un processo che si reggeva in piedi "come un sacco vuoto"; il tutto nello scenario inquietante di vicende non chiarite che coinvolgono la Procura di Palermo da diversi anni a cominciare dal caso Contorno, all'infondata incolpazione per calunnia del magistrato Alberto Di Pisa, all'insabbiamento del rapporto dei Ros su mafia ed appalti, all'inchiesta condotta dal pubblico ministero Felice Lima sulle rivelazioni del collaboratore geometra Lipera, al fascicolo secretato dal Consiglio superiore della magistratura sui provvedimenti richiesti dal pubblico ministero catanese Lima su alcuni magistrati di Palermo, fino allo scandalo del caso di Balduccio Di Maggio il "pentito con la pistola", ed all'attuale vicenda che vede protagonisti su posizioni antitetiche ed insanabili il capitano De Donno, il colonnello Giancarlo Meli, il generale Mario Mori ed alcuni magistrati della Procura palermitana; l'ordinanza del Gip pone, inoltre, allarmanti interrogativi su disattenzioni, o tagli di nastri, o minimizzazioni ingiustificate avvenuti nel corso delle indagini della procura nissena rispetto ad emergenze investigative riguardanti magistrati della procura di Palermo, nonche' i servizi giornalistici pongono quale causa del trasferimento del generale Mario Mori dal Ros alla scuola allievi sottufficiali la posizione intransigente dell'ufficiale nella difesa dei suoi collaboratori, del risultato delle loro indagini e della verita' dei fatti; l'ordinanza della dottoressa Lo Forti sul punto censura fortemente anche il comportamento processuale del dottor Guido Lo Forte, sostenendo che la sua memoria difensiva "e' stata consegnata quando gia' sono scaduti i termini delle indagini preliminari. Cioe' Lo Forte si guarda bene dal presentare una memoria che avrebbe potuto far scaturire indagini anche a suo carico sui vari spunti emersi ampiamente soprattutto sul contenuto del conflitto con il Ros nell'approccio al primo rapporto mafia ed appalti. Egli desidera soltanto una cosa - sostiene la dottoressa Lo Forti - fasciare le dichiarazioni di De Donno con il marchio della calunnia"; occorre fare chiarezza davanti all'opinione pubblica in ordine ai motivi che hanno preparato, consentito e determinato la barbara uccisione del dottor Borsellino e degli uomini della sua scorta e cio' deve essere fatto senza guardare in faccia nessuno -: quali iniziative e provvedimenti, intendano adottare, ciascuno nell'ambito della propria competenza, al fine del doveroso controllo sugli organi responsabili delle attivita' investigative, di indagine e giurisdizionali relative alla uccisione del dottor Borsellino, organi che devono essere autonomi e indipendenti da tutto e da tutti tranne che dalla legge e dai fini istituzionali cui sono dirette le loro attivita'. (2-01628)

 
Cronologia
venerdì 5 febbraio
  • Politica, cultura e società
    In vista delle elezioni europee Romano Prodi lancia la lista «Democratici per l'Ulivo» con Di Pietro e i sindaci delle Centocittà.

sabato 20 febbraio
  • Politica, cultura e società
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