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Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05821 presentata da COSTA RAFFAELE (FORZA ITALIA) in data 19990217

Al Ministro del tesoro, bilancio e programmazione economica. - Per sapere - premesso che: secondo un'indagine svolta dall'interrogante, a Torino ed in Piemonte, su cento conti correnti e libretti di deposito intestati ad altrettante persone (solo nel 20 per cento dei casi a piccole aziende) risulta come gli istituti di credito pratichino condizioni del tutto ingiustificate dal mercato, sovente vessatorie, in qualche caso vicino a parametri usurari; secondo lo studio, il 75 per cento delle banche praticherebbe per i conti correnti e per i libretti tassi attivi per il cliente inferiori all'1 per cento e cio' - in molti casi - indipendentemente dalle somme depositate: nell'ambito di questo 75 per cento una buona meta' corrisponderebbe tassi inferiori allo 0,5 per cento. In casi non infrequenti il tasso attivo per il cliente e' sceso fino allo 0,25 per cento: in un paio di casi allo 0,125 per cento, in un caso allo 0,075 corrispondente ad un rendimento netto annuo di lire 550 su ogni milione depositato per un anno (dalle quali 550 lire vanno dedotte le spese per la tenuta conto e le commissioni che finiscono di aggredire il capitale depositato); quanto al tasso attivo per la banca la musica cambia notevolmente, anzi drasticamente: oltre il 60 per cento delle banche applica (se non intervengono particolari convenzioni assunte sovente anche in conti individuali e famigliari) interessi che vanno dal 13 al 15 per cento e che, talvolta, sfondano perfino il tetto del 16 per cento; solo in qualche caso le pretese, o le imposizioni delle banche, scendono a livelli accettabili: si sono rilevate forbici del 4,5 per cento in conti correnti operanti presso talune casse rurali (3 per cento attivo e 7,5 per cento passivo per il correntista): altre casse rurali non sono pero' cosi' "generose". In molti casi la forbice e' superiore al 12 per cento: in un caso, e' stato rilevato essere del 16 per cento (0,75 per cento contro 16,75 per cento); questa situazione riguarda - in qualche caso - addirittura tassi contrattati, perfino tassi applicati su conti correnti affidati per i quali vi e' l'autorizzazione espressa ad andare a debito nell'ambito di una certa cifra. Normalmente pero' quando trattasi di tassi contrattati, specie da parte di aziende, la forbice cambia e si riduce; sulla base dei dati esposti si puo' calcolare che, nella sola citta' di Torino ovvero in Piemonte, i conti correnti di cittadini, e qualche volta anche di aziende, che si affidano ingenuamente, fideisticamente, al banchiere o al bancario e si trovano a dover sottostare a condizioni che il mercato - per quanto diverso rispetto al passato - non giustifica assolutamente, siano molte decine di migliaia: si calcola 200.000 almeno fra Torino ed il resto del Piemonte; i dati emersi non tengono conto dei vari addebiti, sovente giustificati, talvolta non, che gli istituti di credito scaricano sui conti correnti per le diverse operazioni di routine; purtroppo si e rilevato come non siano esenti da comportamenti ingiustificati neppure quelle banche - come il S. Paolo, la Crt e altre Casse piemontesi - che dovrebbero e potrebbero avere, se gli enti che sono partecipi delle fondazioni lo volessero (e si preoccupassero un po' di piu' degli operatori locali invece che della lottizzazione), piu' cura per chi opera sul territorio; un dovere al quale gli stessi istituti, oggi lanciatissimi in acrobazie bancarie di livello planetario o, almeno padano, sono spesso venuti meno. Preoccuparsi dell'artigiano di Rivoli? Delle speranze di giovani che vogliono costituire una societa' per attivita' nell'informatica? Non eccessivamente. Meglio tenere in cassaforte ben custoditi soldi pubblici in attesa di destinazione oppure dedicarsi, meritoriamente, a servizi per le grandi e medie imprese. Meglio ancora pensare alle fusioni, alla moltiplicazione dei consigli di amministrazione, alle partecipazioni fra istituti talvolta incrociate; per intanto il pensionato che ha un deposito di 50 milioni si accontenti di un interesse annuo medio di 240.000 lire dal quale andra' dedotto il 27 per cento per lo Stato: le 168.000 lire residue non basteranno a pagare le spese per la tenuta conto e le relative poche operazioni; pochi giorni fa uno studente ha reso noto il suo estratto conto: aveva depositato 800.000 lire all'inizio del 98, ora si e' ritrovato senza aver quasi fatto operazioni, 780.000 lire; un'altra persona ha reso pubblico un estratto conto: alla data del 31 dicembre 1997 era debitore per 481.360 lire: dopo dieci mesi, tra le spese, interessi e rimborsi risultava debitore di 1.028.294 lire. Un terzo cittadino ha documentato come per ricavare dal suo istituto di credito, 1936 lire (1 Euro) abbia dovuto depositare perlomeno circa 70 milioni per un anno; data la situazione, l'interrogante ritiene che sarebbe opportuno disporre un'ispezione ministeriale; il comune di Torino, che svolge attraverso le fondazioni un ruolo non di second'ordine in due importanti istituti bancari, ha la possibilita' di meglio conoscere la realta' e di invitare i competenti organi ad interventi correttivi; a tal uopo sarebbe opportuno un intervento del Ministero per sollecitare l'Ente locale ad uscire dalla sua inerzia -: quali iniziative intenda adottare perche' siano tutelati i privati e le aziende, costretti a sottostare a condizioni vessatorie imposte dagli istituti di credito. (5-05821)

 
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